La recente guerra del Kosovo mi sta portando a fare molte riflessioni sullo stato della nostra societá (intesa come societá occidentale, forse il termine civiltá sarebbe piú appropriato). L’esperienza di ció che accade nel mondo mi insegna che oramai, nel secolo in cui le scelte sono potenzialmente massime, l’Uomo ha reagito costruendosi degli steccati che lo recintino dentro “Una realtá”. Non c’é piú possibilitá di essere diversi senza essere pazzi, qualche esempio: nel Giusto sta l’essere neoliberali e progressisti in economia (tagli, riduzioni delle spese in bilancio, razionalizzazione degli organici, ottimizzazione delle risorse umane), ma anche in politica (bipolarismo, inteso come 2 sole possibilitá: bianco o nero, l’uno buono l’altro cattivo). Le Religioni spariscono sotto i fcolpi della semplificazione: “se il bene sta da un lato e il male dall’altro facciamo fuori il male e stiamo bene”, non c’é piú bisogno del perdono e della comprensione c’é bisogno di un pó di proiettili e molta polizia nelle strade e poi se il Papa (o chi per lui) dice qualcosa non importa piú: il bene e il male sono cosí chiari a tutti (sic!).
Il problema é proprio questo é tutto troppo giusto o troppo sbagliato per essere convincente: Saddam boia, Milosevic boia, Mandela buono, Gorbaciov buono, Mitterand buono, Tatcher cattiva.. come si fa a dire che il solo essere contrari ad una visione, una idea ti fa diventare non differente agli occhi della maggioranza, ma nemico. La cultura dei due poli é la cultura del bianco e nero, la cultura della paura di scegliere e si delega sempre piú ad altri il compito di questa scelta: la TV, il tal giornalista, alla peggio il tal politico.
Guardo “Kundun” di Martin Scorsese e penso al “Ghandi” di Attenborough e ripenso al Buddismo all’Induismo, ripenso alle immagini viste e riviste del Libano, della Palestina, del mondo islamico e poi mi chiedo se il compito di razionalizzazione della realtá non ci stia portando ad un paradiso metafisico alla “Fahrenheit 451″, dove lo scoppio della guerra che sarebbe poi stata tanto distruttiva non viene nemmeno percepito perché la TV non ne parla nemmeno.
Le mie paure non si concretizzano nel guardare questa guerra, poiché temo che questa societá sará purtroppo protagonista ancora per molto, temo questo Nuovo Pensiero Unico, che bandisce la morte dal suo mondo, promettendo anche l’immortalitá attraverso alla tecnologia, ma che ignora ogni minimo fondamento di etica: a cosa serve vivere in eterno se si scoprisse che il comportamento umano é solo una serie di risposte chimiche all’ambiente cirocostante e cose come comportamento e volontá sono prive di senso? Che senso ha avere il bilancio in attivo e metá della propria popolazione disoccupata? Che senso ha vincere una guerra affermando la propria ragione e avere un milione tra morti e deportati? Che senso ha avere ragione in un mondo dove basta dire di no una volta per essere nel torto?