dic 15

by maximollyTiri­amo le fila di quanto detto finora riguardo alle pratiche di ges­tione per com­pe­tenze in Italia, ripor­tando le con­clu­sioni che rag­giunge il report (curato da E.Lichter-L.Tavani) del prog­etto ProP­er­sonal, pro­mosso dal Bil­dun­gin­sti­tut PSCHERER, organ­ismo che si occupa di for­mazione pro­fes­sion­ale, ori­en­ta­mento e con­sulenza azien­dale, in Ger­ma­nia insieme ad altri 4 part­ner tedeschi (CCI Saxe sud-ovest, SJK sarl, PRU sarl, GzP sarl). Il Prog­etto parte da una ric­og­nizione delle espe­rienze di ges­tione per com­pe­tenze mat­u­rate nella UE per svilup­pare e sper­i­mentare metodi di ges­tione delle risorse umane.In un momento in cui si dis­cute con­tin­u­a­mente dei peri­coli di una “crisi” ormai strut­turale, della neces­sità di rimet­tere in movi­mento la crescita eco­nom­ica, della perdita di com­pet­i­tiv­ità del sis­tema Paese, viene a galla ancora una volta il tema delle com­pe­tenze e della ges­tione per com­pe­tenze come momento cru­ciale della ges­tione del cambiamento.

In uno sce­nario diver­sa­mente riconosci­uto nelle sue com­po­nenti strut­turali: la com­p­lessità, la glob­al­iz­zazione, la non-crescita dei mer­cati, la neces­sità di uno sviluppo sosteni­bile, l’economia knowl­edge inten­sive, la dis­tanza tra l’ideale aus­pi­cato e dichiarato e il reale perse­guito, quindi, è ancora una volta impor­tante oper­are una ric­og­nizione sul peso reale che la com­pe­tenza ha come dri­ver della con­ti­nu­ità e della crescita del Paese, delle orga­niz­zazioni, delle per­sone. Per con­seguire questo scopo era impor­tante innanz­i­tutto richia­marne una definizione, per poi pas­sare ad una panoram­ica di metodi e stru­menti, di pratiche/esperienze sig­ni­fica­tive effet­ti­va­mente adot­tate nel con­testo italiano.

Il cap­i­tale umano, cioè l’insieme delle conoscenze, capac­ità, com­pe­tenze e pre­rog­a­tive degli indi­vidui, rap­p­re­senta, nell’ottica della strate­gia euro­pea elab­o­rata da Lis­bona in poi, l’elemento su cui le politiche dei paesi mem­bri devono inve­stire per miglio­rare com­pet­i­tiv­ità e oppor­tu­nità di crescita nell’agone inter­nazionale. Le carat­ter­is­tiche dei pro­cessi pro­dut­tivi e le trasfor­mazioni delle con­dizioni com­p­lessive in cui questi si deter­mi­nano con­ducono verso una forte inter­con­nes­sione tra attiv­ità pro­dut­tiva, attiv­ità for­ma­tiva e spinta costante verso l’apprendimento di nuovi modi di essere e inter­pretare il pro­prio ruolo nella soci­età. Questo intrec­cio e le con­seguenze che esso com­porta ten­dono a mod­i­fi­care lo sce­nario com­p­lessivo in cui si definisce la for­mazione degli adulti nella soci­età della conoscenza.

Le orga­niz­zazioni dovreb­bero impeg­narsi per creare con­dizioni cul­tur­ali, ambi­enti di lavoro e sis­temi di regole con­soni a ren­dere com­pat­i­bili per tutti (e non soltanto per il man­age­ment) le sfide dell’innovazione. Nella prassi, come hanno osser­vato ad esem­pio Michael Beer e Nithin Nohria, si riscon­trano due approcci diversi al cam­bi­a­mento: il primo tende a con­seguire risul­tati a breve ter­mine al fine di sal­va­guardare il val­ore e si avvale di pro­cessi di liv­ello top down; il sec­ondo è focal­iz­zato sulla pos­si­bil­ità di sostenere l’innovazione in una log­ica di lungo peri­odo, facendo leva su mec­ca­n­ismi di coin­vol­gi­mento a liv­ello bot­tom up della popo­lazione orga­niz­za­tiva attra­verso lo sviluppo di pro­cessi di apprendi­mento e sviluppo cul­tur­ale, e sulla sper­i­men­tazione di soluzioni inno­v­a­tive.
La carat­ter­is­tica speci­fica del tes­suto dell’economia ital­iana ? basata sulla spe­cial­iz­zazione pro­dut­tiva dei dis­tretti indus­tri­ali di pic­cole e medie imp­rese piut­tosto che sulla pre­senza cen­trale della grande impresa ? ha innescato pro­cessi estrema­mente diver­si­fi­cati in fun­zione delle dif­fer­enti speci­ficità locali e di set­tore. È apparso chiara­mente come le com­pe­tenze ci abbiano con­sen­tito di esplo­rare meglio e di speci­fi­care meglio le dif­ferenze e le speci­ficità tra indus­tria, servizi, Pub­bliche Ammin­is­trazioni, ospedali, isti­tuzioni etc, ma anche di cogliere le molteplici speci­ficità e dif­ferenze all’interno di questi arti­co­lati e dis­o­mo­genei mondi. Come è apparsa chiara la molteplic­ità di “uti­lizzo” del mod­ello delle com­pe­tenze, dalla ges­tione del portafoglio delle com­pe­tenze strate­giche, alla focal­iz­zazione delle core com­pe­tences, alla definizione dei pro­fili dei ruoli, alla revi­sione delle politiche ret­ribu­tive, allo sviluppo delle per­sone, alla ges­tione dei pro­cessi di Knowl­edge Man­age­ment, a molti altri prog­etti di cambiamento.

