nov 15

La recente guerra del Kosovo mi sta por­tando a fare molte rif­les­sioni sullo stato della nos­tra soci­etá (intesa come soci­etá occi­den­tale, forse il ter­mine civiltá sarebbe piú appro­pri­ato). L’esperienza di ció che accade nel mondo mi insegna che ora­mai, nel sec­olo in cui le scelte sono poten­zial­mente mas­sime, l’Uomo ha reag­ito costru­en­dosi degli stec­cati che lo recintino den­tro “Una realtá”. Non c’é piú pos­si­bil­itá di essere diversi senza essere pazzi, qualche esem­pio: nel Giusto sta l’essere neolib­er­ali e pro­gres­sisti in econo­mia (tagli, riduzioni delle spese in bilan­cio, razion­al­iz­zazione degli organici, ottimiz­zazione delle risorse umane), ma anche in polit­ica (bipo­lar­ismo, inteso come 2 sole pos­si­bil­itá: bianco o nero, l’uno buono l’altro cat­tivo). Le Reli­gioni spariscono sotto i fcolpi della sem­pli­fi­cazione: “se il bene sta da un lato e il male dall’altro fac­ciamo fuori il male e sti­amo bene”, non c’é piú bisogno del per­dono e della com­pren­sione c’é bisogno di un pó di proi­et­tili e molta polizia nelle strade e poi se il Papa (o chi per lui) dice qual­cosa non importa piú: il bene e il male sono cosí chiari a tutti (sic!).
Il prob­lema é pro­prio questo é tutto troppo giusto o troppo sbagliato per essere con­vin­cente: Sad­dam boia, Milo­se­vic boia, Man­dela buono, Gor­ba­ciov buono, Mit­terand buono, Tatcher cat­tiva.. come si fa a dire che il solo essere con­trari ad una visione, una idea ti fa diventare non dif­fer­ente agli occhi della mag­gio­ranza, ma nemico. La cul­tura dei due poli é la cul­tura del bianco e nero, la cul­tura della paura di scegliere e si del­ega sem­pre piú ad altri il com­pito di questa scelta: la TV, il tal gior­nal­ista, alla peg­gio il tal politico.

Guardo “Kun­dun” di Mar­tin Scors­ese e penso al “Ghandi” di Atten­bor­ough e ripenso al Bud­dismo all’Induismo, ripenso alle immag­ini viste e riv­iste del Libano, della Palestina, del mondo islam­ico e poi mi chiedo se il com­pito di razion­al­iz­zazione della realtá non ci stia por­tando ad un par­adiso metafisico alla “Fahren­heit 451″, dove lo scop­pio della guerra che sarebbe poi stata tanto dis­trut­tiva non viene nem­meno per­cepito per­ché la TV non ne parla nemmeno.

Le mie paure non si con­cretiz­zano nel guardare questa guerra, poiché temo che questa soci­etá sará purtroppo pro­tag­o­nista ancora per molto, temo questo Nuovo Pen­siero Unico, che ban­disce la morte dal suo mondo, promet­tendo anche l’immortalitá attra­verso alla tec­nolo­gia, ma che ignora ogni min­imo fon­da­mento di etica: a cosa serve vivere in eterno se si sco­prisse che il com­por­ta­mento umano é solo una serie di risposte chimiche all’ambiente ciro­costante e cose come com­por­ta­mento e volontá sono prive di senso? Che senso ha avere il bilan­cio in attivo e metá della pro­pria popo­lazione dis­oc­cu­pata? Che senso ha vin­cere una guerra affer­mando la pro­pria ragione e avere un mil­ione tra morti e depor­tati? Che senso ha avere ragione in un mondo dove basta dire di no una volta per essere nel torto?

con­di­vidi
  • Facebook
  • Twitter
  • del.icio.us
  • Digg
  • Ping.fm
  • Technorati
  • PDF

Arti­coli simili

Comments are closed.

preload preload preload