giu 03

Esat­ta­mente un anno fa un dibat­tito su Lib­er­azione infi­ammò il cen­te­nario dalla nascita del poeta San­dro Penna. A dis­tanza di un anno nes­suno più se ne ricorda. Per me le due cose offrono spunto per fare luce sulla con­tro­versa figura di Penna e sulle ragioni di chi lo com­mem­o­rava. E’ un autore “scan­daloso” per la sua omoses­su­al­ità, che assume inoltre con­no­tati aper­ta­mente ped­ofili. Un giudizio sulla qual­ità artis­tica e polit­ica di un’opera non può non tenere conto di aspetti biografici dell’autore, a mag­gior ragione in quanto essi tra­spaiono chiara­mente dalle sue poe­sie. E allora chi lo cel­e­brava penso che piut­tosto volesse spaventarci. Sì, ma perché?

L’anno scorso mi sono appas­sion­ato ad un dibat­tito su Lib­er­azione, che ha preso spunto da un arti­colo di Save­rio Aversa, pub­bli­cato il 15 giugno ‘06 e ded­i­cato alla poe­sia di San­dro Penna.

Aversa colse lo spunto dell’approssimarsi del cen­te­nario dalla nascita del poeta, per pro­porlo come un grande artista ital­iano del 900, ingius­ta­mente dimen­ti­cato a causa del con­tenuto omo­erotico delle sue poe­sie. La poe­sia por­tata ad esem­pio da Aversa mi las­ciò però di stucco:

«Sem­pre fan­ci­ulli nelle mie poe­sie! / Ma io non so par­lare d’altre cose. / Le altre cose son tutte noiose. / Io non posso can­tarvi Opere Pie».

Il giorno suc­ces­sivo una let­tera fir­mata Simone inau­gurò il dibat­tito.
Simone, indig­nato, crit­i­cava l’idea, con­di­visa evi­den­te­mente da Aversa, che un poeta possa essere di sin­is­tra ed inneg­giare aper­ta­mente alla ped­ofilia.
Rispose San­sonetti (diret­tore di Lib­er­azione), che si affrettò a inter­pretare la let­tera come un attacco alla lib­ertà di espres­sione e, feroce, rib­attè che allora occor­rerebbe cen­surare il Mann di Morte a Venezia e Pasolini. Rimasi dub­bioso sulla cosa. In par­ti­co­lare non colsi appelli alla cen­sura nella let­tera di Simone.
Se vogliamo, Simone aveva infranto — piut­tosto — la regola del polit­i­cally cor­rect che impone di dis­tinguere tra omoses­su­al­ità e ped­ofilia. Ma, se vogliamo, Aversa per primo non faceva dis­tin­guo nel suo arti­colo.
Metto tra par­entesi tutti questi “se vogliamo” e cerco di rac­capez­zarmi. Sto Penna è davvero ped­ofilo? Riaf­fio­rano vaghe rimem­branze liceali sulla poet­ica del fan­ci­ullino e cagate del genere, e mi dico: par­lare di fan­ci­ulli di per sé, non sig­nifica mica essere ped­ofili!
Incu­rios­ito, mi sono quindi procu­rato una rac­colta di poe­sie del Penna.
Effet­ti­va­mente L’oggetto di gran parte delle poe­sie di Penna sono fanciulli.

«il mio fan­ci­ullo ha le piume leggere./ Ha la voce viva e gen­tile. / Ha negli occhi le mie pri­ma­vere / Per­dute. In lui cerco amor non vile».

…. Pros­eguendo la let­tura, mi è presto evi­dente che cosa intenda Penna per amor non vile. La scrit­tura di Penna, più che poe­sia, inizia a a sem­brarmi un diario seg­reto.
Ci rac­conta il suo girova­gare randa­gio per la città…

«Se son malato vago tra la folla / del sob­borgo. Ma l’umido gri­giore / inver­nale mi rende triste e solo».

Osserva i fan­ci­ulli, li segue e poi ne fa fedele reso­conto in versi:

scuola
«negli azzurri mat­tini / le file svelte e nere
i col­le­giali. Chini / su libri poi. Bandiere
di nos­tal­gia campestre / gli alberi alle finestre»

non sem­pre si ferma all’osservazione. A volte tenta di adescarli:

«Fan­ci­ullo non fug­gire, non andare / solo. Non è per me che io lo dico.
Io ti ho visto alla fronte un segno chiaro. / E tua madre non vede. Non vede l’amico. »

Ci assi­cura (argo­men­tazione cara al ped­ofilo) di riconoscere nel bam­bino una pre­sunta com­plic­ità, un con­senso, “un segno chiaro”, se non addirit­tura una seduzione:

«Nuoce più l’innocente o il delin­quente? / Se tu parli d’amore è l’innocente»

Aspetta l’imbrunire e, se qualche fan­ci­ullo di bor­gata si attarda, non lo las­cia sfuggire:

cimitero di cam­pagna
«fra la gioia dei grilli / oscure fiac­cole. / e in alto le stelle.
Al gio­vane cuore / La riposata ridda / delle solari / gesta del giorno.
Ma un’ansia i ridenti occhi / già turba / al fan­ci­ullo venuto / per gioia con me. »

La descrizione gel­ida della paura sugli occhi della preda mi dà i brividi.

