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pubblicato il 08 Gennaio 2002 · 2,847 letture

Il diritto alla cittadinanza globale

di Stefano Minguzzi

La manifestazione del 19 è cronologicamente l’ultimo momento del flusso partito in Italia con il contro-vertice di Genova. Il Migrant Forum, riunitosi il 6 gennaio a Firenze, è partito infatti da questa considerazione e ha posto la lotta dei migranti all’interno di un sistema complesso di relazioni e di scelte politiche ben piú vasto. La scelta contro l’intervento della coalizione USA in Afghanistan e il rifiuto di un mercato organizzato sul modello tutto astratto della globalizzazione neoliberista non sono solo lo sfondo, ma piuttosto il cuore dell’appuntamento di Roma. La stessa crisi politica scoppiata in seno al Governo Berlusconi all’indomani delle dimissioni di Ruggero apre nuovi campi (se ce ne fosse ancora bisogno) di polemica.

Il Cavaliere dopo aver provato ad intaccare il tradizionale primato della scuola pubblica in maniera tanto goffa quanto drammatica, ha puntato il dito contro la concertazione con i sindacati, arroccati in difesa dell’articolo 18 dello Statuto. Chi mi legge da qualche anno a questa parte sa che, in passato, non sono stato molto tenero con le associazioni sindacali e ho anche condiviso molte delle motivazioni che spingevano ad una revisione dello Statuto dei Lavoratori (peraltro condivise anche dallo stesso estensore, Gino Giugni). D’altronde non é possibile né accettabile pensare di andare ad incidere su una materia cosí importante abolendo il confronto e il dialogo.

Il decreto Bossi-Fini, promette di essere l’ennesimo passo falso di questo governo. Con la stessa presunzione e arroganza la Casa delle Libertá propone una soluzione non si sa bene per chi. Sorvolando sull’insostenibilitá di contingentare 4 miliardi di poveri, che premono alle nostre frontiere, tramite codici e codicilli, bisogna evidenziare l’assurditá del comportamento di uno Stato che davanti alla richiesta di passare dall’illegalitá alla legalitá frappone numeri chiusi e quant’altro. Un vero e proprio invito a rimanere nel sommerso, un regalo a chi con quel sommerso commercia.

Il rischio della marcia del 19 é peró quello di offrire solo una pura e semplice solidarietá verso gli immigrati. Questo tipo di atteggiamento é molto labile e puó essere spazzato via dalle contingenze della crisi socio-economica. La contrapposizione poveri contro poveri che rafforza il razzismo va rotto in questo passaggio decisivo. La marcia per i migranti puó e deve essere un momento di avvicinamento politico di lavoratori, consumatori, ma soprattutto cittadini finora non rappresentati in maniera univoca. Il Migrant Forum ha scelto di fare un appello, scritto e pensato dai migranti stessi, ai lavoratori. Questo é sicuramente un primo passo, ma non puó essere l’unico. E’ inutile dire che senza un vero e proprio diritto di cittadinanza, adeguato ai mutamenti della societá odierna, nessuna battaglia sociale puó essere vinta. Il 19 potrebbe essere il momento di lanciare una grande campagna per una cittadinanza europea in modo da liberare le popolazioni d’Europa dai ghetti culturali che le classi lavoratore e consumatore pretendono.

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