Eccomi. Sono un errore indecifrabile su una immensa, perfetta, immacolata base dati. Una specie di scarafaggio. Tutto funziona: io sono il 700012345616161661 nel servizio%%%)))/// nel tic tac 09– errore, microscopico e letale. Mi hai beccato.
Il messenger è rimasto sordo e muto tutto il giorno. Pochi contatti in rosso, mi hanno guardato spenti, come corpi svuotati. A volte quell’anima s’accende e dice: “sono io, sono Claudia, Marina, Francesco…” ci sono, perché lo spazio virtuale, anche quando non ti dici niente, ti osserva.
La mia postazione è di spalle. Cioè tutti sono in cerchio con le scrivanie raccolte intorno ad un ipotetico, quanto invisibile altare centrale e si guardano in viso. Quando siamo al completo, tutta la squadra, siamo in sei. Io, appunto, tengo le spalle al cerchio e sulla destra c’è la porta aperta del nostro comandante. Se mi sporgo di qualche centimetro in avanti gli vedo i piedi. Finché li vedo, tutto è rassicurante. E’ se spariscono che c’è da preoccuparsi, vuol dire che si è alzato per venire a dare una sbirciatina dalle nostre parti. Ed io, sono la prima postazione che incontra.
Qui è la sala comando dell’ENTERPRISE. Da qui passano record, giacciono basi dati, filtrano le richieste, si monitorano le postazioni, le operazioni, le unità, ma soprattutto, si risponde alle telefonate. Ad ogni telefonata la mente si predispone a capire “qual è il problema”.
Il primo problema, è la lingua. Noi abbiamo un linguaggio evoluto e cioè parliamo di link, log-in, crash, dump, console, dll, ocx„ password, repos, SGA…Loro parlano di computer, corsie, pazienti, provette. Noi traduciamo nel linguaggio dell’ENTERPRISE, qui, sospesi all’ottavo piano di Alkatraz. La maggior parte dei simboli base, ormai li conosco. Ma il linguaggio qui si articola su due livelli. Ad esempio, il lineare A: simboli di semplice comprensione e messaggi ormai decifrabili in base ai concetti acquisiti, come configuare l’applicativo, guardare sulla base dati, navigare. I messaggi in lineare B, sono quelli che la maggior parte delle volte arrivano per posta: secchi, oscuri, inquietanti e indecifrabili. Un messaggio in lineare B, può voler dire qualsiasi cosa e tu sai che devi decifrarlo. Molti sono numeri che simboleggiano un errore in quel mondo intricatissimo di rombi e quadratini, tabelle, librerie virtuali e miliardi miliardi e miliardi di dati racchiusi e rigorosamente ordinati nel nostro SISTEMA BASE. Un enorme poster, appunto tutto a rombi, quadratini e legami, è lì perché tu lo veda sempre e ti orienti per capire, in ogni momento, dove sei e soprattutto chi e cosa sei. I messaggi di errore li riconosci senza equivoci perché il numero ha un meno davanti, altri invece vanno interpretati.
Molte delle comunicazioni in lineare A o B passano anche per e-mail. Il contenuto lo indovini dall’oggetto: “Richieste parzialmente evase”, per esempio. Immediatamente pensi che sono richieste scappate da Alkatraz che hanno beccato a metà strada. Però magari qualcuna ce l’ ha fatta…. Poteva andar peggio, come alle “richieste inevase”…quelle che si sono perse nel labirinto di rombi e quadratini.… Stanno morendo di fame e di sete…o semplicemente, le hanno beccate: non oso pensare a quello che gli stanno facendo.
Altri messaggi sono strettamente in codice e necessiterebbero di un allerta immediato da parte del ricevente. “Check-data”: e’ l’elenco di tutti gli errori che sono stati commessi dalla ciurma nell’utilizzo dell’ultimo marchingegno di nostra produzione. Se lo apri, poi devi mettere la divisa da secondino…alzarti, raggiungere la postazione da dove è partito l’errore e…agire di conseguenza a seconda della gravità.
In questa cella, in questo “open space”ciascuno ha la sua micro-gabbia personale per azioni e pensieri e interagisce virtualmente con il resto della prigione.
