set 12

Ció che piú scon­certa di tutta questa fac­cenda che sem­bra non trovare soluzione é l’impossibilitá asso­luta di ragionare. Lo sgo­mento é l’unico atteggia­mento pos­si­bile, di fronte ad un attacco tanto ter­ri­bile quanto inat­teso, dato che le domande sulle respon­s­abil­itá degli atten­ta­tori, dei servizi seg­reti, sui motivi dell’attentato sono e rester­anno ancora per un pó senza risposta. I fatti di ieri non con­sentono di fare con­sid­er­azioni, ma solo con­statazioni.

Ci tro­vi­amo a con­statare ex post dei fatti avvenuti senza avere alcuna capac­itá di preved­erne di nuovi. Ogni con­get­tura sui man­danti e sui moventi degli atten­tati é asso­lu­ta­mente det­tata da aspetti emo­tivi, nell’assenza di fatti che pos­sano dare fon­da­mento alle ipotesi. Forse sono d’accordo con i tale­bani quando affer­mano che Bin Laden da solo non avrebbe potuto fare tutto questo, o forse non sono d’accordo con loro; resta una quan­titá infinita di domande sui tempi di orga­niz­zazione e sull’entitá dello sforzo eco­nom­ico nec­es­sario per com­piere un atto tanto effer­ato quanto stu­di­ato nei min­imi det­tagli. Basta soltanto pen­sare alla por­tata sicu­ra­mente non ter­ror­is­tica, ma piut­tosto bel­lica dell’attentato, per immag­inare ad un’organizzazione molto piú vasta di quella di un uomo solo, sep­pur cosí potente.

La con­fu­sione é tanta, il pen­siero di tutti quei corpi da estrarre dalle mac­erie anneb­bia ancor piú la mente, ma bisogna cer­care di met­tere insieme i fatti, porli in sequenza, ordi­narli trovando non capri espi­a­tori per saziare la sete di vendetta di una soci­etá civile attonita e ter­ror­iz­zata, ma respon­s­abili ogget­tivi, anche all’interno del sis­tema occidentale.

Una presa di posizione é quanto di piú dif­fi­cile da fare per chi, come me, da tempo non nasconde il suo atteggia­mento critico nei con­fronti del gov­erno dell’economia mon­di­ale. Ma davanti a tanta vio­lenza la prospet­tiva cam­bia ancora una volta: la ver­itá che sem­brava a por­tata di mano dopo che ave­vamo visto con i nos­tri occhi di che cosa é capace la macchina repres­siva dei potenti a Gen­ova, ci é sfug­gita ancora. Siamo ancora qui per rin­cor­rerla, peró. È nos­tro dovere farlo, ancora. Oggi piú che mai dob­bi­amo sforzarci di credere che un mondo diverso é davvero pos­si­bile, e lottare per questo.

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