apr 03

I grandi maestri sono quelli che riescono a muoversi tra i diversi cod­ici e generi, a padroneg­gia­rne reg­istri affasci­nando il pub­blico meno esperto, ammic­cando allo sguardo più nav­i­gato, a pie­garli per rag­giun­gere lo scopo di nar­rarci insieme alla loro sto­ria, ancora e ancora, la cruda assur­dità del reale in tutta la sua bellezza.

Alt­man e Anto­nioni lo erano, grandi maestri: in modi ovvi­a­mente dif­fer­enti e dis­tanti tra loro, erano in grado di pren­derci per mano e farci attra­ver­sare cliché dis­ve­landoci di volta in volta una nuova porzione dell’essere e del com­por­ta­mento umano. Lo sono stati, autori, grandi nomi del pas­sato che il cin­ema non piangerà mai abbas­tanza. Lo sono ancora oggi Scors­ese, Chabrol, Lynch… riesce — in parte — ad esserlo Tarantino.

Grandi maestri sono sicu­ra­mente Joel e Ethan Coen, tra i pochi veri autori del cin­ema di oggi e, da Fargo a L’uomo che non c’era, non è certo una novità.

img1E Non è un paese per vec­chi, il loro ultimo lavoro, non è certo da meno. Qui una fotografia eccezionale, che sem­bra cer­care nei pae­saggi semi-desertici a ridosso della fron­tiera con il Mes­sico il senso della pre­senza dell’uomo nel mondo, si accosta all’iperbole sfrontata, dell’uccisione, reit­er­ata fino al non senso, dell’uomo sull’uomo con l’arnese con cui si fanno fuori gli ani­mali da macello, della cac­cia all’uomo sfac­ciata­mente inverosim­ile e, allo stesso tempo, all’istinto di soprav­vi­vere per soprav­vi­vere, alle false sper­anze di farcela che si scon­trano con l’inesorabile des­tino di morte che aspetta persino l’uomo più tenace.

E lo las­cia solo pro­prio nel momento più impor­tante della sua esistenza: non ci fa assis­tere a quel momento, non ce ne fa conoscere i par­ti­co­lari, non ci per­me­tte di avvic­i­narci, man­i­fe­s­tando un tatto e una del­i­cata sen­si­bil­ità per la comune vicenda umana che la scelta del grottesco non può infi­ciare. Neanche quando tinge questo brullo mondo di pic­cola provin­cia ai con­fini del mondo di improb­a­bili nomi lunghissimi o doppi, né quando richiama, attra­verso i suoi per­son­aggi altri mondi filmici, facendo il verso ai loro per­son­aggi dram­matici, come nel caso di Tommy Lee Jones — già ex-militare pro­tag­o­nista ne La valle di Elah, dell’indagine più dif­fi­cile, la scop­erta di come può vivere e morire il pro­prio figlio — qui scer­iffo ma soprat­tutto nav­i­gato e pru­dente spet­ta­tore della mis­e­ria e della vio­lenza umana – senza per questo essersene assue­fatto — ormai sag­gia­mente pronto a dis­pen­sare con­sigli come ad andare in pensione.

Tratto dal cele­bre romanzo di McCarthy, can­didato mer­i­tata­mente a 8 premi Oscar, di cui ne ha vinti solo (!) 4, ci regala una splen­dida inter­pre­tazione di Javier Bar­dem (oltre alla sua grandiosa pet­ti­natura) che, con il suo per­son­ag­gio, ci ricorda fino ad esplic­i­tarlo con il dial­ogo finale, in un lamento senza lacrime, del nulla senza pas­sato, e senza quindi la dig­nità del vis­suto, che è sem­pre lì pronto ad inghiot­tirci.
Scheda film

Titolo orig­i­nale: No Coun­try for Old Men
Regia: Ethan Coen, Joel Coen
Inter­preti prin­ci­pali: Tommy Lee Jones, Javier Bar­dem, Josh Brolin, Woody Har­rel­son, Kelly Mac­Don­ald, Gar­ret Dil­lahunt, Tess Harper
Genere: Thriller, col­ore 122 minuti
Pro­duzione USA 2007
Dis­tribuzione Uni­ver­sal Pictures

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