Ció che piú sconcerta di tutta questa faccenda che sembra non trovare soluzione é l’impossibilitá assoluta di ragionare. Lo sgomento é l’unico atteggiamento possibile, di fronte ad un attacco tanto terribile quanto inatteso, dato che le domande sulle responsabilitá degli attentatori, dei servizi segreti, sui motivi dell’attentato sono e resteranno ancora per un pó senza risposta. I fatti di ieri non consentono di fare considerazioni, ma solo constatazioni.
Ci troviamo a constatare ex post dei fatti avvenuti senza avere alcuna capacitá di prevederne di nuovi. Ogni congettura sui mandanti e sui moventi degli attentati é assolutamente dettata da aspetti emotivi, nell’assenza di fatti che possano dare fondamento alle ipotesi. Forse sono d’accordo con i talebani quando affermano che Bin Laden da solo non avrebbe potuto fare tutto questo, o forse non sono d’accordo con loro; resta una quantitá infinita di domande sui tempi di organizzazione e sull’entitá dello sforzo economico necessario per compiere un atto tanto efferato quanto studiato nei minimi dettagli. Basta soltanto pensare alla portata sicuramente non terroristica, ma piuttosto bellica dell’attentato, per immaginare ad un’organizzazione molto piú vasta di quella di un uomo solo, seppur cosí potente.
La confusione é tanta, il pensiero di tutti quei corpi da estrarre dalle macerie annebbia ancor piú la mente, ma bisogna cercare di mettere insieme i fatti, porli in sequenza, ordinarli trovando non capri espiatori per saziare la sete di vendetta di una societá civile attonita e terrorizzata, ma responsabili oggettivi, anche all’interno del sistema occidentale.
Una presa di posizione é quanto di piú difficile da fare per chi, come me, da tempo non nasconde il suo atteggiamento critico nei confronti del governo dell’economia mondiale. Ma davanti a tanta violenza la prospettiva cambia ancora una volta: la veritá che sembrava a portata di mano dopo che avevamo visto con i nostri occhi di che cosa é capace la macchina repressiva dei potenti a Genova, ci é sfuggita ancora. Siamo ancora qui per rincorrerla, peró. È nostro dovere farlo, ancora. Oggi piú che mai dobbiamo sforzarci di credere che un mondo diverso é davvero possibile, e lottare per questo.