pubblicato il 29 Gennaio 2002 · 2,745 letture
Gotan Project Live a Roma, 18/01/2002
di Daniele Tavani
Il live set dei Gotan Project era uno degli appuntamenti piú importanti di questa stagione per la club culture romana, e non ha tradito le attese.
Il concerto é come previsto sold out, e lunghissima é la fila all’ingresso del locale.Sette elementi sul palco, con la stessa formazione del disco La Revancha del Tango (vedi recensione): i tre Gotan Eduardo Makaroff alla chitarra, Philippe Cohen Solal e Cristoph Muller ai campionatori e sequencers, Nini Flores al bandoneon, Cristina Villalonga alla voce, Gustavo Beytelmann al piano e Line Kruse al violino.
Per buona parte del concerto dietro ad un telone trasparente, dove scorrono immagini di tango e non solo, il gruppo presenta i brani dell’album in versioni nelle quali piú che l’estro e le capacitá dei musicisti viene priviliegiato il suono particolare del progetto.
L’atmosfera é soffusa, il volume un pó basso, il gruppo non riesce a trasmettere calore sufficiente. Dopo un break semplicemente delizioso nel quale l’elettronica scompare e suonano solo gli strumenti tradizionali, la chitarra intona le note di apertura di “Triptico”, il brano che ha portato i Gotan Project al successo, e il concerto cambia. Cade il telone, i musicisti finalmente si sciolgono, si potrebbe anche ballare se non ci fosse talmente tanta gente da impedire qualsiasi movimento.
I Gotan snocciolano ad uno ad uno i loro successi come “Santa Maria”, “Vuelvo ar Sur” di Astor Piazzolla, “El Capitalismo Foraneo”, piú un nuovo brano dalle caratteristiche piú marcatamente house. Nell’immancabile bis scorrono le note di “Last Tango in Paris” di Gato Barbieri, “Chungás Revenge” di Frank Zappa.
I musicisti sono di livello, in particolare Gustavo Beytelmann, che mescola tecnica e gusto, con i suoi assolo jazzati pieni di malinconia latina. La voce della Villalonga é gustosamente afona, e trasmette, piú che le doti canore, il calore della sua terra. L’elettronica, pur nella forte somiglianza con l’album in studio (che forse é un pó il limite di questo live set), riesce a dare ballabilitá “europea” al ritmo del tango argentitno.
Il concerto si sarebbe forse goduto meglio se la capienza del locale fosse stata sufficiente a contenere l’affluenza massiccia del pubblico romano, per nulla intimorito dal prezzo del biglietto. Del resto, che a Roma manchino spazi adeguati per proporre eventi musicali é cosa nota.
Daniele Tavani













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