Ore 19:00. Qualche transenna a ridosso di Porta Pia, un manipolo di persone e bandiere. Alcune telecamere. Oggi pomeriggio l’Arcilesbica e l’Arcigay Nazionali hanno indetto una manifestazione di solidarietà verso Pegah Emambakssh, donna e lesbica, fuggita in Gran Bretagna a causa della sua omosessualità.
Pegah Emambakssh ha 40 anni ed è una donna omosessuale. Nel suo paese gli omosessuali vengono perseguiti, lapidati.
Il rifiuto iniziale riservato alla sua domanda di asilo politico del governo inglese a causa della mancanza di evidenze della sua omosessualità le ha aperto le porte dell’estradizione e del ritorno in patria.
Eppure il tam tam che si è creato in rete in questi giorni attorno alla sua vicenda ha bucato prima la stampa italiana, fino a portare oggi la notizia della manifestazione organizzata di fronte all’Ambasciata Inglese in prima pagina(cfr Liberazione), e poi anche la stampa estera con una intervista del Guardian al Gruppo Everyone, tra gli organizzatori della manifestazione stessa.
E dalle ultime voci che ho raccolto sotto Porta Pia, la mobilitazione in mezzo al traffico della ripresa degli uffici della capitale ha sortito gli effetti sperati: l’estradizione dovrebbe essere rinviata, in caso contrario o in ogni caso l’Italia– Gran Bretagna benedicente — sembra pronta ad accogliere Pegah.
Interessante che in una tale battaglia che si gioca sui diritti civili abbia assunto questo ruolo protagonista proprio l’Italia, dove si stanno portando avanti elaborazioni e rispettivi rispecchiamenti normativi del concetto di famiglia e di coppia quanto meno imbarazzanti.
Bello e in qualche modo di sollievo aver visto ad una manifestazione così oriented anche famiglie tradizionali con tanto di passeggino vuoto e bambino sonnacchioso in braccio.
Ne ho le prove…
