set 25

Eccomi. Sono un errore inde­cifra­bile su una immensa, per­fetta, imma­co­lata base dati. Una specie di scarafag­gio. Tutto fun­ziona: io sono il 700012345616161661 nel servizio%%%)))/// nel tic tac 09– errore, micro­scop­ico e letale. Mi hai bec­cato.
Il mes­sen­ger è rimasto sordo e muto tutto il giorno. Pochi con­tatti in rosso, mi hanno guardato spenti, come corpi svuo­tati. A volte quell’anima s’accende e dice: “sono io, sono Clau­dia, Marina, Francesco…” ci sono, per­ché lo spazio vir­tuale, anche quando non ti dici niente, ti osserva.

La mia postazione è di spalle. Cioè tutti sono in cer­chio con le scrivanie rac­colte intorno ad un ipotetico, quanto invis­i­bile altare cen­trale e si guardano in viso. Quando siamo al com­pleto, tutta la squadra, siamo in sei. Io, appunto, tengo le spalle al cer­chio e sulla destra c’è la porta aperta del nos­tro coman­dante. Se mi sporgo di qualche cen­timetro in avanti gli vedo i piedi. Finché li vedo, tutto è ras­si­cu­rante. E’ se spariscono che c’è da pre­oc­cu­parsi, vuol dire che si è alzato per venire a dare una sbir­ci­atina dalle nos­tre parti. Ed io, sono la prima postazione che incontra.

Qui è la sala comando dell’ENTERPRISE. Da qui pas­sano record, giac­ciono basi dati, fil­trano le richi­este, si mon­i­torano le postazioni, le oper­azioni, le unità, ma soprat­tutto, si risponde alle tele­fonate. Ad ogni tele­fonata la mente si pre­dispone a capire “qual è il problema”.

Il primo prob­lema, è la lin­gua. Noi abbi­amo un lin­guag­gio evo­luto e cioè par­liamo di link, log-in, crash, dump, con­sole, dll, ocx„ pass­word, repos, SGA…Loro par­lano di com­puter, cor­sie, pazi­enti, provette. Noi tra­du­ci­amo nel lin­guag­gio dell’ENTERPRISE, qui, sospesi all’ottavo piano di Alkatraz. La mag­gior parte dei sim­boli base, ormai li conosco. Ma il lin­guag­gio qui si arti­cola su due liv­elli. Ad esem­pio, il lin­eare A: sim­boli di sem­plice com­pren­sione e mes­saggi ormai decifra­bili in base ai con­cetti acquisiti, come con­figuare l’applicativo, guardare sulla base dati, nav­i­gare. I mes­saggi in lin­eare B, sono quelli che la mag­gior parte delle volte arrivano per posta: sec­chi, oscuri, inqui­etanti e inde­cifra­bili. Un mes­sag­gio in lin­eare B, può voler dire qual­si­asi cosa e tu sai che devi decifrarlo. Molti sono numeri che sim­bo­leg­giano un errore in quel mondo intri­catis­simo di rombi e qua­dra­tini, tabelle, librerie vir­tu­ali e mil­iardi mil­iardi e mil­iardi di dati rac­chiusi e rig­orosa­mente ordi­nati nel nos­tro SISTEMA BASE. Un enorme poster, appunto tutto a rombi, qua­dra­tini e legami, è lì per­ché tu lo veda sem­pre e ti ori­enti per capire, in ogni momento, dove sei e soprat­tutto chi e cosa sei. I mes­saggi di errore li riconosci senza equiv­oci per­ché il numero ha un meno davanti, altri invece vanno interpretati.

Molte delle comu­ni­cazioni in lin­eare A o B pas­sano anche per e-mail. Il con­tenuto lo indovini dall’oggetto: “Richi­este parzial­mente evase”, per esem­pio. Imme­di­ata­mente pensi che sono richi­este scap­pate da Alkatraz che hanno bec­cato a metà strada. Però mag­ari qual­cuna ce l’ ha fatta…. Poteva andar peg­gio, come alle “richi­este inevase”…quelle che si sono perse nel labir­into di rombi e qua­dra­tini.… Stanno morendo di fame e di sete…o sem­plice­mente, le hanno bec­cate: non oso pen­sare a quello che gli stanno facendo.

Altri mes­saggi sono stret­ta­mente in codice e neces­sitereb­bero di un allerta imme­di­ato da parte del ricevente. “Check-data”: e’ l’elenco di tutti gli errori che sono stati commessi dalla ciurma nell’utilizzo dell’ultimo marchingegno di nos­tra pro­duzione. Se lo apri, poi devi met­tere la divisa da secondino…alzarti, rag­giun­gere la postazione da dove è par­tito l’errore e…agire di con­seguenza a sec­onda della gravità.

In questa cella, in questo “open space”ciascuno ha la sua micro-gabbia per­son­ale per azioni e pen­sieri e inter­agisce vir­tual­mente con il resto della prigione.

