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pubblicato il 02 Febbraio 2006 · 1 letture

La libertà di espressione ai tempi dello scontro di civiltà

di Claudia Di Vittorio

Riportiamo la lettera originale del direttore del periodico danese Morgenavisen Jyllands-Posten che e’ finito nell’occhio del ciclone per avere pubblicato una vignetta offensiva verso i musulmani in quanto ritraeva il profeta Maometto il cui turbante era una bomba con la miccia accesa. (leggi l’originale)

Il Jyllands-Posten e’ un convinto sostenitore della democrazia e della liberta’ di fede e rispetta il diritto di ciascun essere umano di praticare la sua religione. La pubblicazione di alcune vignette sul profeta Maometto hanno causato un grave fraintendimento che ha acceso gli animi fino al boicottaggio di proprieta’ danesi nei paesi musulmani.

Vi prego di permettermi di chiarire questo fraintendimento.

Il 30 settembre dello scorso anno il Jyllands-Posten ha pubblicato i disegni di dodici vignettisti che davano una personale interpretazione sulla rappresentazione del profeta Maometto. L�iniziativa rientrava in un dibattito pubblico in atto sulla liberta’ di espressione, una liberta’ molto cara alla Danimarca.

Secondo il nostro giudizio, i dodici disegni erano sobri. La loro intenzione non era quella di essere offensivi ne’ erano in contrasto con le leggi danesi, ma nonostante questo hanno evidentemente offeso molti musulmani e di questo chiediamo scusa.

Da allora sono cominciati a circolare in Medio Oriente diverse vignette oltraggiose che non erano mai state pubblicate dal Jyllands-Posten e che noi non avremmo mai pubblicato nel caso in cui ce le avessero proposto. E non lo avremmo fatto perche’ in contrasto con il nostro codice etico.

Il Jyllands-Posten ritiene fondamentale attenersi ai piu’ alti i principi etici basati sul rispetto dei nostri valori basilari. � ancora piu’ deplorevole, quindi, il fatto che questi disegni siano stati presentati come se avessero qualcosa a che vedere con il nostro giornale.

L�iniziativa di pubblicare i dodici disegni e’ stata interpretata come una campagna contro i musulmani in Danimarca e nel resto del mondo probabilmente a causa di un fraintendimento di natura culturale.

Smentisco categoricamente questa interpretazione. Proprio perche’ siamo convinti sostenitori della liberta’ di fede e perche’ rispettiamo il diritto di ciascun essere umano di praticare la propria religione, e’ impensabile per noi offendere qualcuno sulla base delle sue convinzioni religiose.

Il fatto che questo sia accaduto e’, di conseguenza, involontario.

In seguito alla discussione provocata dalle vignette, abbiamo incontrato i rappresentanti della comunita’ musulmana danese e gli incontri si sono svolti all�insegna di uno spirito positivo e costruttivo. Abbiamo anche cercato in altri modi di impostare con la comunita’ un dialogo fruttuoso.

L�augurio del Jyllands-Posten e’ che vari gruppi etnici possano vivere in pace e armonia reciproca e che le discussioni e i disaccordi che non cesseranno mai di esistere in una societa’ dinamica si svolgano in un�atmosfera di mutuo rispetto.

Per questo motivo il Jyllands-Posten ha pubblicato diversi articoli sugli aspetti positivi dell�integrazione, ad esempio in un supplemento speciale intitolato The Contributors in cui si tracciava il profilo dei tanti musulmani che si sono fatti strada in Danimarca. Il supplemento in questione ha ricevuto un riconoscimento dalla Commissione Europea.

Il Jyllands-Posten si oppone alle azioni simboliche volte a demonizzare specifiche nazionalita’, religioni e gruppi etnici.

Il direttore
Carsten Juste

Commenti

2 commenti per il momento.

