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The books are never about what you think they are about. Sur­vivor is really about our edu­ca­tion sys­tem because I feel, more often than not, kids are sort of taught or trained to be the best pos­si­ble cogs in some big cor­po­rate machine. They’re not really taught in an empow­ered way that they can start their own com­pany so that they can cre­ate and run their own lives. They are sort of taught to be just good employ­ees, to just fit in. (Chuck Palah­niuk)

Sur­vivor é il sec­ondo libro di Chuck Palah­niuk ed é un cap­ola­voro asso­luto della let­ter­atura con­tem­po­ranea. Non é stato tanto lo show­biz a immo­larlo a cult book, quanto la crit­ica amer­i­cana. Gente come Thomas Pyn­chon, Don DeLillo, Bret Eas­ton Ellis, Jay Mc Iner­ney ne é rimasta entu­si­asta.
Trama: Ten­der Bran­son é l’ultimo sopravvis­suto (lo é davvero?) di una setta che sta tra i mor­moni e gli adepti del rev­erendo Moon. La setta si chiama Creed­ish e si sui­cida in massa. Ten­der scampa al mas­sacro, essendo stato invi­ato a fare lavori domes­tici in una casa di ben­es­tanti (la paga va a rimpin­guare le casse della setta, ovvi­a­mente). Ten­der peró ha un piacev­ole hobby: ha isti­tu­ito un tele­fono amico per aspi­ranti sui­cidi, che con­vince a com­piere il gesto fatale.
Unico super­stite dei Creed­ish, Ten­der diventa un mes­sia tele­vi­sivo, dima­grisce venti chili (“La gente non affolla stadi per un mes­sia che ha venti chili di troppo” lo ammonisce il suo agente), si impas­ticca di estro­geni e psi­co­far­maci, ascolta pro­fezie esat­tis­sime da un’anonima sibilla che lo con­tatta in toi­lette pub­bliche, orga­nizza il pro­prio mat­ri­mo­nio nell’intervallo del Super Bowl al cen­tro dello sta­dio, ed é costretto a riv­i­vere in chi­ave post­mod­erna un cele­bre episo­dio bib­lico, anzi: piú di uno.
Se non bas­tasse, valga sapere che Bran­son rac­conta la pro­pria sto­ria a una scat­ola nera di un jet lan­ci­ato senza pilota verso fine certa, e che Sur­vivor inizia dal capi­tolo 47 e finisce col capi­tolo 0.
Questo libro é in asso­luto uno dei testi fon­da­men­tali degli anni Novanta, una tappa impre­scindibile per la crit­ica let­ter­aria che vorrá fare i conti con questo decennio.

Cosa mi colpisce di Chuck Pal­ha­ni­uck, e di tutti i suoi per­son­aggi, é quel senso di dis­e­qui­lib­rio, con­dizione di totale non con­formismo e alla fine anche cor­ag­gio, di non essere con­ven­zion­ali, sof­frire per questo, ma con­tin­uare per la pro­pria strada, che sia folle, insen­sata, ma per­son­ale.
Mi colpisce che il gio­vane Creed­ish (ormai se non si hanno almeno 60 anni siamo tutti ancora gio­vani, o adulti in fase ado­lescen­ziale..), sia pieno di para­noie, dis­turbi di tipo com­por­ta­men­tale, paure, anzi ter­rori, eppure con­tinui a donare le sue pic­cole “perle di saggezza” a chi ancora piú dis­per­ato di lui (forse), chiede un aiuto ad una cor­netta che potrebbe cam­biare le cose.
Si parla sem­pre di sopravvis­suti con Chuck, si parla sem­pre di per­sone al lim­ite, in bil­ico tra la fol­lia e il troppo raziocinio, e in questa strana dimen­sione ognuno di noi risco­pre le sue paure, le sue pic­cole pazzie, il suo modo di riflet­tere; e allora anche il pas­sato di una bam­bino che ha sem­pre vis­suto all’interno di una comu­nitá Creed­ish, per quanto assurdo, non ci sem­bra cosí lon­tano dal nos­tro. Certo tutto viene estrem­iz­zato, ma le sue paure sono le nos­tre paure, il suo senso di dis­a­gio all’interno di una comu­nitá fatta di caste, doveri e scale sociali, é lo stesso che deve affrontare chi­unque si trovi, ad esem­pio, a “doversi” inte­grare in un nuovo gruppo.
E la soluzione? Quella pro­posta dai libri di Pal­ha­niuk, o quella cer­ta­mente meno dras­tica che gen­eral­mente scegliamo noi?
Questo non posso saperlo, Chuck Pal­ha­ni­uck ci pro­pone una via, che sia folle e assurda, ma prob­a­bil­mente da ascoltare e con­sid­er­are pro­prio per­ché por­tata all’ennesima potenza, e in fondo non cosí pazza come potrebbe sembrare.

Here in the cock­pit of FLIGHT 2039, the first of the four engines has just flamed out. Where wére at right here is the begin­ning of the end.

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