Sul mes­sen­ger, io sono un’ icona. Fa rid­ere, quasi. Un icona santa e benedetta. Qui il mondo è fatto di icone, ma se vai su web, allora no, devi par­lare di link. Il processo bru­cia sem­pre qual­cosa, persino le sacre icone a cui pot­ersi appel­lare. Arrivano i link. Freddi e stranieri come panzer tedeschi e..fanno fuori tutto. Mi tengo stretta la mia icona come un rosario: ci ho messo la mia fac­cia oggi.

I link sono così tanti e si molti­pli­cano all’infinito, ases­suati, come le amebe, si gen­er­ano per semplice…mio Dio, affinità!

Se fossi un link (ma in realtà sono anche un link su una pag­ina web) vor­rei ripro­durmi per affinità!!! Chissà, final­mente sarebbe mec­ca­ni­ca­mente risolto l’enigma dell’amore.

Debbo fer­marmi, le mani stanno pic­chi­et­tando sui tasti troppo forte. Mi sentono.

All’improvviso, invece, ricordo. E mi devo alzare pian piano, avvic­i­n­armi al grande ter­razzo, tirare fuori una sigaretta. Sono le dici­as­sette. C’è una striscia rosa scuro, in fondo in fondo ad incantare il cielo. Che ci fa una striscia rosa tutti i pomeriggi, in questo oriz­zonte pieno di ombre?
In basso c’è il parcheg­gio in costruzione, in alto file e file di finestre illu­mi­nate e, dietro le finestre, intravedo le sagome, i tre­spoli, mi sem­bra di “sen­tire” le voci, gli occhi, i sor­risi, i lamenti. Ma le finestre sono tutte uguali e arrivano in alto fino al cielo e alla striscia rosa scuro che si allunga verso di noi.

E allora io ricordo. Anche se non so bene quanto di tutto ciò che mi piove in mente sia real­mente accaduto, in quale luogo dello spazio e del tempo.
Ricordo l’acqua. Improvvisa­mente dalle finestre, una cas­cata, gigan­tesca, sfonda i vetri, infrange tutto. La vedo: sta trasci­nando via le sedie, spazza le car­tacce dal pavi­mento si gon­fia, si gon­fia…, mi viene incon­tro e man mano che attra­versa la sala si car­ica di spor­cizia e detriti. Non fac­cio in tempo a nascon­dermi sotto la scriva­nia.
Tra un po’ caler­anno le ombre: feroci felini cac­cia­tori si met­ter­anno a cor­rere per stanare le ultime luci del giorno.
Esco, sporca, bag­nata. Ho le alghe attor­cigli­ate nei capelli, pesci che boc­cheg­giano sulle mie spalle.Spengo la sigaretta e torno in postazione. I ricordi sca­te­nano immag­ini che non sem­pre sono vere e non so quanto tempo è pas­sato da quando sono uscita a fumare.
Sta­mat­tina hanno chiesto di me in un blocco spe­ciale. C’era una donna molto grassa seduta alla scriva­nia: il fon­dot­inta le si stava leg­ger­mente crepando sulla fac­cia, come una super­fi­cie di fango solid­i­fi­cata sotto il sole…mio Dio, chissà cosa c’è sotto….Dietro alla gen­tilezza della voce stava tra­su­dando goc­ci­o­line verdi…Non le piaceva la dic­i­tura sul foglio che le ho stam­pato: è troppo lunga, o è troppa corta o non si capisce o sem­plice­mente è brutta, è bella……
Eccomi. Sono un errore inde­cifra­bile su una immensa, per­fetta, imma­co­lata base dati. Una specie di scarafag­gio. Tutto fun­ziona: io sono il 700012345616161661 nel servizio%%%)))/// nel tic tac 09– errore, micro­scop­ico e letale. Mi hai bec­cato.
Tu, invece, sei una specie di antichissimo totem nascosto nel folto della foresta intri­catis­sima, umida e impen­e­tra­bile dei miei pen­sieri.
Torno in postazione. Per­corro il cor­ri­doio verde-giallognolo che mi sep­ara dalla zona franca all’ingresso dell’ENTERPRISE. Il nos­tro “miglio verde”.
Un giorno uscirò e mi ritro­verò nella foresta
Si prega con­tattare il sup­porto utenti.
Guardo il divano nero accuc­ciato nell’ombra e cerco l’uscita.
Richi­este inevase, no, parzial­mente evase. Qual­cuno si fac­cia vivo sul mes­sen­ger.
Stan­otte sono uscita a cac­cia insieme ai felini per speg­nere l’ultima luce. Ma si è nascosta e non sono rius­cita a sta­narla. Non c’era. L’ hai nascosta nella foresta.
Luce verde: mes­sen­ger acceso…Respiro. Mi giro verso l’equipaggio.

(…Con­tinua)

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