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pubblicato il 13 Settembre 2006 · 2,922 letture

Racconto dal rooftop

di Silvia Minguzzi

Hai capito ’sti newyorkesi? 16 settimane di festival sui tetti della grande mela, due maxischermi, sedie e divani (avete capito bene…chissà come ce li portano sui rooftops senza ascensore…), un palco, musicisti, cineamatori, acqua e soda, ma soprattutto tanta, tanta gente. Questo è lo spettacolo del rooftopfilms festival, uno spettacolo cui non si può mancare!Rooftopfilms
Dark ‘toons enjoyably evil animation
2006 summer series – week 15
8.30 live music: Brendan Canty (fugazi), Jim Becker (califone) & Jerry Busher
9.00 Show Time
After party: free dewars at the wreck room

La serata inizia alle 8.00, siamo a Bushwick, nel bel mezzo dei project di brooklyn, usciamo dal mitico L train e ci dirigiamo verso cook st. Ovviamente i musicisti sono in ritardo con il soundcheck, ma l’organizzazione, invece di lasciarci in balia del nulla, (come spesso accade in molte manifestazioni romane a tutti ben note…) c’è una dolce giappa che ci informa su ogni novità dal rooftop, ci invita a prenderci qualcosa da bere, visto che lassù si serve solo acqua e soda.
Ci uniamo a due ragazzi, una specie di “telespallabob” e il suo amico pacioso dell’Lower east side che si offrono di farci strada per bushwick in cerca di birra. “Chep or expensive?” ci chiedono, la risposta è “Beer!”
Ovviamente la birra alla deli è venduta con il suo bel sacchetto di carta monouso che ti permette di bertela per strada senza che nessuno di arresti…anche se noi una strategia la avevamo già: “A cop, sto a bushwick che nun me posso bere na bira?”

Cmq torniamo al roof. Si apre, un fiume di gente inonda le scale del building come una cascata rewind, e siamo su. Bushwick non è vicinissima alla city, ma cmq si possono vedere la punta dell’empire, e tutte le luci e i colori che la notte, ancora non matura, ci sta regalando. Ma soprattutto è la luna, rossa e bassa che ci fa sentire come in un enorme solotto, lei ci guarda e ci illumina dolcemente.

Il primo benvenuto è dal direttore artistico del rooftopfilms festival Mark Elijah Rosenberg, che, con un look agghiacciante, presenta ospiti e programma della serata. Prima di tutto la musica, e direi che possiamo anche stendere un velo pietoso sui gusti musicali del buon caro vecchio Mark, che ha asserito che quella era una delle sue band preferite, (figuriamoci le altre!). Una nenia mortale, tanto che ad un certo punto ci aspettavamo anche che tale Jim Becker from Califone intonasse “e tutto il resto è noia!!”

Ma per fortuna il rooftop non è solo musica, anzi è decisamente cinema: 17 cortometraggi di evil animation, irriverenti, politically uncorrect, a volte anche incomprensibilmente splatter, ma visivamente notevoli, scanditi da uno in particolare, “Time to go” (Victor Throe – UK) che come punteggiatura, si insinuava tra le varie parti del discorso.
“time to go”: tanti cortissimi numerati (time to go #17, #5). La presentazione recita: nessuno è davvero pronto a morire, ma questo piccolo ragazzo viene ripetutamente colpito, spappolato, nei modi più orribili ed inattesi. Time to go simbolo? Il piccolo ragazzo chiuso dentro un frullatore, dietro di lui un tostapane, il tost salta, cadendo ovviamente sul tasto ON. Che succederà?

Ma molti altri catturano l’attenzione della platea, che tra applausi, mani davanti agli occhi, risa, anche poco contenute, partecipa veramente della visione, quasi come nei varietà di inizio secolo.
Uno tra tutti “Who I am and what I want” (Chris Sheperd & David Shrigley – UK) è veramente apprezzato, le risa si trasformano in applausi di ammirazione. Forse il corto più cinico e crudo, in cui il protagonista ammette le sue colpe (il mio nome è letame, ma puoi chiamarmi Pete) e rivela desideri (vorrei essere vestito come un leone e messo nella gabbia con i clowns), ammette che essere onesti con se stessi è l’unico modo per trovare un posto in questa società. www.slinkypics.com

La mia attenzione invece è rapita da un altro corto “The origins of elettricity” (Benh Zeitlin – BRK, NY) un regista veterano del rooftop.
Protagonista è una lampadina che vuole a tutti i costi scoprire come è nata; la conoscenza che ne deriva la porta a maledire la sua nascita. Zeitlin è bravissimo e filma questo atto d’accusa contro la modernità con lo stop motion, in modo intelligente e crudele.

Insomma una serata bella, interessante per le persone, per conoscere posti e scene diverse della città, nuovi artisti indipendenti, nuove tendenze dell’industria cinematografica internazionale. La settimana prossima, weekend conclusivo con party, of corse! Questa volta a manhattan.

Usciamo e lasciamo il rooftop sotto le note incessanti della band che vuole proprio dare la buonanotte, noi ci definiamo soddisfatti della loro prima performance, perdendoci anche l’after party, e la possibilità di scoprire cosa fossero i “free dewars”, cibo forse? Mentre ripercorriamo Flushing ave ci viene in mente che lo skyline di roma, non è quello di newyork, ma appunto, è quello di Roma.

Perché non ci sono più iniziative come quella del MovieHalf Die, festival di musica elettronica indipendente che si svolge ogni anno dal 1998 a Roma nelle domeniche pomeriggio di giugno e luglio e che ha luogo nella zona di Portonaccio sul piccolo tetto di un’abitazione privata di Gianni Rosace, ideatore e organizzatore dell’evento.
Non sarebbe meraviglioso un “terrazzocondominiale film festival”?

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