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Nella Valle di ElahDis­uman­iz­zazione dei sol­dati — quei bravi ragazzi pronti a esportare la Democrazia in lande lon­tane e des­o­late, dev­as­tate dall’Uomo e dalla Dit­tatura, quei bravi ragazzi fiore all’occhiello dell’America di Bush ormai in declino – e patri­ot­tismo dis­per­ato, con quella retor­ica del dolore che si accan­isce quando ha già con­senso: ecco gli ingre­di­enti prin­ci­pali dell’ultimo film di Paul Hag­gis, “Nella Valle di Elah”.

Hank Deer­field (Tommy Lee Jones), vet­er­ano di fan­te­ria, come una doc­cia mat­tutina viene a sco­prire non solo che il figlio era tor­nato dall’Iraq ma che era assente ingius­ti­fi­cato da diversi giorni. Inizia così la sua indagine per­son­ale, un viag­gio, da casa verso la base, tra le cose del figlio, tra i com­pagni… Un’indagine fatta di false piste che ci fa credere, sper­are che quel bravo ragazzo sia ancora vivo, stremato dall’Iraq, ma vivo. Quel ragazzo che doc­u­men­tava tutto con il suo cel­lu­lare, con un misto di leg­gerezza, di infan­tile inco­scienza e la des­o­lazione di chi ha visto il peg­gio dell’Uomo e del Mondo e si è spec­chi­ato in esso si sia nascosto per sfug­gire a chissà quale com­plotto, una mente devi­ata ma recu­per­abile, in pos­sesso di chissà quali infor­mazioni. Un cer­chio che si restringe e poi si allarga e poi si richi­ude verso la Base, verso i suoi com­pagni, verso il mondo dell’esercito, verso l’Iraq, dis­facendo come una maglia ormai inuti­liz­z­abile, sfal­dando, sotto gli occhi del padre come dei nos­tri, l’idea di bravo figli­olo e devoto amer­i­cano che investe un bam­bino iracheno e tor­tura i pri­gion­ieri atteggian­dosi a “dot­tore” (Doc il suo sopran­nome tra i com­pagni), tira mon­ete alle spogliarel­liste, grida oscen­ità irripetibili e assume anfe­t­a­mine, che cerca rissa senza motivo con i suoi com­pagni, con i suoi fratelli, “come tutti” dice a un certo punto con nat­u­rale amoral­ità uno di loro.

Noi con Hank vedi­amo tutto, vedi­amo il dolore della madre (una splen­dida, anche se fugace Susan Saran­don) e vedi­amo cos’è vera­mente l’esercito e l’intervento in Iraq: ragazzi che per­dono la loro uman­ità, che pug­nalano un amico per­ché quella sera gli girava male, per niente, che lo avreb­bero anche sep­pel­lito ma ave­vano fame e se ne vanno a cena.

E vedi­amo anche di più: nella cronaca di una morte annun­ci­ata vedi­amo l’ennesimo vet­er­ano che non si ria­datta, vedi­amo la dif­fu­sione della Guerra come un morbo che non las­cia scampo, che cor­rode com­pro­met­tendo non la farsa di val­ori espressi dalla pro­pa­ganda gov­er­na­tiva, ma l’identità stessa di chi si è prestato al suo gioco.

Vedi­amo anche di più gra­zie agli occhi di Char­l­ize Theron, nel film Emily Sanders, poliziotto e madre di David, sim­bolo di quell’America scettica e anti­mil­i­tarista che non dà risposte che non sa dare: al figlio che ascolta il rac­conto del Davide bib­lico e le chiede “per­ché hanno mandato un bam­bino con­tro un gigante” risponde sem­plice­mente e drammaticamente“non lo so…”.

locandinaNell’insieme un buon film, con­fezion­ato con maes­tria e con un cast d’eccezione, nonos­tante un intrec­cio non facile e facile alla divagazione allu­siva e retor­ica. Se, infatti trovo decisa­mente buono lo sviluppo dell’intreccio cen­trale, della decostruzione dell’immagine del figlio e con essa del mondo intero di Hank e molto forte la devi­azione sulla sto­ria della donna affo­gata dal mar­ito vet­er­ano per­chè non ascoltata quando quest’ultimo aveva ucciso nello stesso modo il loro cane sotto i suoi occhi; dall’altra la sceneg­giatura un po’ smagli­ata che non porta da nes­suna parte con quel dial­ogo in qualche modo but­tato là tra la Sanders e il suo capo, che, con la sto­ria della madre poliziotto, con­sente i rifer­i­menti bib­lici alla sto­ria di Davide, al gigante che perde con­tro il bam­bino, l’immancabile men­zione della bandiera amer­i­cana roves­ci­ata a richi­esta inter­nazionale di aiuto che sim­bo­leg­gia il cam­bi­a­mento di oriz­zonte del protagonista…

Insomma andatelo a vedere, com­muovetevi… ma con le pinze per­ché erg­ersi con­tro l’intervento in Iraq adesso è di troppo facile con­senso e una sto­ria orig­i­nale e dalla pre­sun­zione di uni­ver­sal­ità non ce lo deve far dimenticare.

Scheda
Titolo Orig­i­nale: In the Val­ley of Elah
Pro­duzione: Usa 2007
Dis­tribuzione: Mikado
Regia e sceneg­giatura: Paul Hag­gis
Cast: Tommy Lee Jones, Char­l­ize Theron, Susan Sarandon

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