Il poeta non fa molta dif­ferenza tra ado­les­centi, giovinetti e fan­ci­ulli. Non fa neanche troppa dif­ferenza tra l’uno e l’altro. Descrive la nudità, il corpo, il sesso delle sue prede, la sua è pura car­nal­ità. Cerca carne fresca…

«È il nobile sesso. E poi, di questo, / sola un’ètà (nobile, sì, ma fresco!) / di questa solo alcuni rari esem­plari. …….»

Che di bam­bini e ado­les­centi si tratti, ci tiene lui stesso a precisarlo:

«nel cielo le nubi oscu­ra­vano a tratti / la luna. Io stavo din­nanzi
al freddo can­cello di quel cam­posanto / di cam­pagna. Era con me
un dolce fan­ci­ullo sel­vag­gio che pieno / di ardire pur mi si avvinghi­ava
tre­mando – trema­vano forse le foglie / in tutte le siepi? – tenevalo
io sotto il mio brac­cio volut­tu­osa­mente. / La notte era fosca e le tombe
chi­ude­vano i morti infe­lici. Il mio cuore / cer­cava la vita e l’amore:
(l’amor di un fan­ci­ullo di dod­ici anni?) »

Quanti sono i Penna che per (s)fortuna non assur­gono alle glo­rie let­ter­arie ma al dis­onore della cronaca nera? Mi aspetto troppo forse dalla sin­is­tra. Mi aspetto che si liberi dalla vio­lenza dei tanti che si dicono di sin­is­tra ma che teoriz­zano e prat­i­cano la vio­lenza.
Forme di vio­lenza forse appar­ente­mente diverse da quella fascista. Ma che a me ricor­dano lo stesso odio per la diver­sità, per la ric­chezza. Lo stesso vuoto inte­ri­ore, la stessa onnipotenza.
Chi si dice di sin­is­tra non può toller­are la vio­lenza in qualunque forma si man­i­festi, den­tro di sé come negli altri. Chi si dice artista non può non immag­inare, non può non riconoscersi una pos­si­bil­ità di trasfor­mazione, in sé e negli altri.

pennaHo cer­cato di trovare, con tutto l’impegno pos­si­bile, trac­cia di questo nelle poe­sie di San­dro Penna. Fran­ca­mente non ho trovato nulla. Solo vio­lenza, fred­dezza e asso­luta assenza di ricerca. E non credo di essere cieco.

«men­tre las­ci­avo l’acre espan­sione / mi tenne schi­avo dolce prigione»

La diver­sità, il fem­minile, sem­pre annul­lato.
L’impossibilità del rap­porto sem­pre e croni­ca­mente riproposta…

«L’amore dei due sessi / accen­tua la commedia»

San­dro Penna è vera­mente un poeta? Un artista? Un’intellettuale di sin­is­tra? O un sem­plice maestrino dalle tor­bide passioni?

«Immo­bile e per­duto, lenta­mente / ani­mava nel buio la mano»

La vio­lenza delle parole si dice che sia peg­giore della vio­lenza di fatto.
Prob­a­bil­mente ciò non è vero alla let­tera. Di certo la vio­lenza man­i­festa è più facil­mente iden­ti­fi­ca­bile e quindi è più facile, se se ne hanno i mezzi, opporvisi. Ma la vio­lenza nascosta nelle parole dolci, nell’affettuosità, nelle carezze, è dif­fi­cile da affrontare, impos­si­bile per il bambino.

«Una guerra amorosa e spi­etata / con­tro i fan­ci­ulli un dì con­dussi. Adesso
io ridotto senz’armi è a me stesso / che fac­cio guerra, e con grande efficacia. »

Come reagisce un bam­bino a chi per colpirlo usa e tradisce il lin­guag­gio dell’affetto, l’unico e il primo col quale veni­amo al mondo? Si ammala, forse reagisce.

«Furente e rosso in volto si avvic­ina / il mio nemico: e odora di mam­mina.….»

Diventa ani­male da sottomettere

«Dom­inare un fan­ci­ullo, ed ascoltare / la pro­pria voce crescere nel canto.……»

E dopo perde di attrat­tiv­ità, si è svuotato

«Durato è un grande amore / solo una set­ti­mana.
Oh come si allon­tana / il tempo dell’errore»

Ma Aversa è pazzo!?!?! Come fa a non vedere tutto questo???

Due cori dis­tinti trova­vano voce nella rubrica “let­tere” di Lib­er­azione. Chi, pur riconoscendo la neces­sità di difend­ere i diritti di tutti, si opponeva alla vio­lenza, anche ver­bale del ped­ofilo, evi­den­ziando che, a monte dell’atto crim­i­nale c’è un pen­siero vio­lento a cui opporsi, e dall’altra parte un etero­ge­neo gruppo di ben­pen­santi, etero e gay, apolo­geti della ped­ofilia, che elo­giava San­sonetti e difend­eva Aversa dalla pre­sunta cen­sura omo­fo­bica di Simone.