  • di Stefano Minguzzi (6.02.2006 alle 11:44) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    Secondo me la questione sta diventando un po’ scivolosa. Se analizziamo le cose per quelle che sono si parla di uno sperduto periodico danese che pubblica delle vignette di cattivo gusto. La cosa non riveste alcun interesse a livello mondiale cosi’ come non riveste alcun interesse la prima pagina di Libero o della Padania dove vengono scritte cose bene peggiori sull’Islam (e come dimenticare il Corsera con gli articoli della Fallaci).

    A me pare che si stia montando un caso e lo si stia montando su un punto (la liberta’ di espressione) sul quale proprio la sinistra non puo’ fare passi indietro prefigurando una confluenza sulla linea dura dello scontro di civilta’. Come uscirne? Non so ancora, forse la cosa migliore sarebbe non infervorarsi troppo sulla questione di principio e fare un passo indietro, chiedendo scusa, ma contemporaneamente stigmatizzando che chi usa la violenza raramente puo’ dare lezioni di rispetto.

    PS
    Inutile dire che il papa cattolico non perde occasione per spargere sale sulle ferite della nostra societa’, “schierando” ancora una volta i cattolici non come arbitro tollerante e caritatevole, ma come squadra agguerrita e baldanzosa.

  • di Stefano Minguzzi (6.02.2006 alle 11:45) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    Quoto alcuni passaggi di una mail stimolante (anche se non per forza condivisibile) di riccardo paccosi sulla ML rekombinant:

    > Partiamo da una domanda: chi e’ che, tra ieri e oggi, ha dato ragione
    > agli Islamisti sull’affaire-vignette? Risposta: i preti, i rabbini, il
    > Dipartimento di Stato USA e, per la politica italiana, Fini e Pisanu.
    > L’argomentazione di questi signori e’ stata una ed una soltanto: la
    > liberta’ di stampa dev’essere sottoposta a limitazioni.
    > E, allora, qual e’ lo “scontro di civilta’” a cui
    > stiamo assistendo? Lo scontro di civilta’ non e’ fra Mondo Arabo e Occidente ma e’, al contrario, una
    > faccenda affatto trasversale.

    (cut)
    > In questo senso, lo squadrismo degli jihadisti a cui
    > stiamo assistendo e’ un tutt’uno con le velleita’ di egemonia politica
    > della premiata ditta Ruini-Ratzinger.
    > Quest’ultimo, d’altronde, in
    > un’intervista del 2004 decantava le convergenze potenziali fra
    > Cristianesimo e Islam in relazione ad un disciplinamento in senso
    > spirituale della societa’.

    (cut)
    > Pertanto, occorre trovare un piano di enunciazione che aggredisca tutte
    > le religioni monoteiste e contemporaneamente.

    (cut)
    > Sul piano della geopolitica, cio’
    > significa essere contro Bush e i “cristiani rinati” ma, in egual
    > misura, contro lo jihadismo.

    (cut)
    > Inoltre, per quanto riguarda
    > l’immigrazione, dovremmo avere il coraggio di dire - almeno fra noi in
    > privato - che le cose stanno andando male. Perche’ il processo di
    > melting pot sta arretrando. Le cose stanno andando male perche’ - al
    > contrario di quanto affermato a suo tempo dall’orrido Marcello Pera -
    > NON stiamo diventando meticci. Fra i migranti, c’e’ una crescita
    > dell’arroccamento identitario e, soprattutto, dell’appartenenza
    > religiosa.

    (cut)
    > occorre accettare che il melting pot non puo’ determinarsi
    > spontaneamente. Potremo diventare “tutti meticci” (alla faccia di Pera)
    > soltanto combattendo le tendenze reazionarie-religiose sia degli
    > italiani che dei migranti

    (cut)
    > dobbiamo altresi’ impedire il
    > configurarsi di quel fenomeno - tutto capitalista - che Joachim Fest ed
    > altri storici hanno chiamato “costellazione fascista”: la sinergia e la
    > complementarieta’ fra violenza squadrista dell’estrema destra da una
    > parte e restaurazione conservatrice dei vecchi centri di potere (e di
    > classe) dall’altra.