“This is the day that changes everything”

scritto da Silvia Minguzzi il 4 novembre 2008 alle 4:15 pm.
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“This is the day that changes everything”. Anche se in realta’ questa frase e’ presa da una serie americana di poco successo dello scorso anno, “Day break”, trovo che racconti perfettamente lo stato d’animo che serpeggia almeno qui a NY.

Ieri ho passato 4 ore a lavorare per “Campaign for Change Phone Bank” in una delle varie location in Brooklyn, chiamando centinaia di persone in Indiana, Virginia e Ohio, dandogli le ultime informazioni per votare, apertura e chiusura dei seggi, indirizzo preciso del seggio presso il quale recarsi a votare, di quali documenti essere muniti, se e come addirittura organizzare pulmini che portassero gli elettori con difficolta’ di deambulazione o anche solo senz un’auto ai seggi.

Dopo 4 ore al phone bank center i volontari erano duplicati, mentre tornavo a casa ho visto entrare a fare donare il proprio tempo persone a cui avevo lasciato dei volantini pochi minuti prima nella speranza che venissero a dare una mano. Ed eccoli li’, la speranza era entrata in campo. E forse ha giocato anche il fatto che non sono americana e non posso votare, ma nonostante tutto ero li’ anche io. E come me indiani, ispanici, europei per tutto il weekend hanno preso treni e autobus e sono andati porta a porta in Pennsylvania, Virginia, Ohio, e non parlo solo di solidi attivisti, ma di studenti, imprenditori, avvocati, economisti, attori, sociologi. La sensazione resta comunque quella del ‘non mollare mai”, la battaglia non e’ finita anche se i sondaggi sono a favore, bisogna continuare a spingere.Pare che alla stazione di Penn Station sabato mattina molti dei treni in partenza fossero popolati solo da sostenitori di Barack Obama. Non puo’ essere un caso.

Come non puo’ essere un caso che i sondaggi ormai da settimane non mostrino un risultato diverso da quello che Obama sia in vantaggio, sembra quasi che nessuna emittente o testata giornalistica si prenda la responsabilita’ di dire chi sta davvero vincendo. Solo ieri ho iniziato sentire qualche commentatore timidamente dire “ormai questo Stato non puo’ essere considerato in bilico, almeno dobbiamo parlarne come ‘leading Obama’”.

Tutti i NewYorkesi che conosco hanno la sveglia puntata per le 5.30, oggi 4 novembre, per recarsi ai seggi entro le 6.15, essere certi di votare ed evitare il piu’ possibile le file. Infatti le operazioni di voto e ancor di piu’ di riconoscimento della persona durano dirca 6-7 minuti a testa, e’ molto facile che si creino ingorghi in una situazione normale, ma questa non e’ una situazione normale.

Electoral Map 2008

Il 30% delle persone regitratesi per votare ha gia’ votato negli stati dove era possibile. Per legge se il seggio chiude all 7 e tu ti presenti in fila alle 6.50 devi poter votare e ci si apsetta che in alcuni casi si chieda una prolungamento dell’orario di apertura. Tutto questo e’ straordinario, fuori dall’ordianrio anche per gli States.

Electoral Map 2008

Stasera ci aspettano emozioni forti, nella speranza di avere un quadro chiaro il prima possibile. Infatti i polls nella parte est degli Stati Uniti chiuderanno tra le 7-9 ora di NY, e inizieranno i conteggi in modo che alla chiusura dell’ultimo poll in Alaska (alle 1 AM ora di NY) si possano gia’ pubblicare i dati della East Coast. Nel momento in cui saranno rivelati i risultati di Pennsylvania, Virginia, Indiana, Nord Carolina e Ohio la foto sara’ chiara. (per saperne di piu’ consultate la cartina della CNN)

Che dire, questa giornata fara’ la storia e noi saremo stati presenti e attori direi. Our Moment is NOW

5 Responses to ““This is the day that changes everything””

  • direi che la vittoria di Obama consente di tirare un sospiro di sollievo. Diciamo che era 8 anni che si tratteneva questo fiato. Ora Obama dovrà dimostrare subito di essere in grado di gestire la crisi finanziaria, dopo verranno le politiche sociali e quella estera. Intanto vediamo le prime nomine della sua squadra.

  • Commenti a caldo. Confesso che non me l’aspettavo, in tutta sincerità non pensavo che gli americani avrebbero votato in massa per un candidato di colore. E stamattina mi sveglio, in senso letterale e figurato, e mi rendo conto che non avevo capito niente. L’elogio non va fatto alla democrazia statunitense, ma al popolo degli Stati Uniti che ha alzato la testa e ha espresso un voto veramente libero, veramente democratico, un voto serio. Sulla spinta, forse, anche, della paura per il futuro del proprio conto in banca, ma poco cambia. Anche l’Italia è una democrazia e il suo sistema elettorale ha falle e difetti come quello statunitense. Il problema, come sempre, sono gli italiani che oggi devono chinare il capo e imparare una lezione di coscienza civile dai vituperati Stati Uniti dal cuore di plastica (o almeno così pensavo io). Gli italiani, oggi, tutti gli italiani, non devono festeggiare, devono chinare il capo e riflettere sul perché la maggioranza dei suoi elettori ha scelto e deciso di consegnare il paese alla deriva berlusconiana. Non esistono stati democratici e stati repubblicani, esistono gli Stati Uniti d’America, afferma Obama. Oggi non esiste un’Italia di sinistra che festeggia una vittoria che non è sua, non esiste un’Italia di destra che come sempre non sa che cosa dire. Piantiamola di fare i parassiti e di mischiare le acque con le bandiere al vento. Gli italiani oggi hanno perso un’altra volta.

  • diciamo che gli italiani oggi hanno l’occasione di imparare qualcosa… :-)

  • 4
    Claudia Says:

    Mi pare che l’occasione sia già andata sprecata. Fra le voci ufficiale possiamo scegliere tra i vaneggiamenti di quel coglione di Gasparri, l’esultanza di Veltroni che ormi riesce a mettere in piedi solo feste di piazza e le parole del papa, naturalmente incluse fra quelle che contano (varrebbe la pena farsi un giro sui siti dei maggiori quotidiani diciamo europei e vedere quanto spazio dedicano ai commenti di Ratzinger). Insomma, le voci ufficiali fanno i teatrini. E gli italiani? La mia sfiducia è totale, profonda e quasi definitiva. I have a dream, rimanere stupefatta e incredula di fronte alla nostra testa che si rialza.

  • 5
    Claudia Says:

    Si può dare del coglione pure al Presidente del Consiglio dei Ministri? Siamo ancora in democrazia, no?

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