Un’altra bella mente diede voce ai pro­prio pen­siero. Un’articolo di Renzo Paris pub­bli­cato sul quo­tid­i­ano comu­nista il 22 giugno: «Un dibat­tito sim­ile — ci disse Paris — l’avrei visto di più su Pasolini…. Pasolini subì pro­cessi a riguardo, Penna no. Amava gli ado­les­centi, senza costringerli a niente. Cor­rompere un ado­les­cente, mag­ari con il denaro, riguarda la pros­ti­tuzione e le città sono piene di mar­che­tte di ogni età e sesso. Ma questo cosa c’entra con le poe­sie di Penna? »
Già… che c’entra?

«Ecco, fan­ci­ullo, io ti ho por­tato a questo / luogo sel­vag­gio, a notte, per che fare?
Non so. Non posso sof­fo­care io questo / amore della vita. E sotto è il mare.
Lo varcherò. Conoscerò le genti / più dis­parate. Vedrò quanto è bella
la vita negli occhi di chi ha / quindici anni fan­ci­ullo, come te. »

Dietro questo rac­conto c’è un fatto real­mente accaduto? Chi è la vit­tima anon­ima? Che fine avrà fatto? Questo libro sem­bra un cimitero, ogni poe­sia, una tomba.

Pros­eguiva Paris: «trat­tan­dosi di un gior­nale che difende gli operai per­ché non porre in epi­grafe un verso pen­ni­ano come questo? «Ma gli operai, non sono forse belli?». Così Penna inau­gu­rava una estet­ica pro­le­taria nuova. »

E cosa ce ne siamo fatti di quest’estetica nuova? E che prezzo abbi­amo pagato?

L’idea che mi è sorta ripen­sando di recente a questa vicenda è che ci sia un nutrito gruppo di intel­let­tuali a sin­is­tra che teme idee nuove e, quando queste si pre­sen­tano, si reca nel grande museo degli orrori ove si con­ser­vano i resti inan­i­mati dei “padri della cul­tura”, e cerca tra gli scheletri dei filosofi sti­pati in vec­chi armadi, le vasche di formaldeide tra­boc­canti dei cadav­eri degli apolo­geti della repres­sione, le teche che imp­ri­gio­nano i fan­tasmi dei teorici della dis­per­azione. Qui sceglie lo spaven­ta­passeri da agitare in fac­cia alla gente, a chi ha intuìto, a chi potrebbe rea­gire. L’intento antico è di con­fondere, annichilire e ter­ror­iz­zare. Quando il propos­ito sem­bra sod­dis­fatto, il cada­v­ere viene riposto sot­toterra, ad uso futuro. In effetti, chi si ricorda oggi del “grande” San­dro Penna? La domanda allora che las­cio aperta è: cosa era nato a sin­is­tra un anno fa? Cosa è stato can­cel­lato subito dopo?

«I bam­bini sono di sin­is­tra», dice Clau­dio Bisio.

«Sono di sin­is­tra per­ché si fanno fre­gare quasi sem­pre.
I bam­bini sono di sin­is­tra per­ché hanno orrore dell’orrore. Per­ché di fronte alla povertà, alla vio­lenza, alla sof­ferenza, sof­frono.
I bam­bini sono di sin­is­tra per­ché crescono e cam­biano
I bam­bini sono di sin­is­tra per­ché, se ce la fanno, con­ser­vano qual­cosa per dopo. Per quanto diventa più dif­fi­cile, dif­fi­cilis­simo, ricor­dare di essere stati bam­bini. Di sin­is­tra, poi.».

La sin­is­tra è come un bam­bino malato. Pro­teggiamolo dai maestrini dalla penna rossa, curi­amolo dalla vio­lenze subite, fac­ciamolo crescere forte e sano

se siamo di sin­is­tra anche noi , cer­chi­amo, i bimbi, di non con­tin­uare a fregarli.

Per leg­gere tutto il pezzo di Bisio (che ringrazio di esistere) clicca qui

Spero almeno che questo pic­colo con­trib­uto abbia spun­tato un’arma velenosa nelle mani di quei ret­tili, che gestis­cono una falsa iden­tità di apparte­nenza a sin­is­tra, per “man­giare i bam­bini” della sin­is­tra, non appena nascono.

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No Responses to “Sandro Penna e i Maestrini dalla Penna Rossa”

  1. antonio rossi scrive:

    Com­pli­menti per l’articolo da un uomo di destra . Un uomo di destra , però , a cui fa schifo Berlus­coni e i cui migliori amici sono comu­nisti . Comu­nisti veri , però , comu­nisti che amano la povera gente : una sparuta mino­ranza , in mezzo a un mare di ipocriti .

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