Sul messenger, io sono un’ icona. Fa ridere, quasi. Un icona santa e benedetta. Qui il mondo è fatto di icone, ma se vai su web, allora no, devi parlare di link. Il processo brucia sempre qualcosa, persino le sacre icone a cui potersi appellare. Arrivano i link. Freddi e stranieri come panzer tedeschi e..fanno fuori tutto. Mi tengo stretta la mia icona come un rosario: ci ho messo la mia faccia oggi.
I link sono così tanti e si moltiplicano all’infinito, asessuati, come le amebe, si generano per semplice…mio Dio, affinità!
Se fossi un link (ma in realtà sono anche un link su una pagina web) vorrei riprodurmi per affinità!!! Chissà, finalmente sarebbe meccanicamente risolto l’enigma dell’amore.
Debbo fermarmi, le mani stanno picchiettando sui tasti troppo forte. Mi sentono.
All’improvviso, invece, ricordo. E mi devo alzare pian piano, avvicinarmi al grande terrazzo, tirare fuori una sigaretta. Sono le diciassette. C’è una striscia rosa scuro, in fondo in fondo ad incantare il cielo. Che ci fa una striscia rosa tutti i pomeriggi, in questo orizzonte pieno di ombre?
In basso c’è il parcheggio in costruzione, in alto file e file di finestre illuminate e, dietro le finestre, intravedo le sagome, i trespoli, mi sembra di “sentire” le voci, gli occhi, i sorrisi, i lamenti. Ma le finestre sono tutte uguali e arrivano in alto fino al cielo e alla striscia rosa scuro che si allunga verso di noi.
E allora io ricordo. Anche se non so bene quanto di tutto ciò che mi piove in mente sia realmente accaduto, in quale luogo dello spazio e del tempo.
Ricordo l’acqua. Improvvisamente dalle finestre, una cascata, gigantesca, sfonda i vetri, infrange tutto. La vedo: sta trascinando via le sedie, spazza le cartacce dal pavimento si gonfia, si gonfia…, mi viene incontro e man mano che attraversa la sala si carica di sporcizia e detriti. Non faccio in tempo a nascondermi sotto la scrivania.
Tra un po’ caleranno le ombre: feroci felini cacciatori si metteranno a correre per stanare le ultime luci del giorno.
Esco, sporca, bagnata. Ho le alghe attorcigliate nei capelli, pesci che boccheggiano sulle mie spalle.Spengo la sigaretta e torno in postazione. I ricordi scatenano immagini che non sempre sono vere e non so quanto tempo è passato da quando sono uscita a fumare.
Stamattina hanno chiesto di me in un blocco speciale. C’era una donna molto grassa seduta alla scrivania: il fondotinta le si stava leggermente crepando sulla faccia, come una superficie di fango solidificata sotto il sole…mio Dio, chissà cosa c’è sotto….Dietro alla gentilezza della voce stava trasudando goccioline verdi…Non le piaceva la dicitura sul foglio che le ho stampato: è troppo lunga, o è troppa corta o non si capisce o semplicemente è brutta, è bella……
Eccomi. Sono un errore indecifrabile su una immensa, perfetta, immacolata base dati. Una specie di scarafaggio. Tutto funziona: io sono il 700012345616161661 nel servizio%%%)))/// nel tic tac 09– errore, microscopico e letale. Mi hai beccato.
Tu, invece, sei una specie di antichissimo totem nascosto nel folto della foresta intricatissima, umida e impenetrabile dei miei pensieri.
Torno in postazione. Percorro il corridoio verde-giallognolo che mi separa dalla zona franca all’ingresso dell’ENTERPRISE. Il nostro “miglio verde”.
Un giorno uscirò e mi ritroverò nella foresta
Si prega contattare il supporto utenti.
Guardo il divano nero accucciato nell’ombra e cerco l’uscita.
Richieste inevase, no, parzialmente evase. Qualcuno si faccia vivo sul messenger.
Stanotte sono uscita a caccia insieme ai felini per spegnere l’ultima luce. Ma si è nascosta e non sono riuscita a stanarla. Non c’era. L’ hai nascosta nella foresta.
Luce verde: messenger acceso…Respiro. Mi giro verso l’equipaggio.
(…Continua)