Al di là del grande gruppo, spalmato su scala nazionale, che segue logiche com­pet­i­tive pro­prie e dei/l propri/o settori/e, infatti, ci tro­vi­amo di fronte ad un arcipelago di realtà par­ti­co­laris­sime e ter­ri­to­rial­mente deter­mi­nate, dove sono il con­testo e la cul­tura del con­testo a fare da oriz­zonte ma anche da lim­ite all’interno del quale le diverse inizia­tive e spinte al cam­bi­a­mento pos­sono muoversi. E questo vale per l’Ente locale come per il mondo delle pri­va­tiz­zazioni, come per la Pic­cola e Media Impresa. In quest’ultima, nonos­tante alcune inizia­tive di rilievo, si risente a tutt’oggi di politiche dis­tret­tuali ancora all’inizio e di politiche di incen­tivi ancora riv­olte alla sin­gola impresa piut­tosto che ritagli­ate sulla emer­gente (e più strate­gica) realtà dei net­work e delle reti. Così come riman­gono attuali le crit­ic­ità legate alla scarsa capac­ità di assor­bi­mento dei fondi strut­turali da parte delle PMI, dovuta alla carenza delle com­pe­tenze e dei sis­temi nec­es­sari alla loro ricezione; e, ancora, all’incapacità della PMI di mantenere/manutenere autono­ma­mente prog­etti, inno­vazioni, sper­i­men­tazioni già avvi­ate attra­verso il sostegno isti­tuzionale. I dati disponi­bili mostrano, inoltre, un sig­ni­fica­tivo ritardo tra Nord e Sud: i risul­tati di un’indagine Net con­sult­ing, ad esem­pio, mostrano come al Nord il 52% delle imp­rese abbia imple­men­tato strate­gie di inno­vazione, men­tre il Sud e le isole con­tribuis­cano solo con circa il 16% dell’intera spesa nazionale. Il com­par­ire, anche se dif­fi­cile, di un’economia cen­trata sulle reti, allora, rende urgenti modal­ità di sviluppo degli inves­ti­menti su for­mazione e inno­vazione diverse dal passato.

Nella Pub­blica Ammin­is­trazione, a par­tire dagli anni Novanta, si è imposto quel bisogno/necessità di trasfor­mazione che potesse prima assec­on­dare e rin­cor­rere e poi final­mente cav­al­care il cam­bi­a­mento sociale come cul­tur­ale che la Kowledge econ­omy si è por­tata con sé al suo diffondersi/affermarsi. Qui, solo sin­ergie, solo Azioni di Sis­tema pote­vano rispon­dere alle molteplici esi­genze dei nuovi assetti, legate alla posizione come alla ret­ribuzione, all’efficienza come alla comunicazione/collaborazione, ponendo le basi del pos­si­bile incontro/incrocio tra approc­cio strategico-sistemico e approc­cio indi­vid­uale, val­u­ta­tivo. Ori­en­ta­menti questi, entrambi validi e utili a leg­gere le diverse realtà che ci si pro­pon­gono poiché se, da una parte, lad­dove sia già ben pre­sente e affer­mato l’asset di com­pe­tenze come nel prog­etto TAV, cam­bi­a­mento orga­niz­za­tivo ha voluto sig­nifi­care inventare e poi for­mal­iz­zare un sis­tema inno­v­a­tivo di Knowl­edge Man­age­ment; dall’altra pro­prio l’aver reg­is­trato, attra­verso e durante le sper­i­men­tazioni all’interno degli Enti locali, il dif­fondersi e l’imporsi di un nuovo bisogno, il bisogno di val­u­tazione, può gettare una nuova luce non soltanto — come si è già detto — sul nuovo cliente (e non più utente) della PA come cit­tadino immerso con i suoi bisogni in uno sce­nario di com­p­lessità, ma sul dipen­dente stesso della PA, non più anco­rato alle vec­chie logiche del dipen­dente pub­blico ma anch’egli cit­tadino immerso nelle dinamiche di adat­ta­mento, ricon­ver­sione, obso­lescenza delle fig­ure pro­fes­sion­ali finora tipiche del lavoro pri­vato e nelle oppor­tu­nità di con­cor­renza e mobil­ità pro­fes­sion­ale finora impens­abili nel lavoro pub­blico pro­prie di questo nuovo sce­nario. Ancora: non una trasfor­mazione dall’alto, ma solo un approc­cio sin­er­gico che vada a toc­care insieme politiche ret­ribu­tive, val­u­ta­tive e orga­niz­za­tive in ottica più mer­i­to­crat­ica può tenere nel giusto conto questo bisogno come la spia nell’intero mondo della Pub­blica Ammin­is­trazione di una maturazione/crescita della visione stessa del lavoro, fatta di ?ritorni rif­lessivi? che per­me­t­tano di capire le strate­gie implicite, di esplic­i­tarle e miglio­rarle, di aumento dell’autoefficacia, come consapevolezza/convinzione di saper dom­inare le vari­abili di con­testo e potere quindi agire/operare effi­cace­mente, della con­sapev­olezza più gen­erale da parte di ogni risorsa del pro­prio ruolo rispetto al cambiamento.

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