pubblicato il 26 Febbraio 2002 · 2,587 letture
Il suicidio della carta!
di Clelia Bartoli
Per vie traverse sono riuscita ad avere una conversazione intercettata dalla digos, avvenuta all’indomani della due giorni fiorentina tra due partecipanti all’assemblea di domenica, i nomi dei due sono in codice. Ecco il testo sbobinato.
Bertilla Iolca: Scrivere una carta per un forum sociale é un suicidio!
Un suicidio bello e buono. Come si fa a voler costringere il fluido, poliedrico, iridescente processo politico nato dal forum in parole rigide. Quelle affermazioni chiare e perentorie che ogni carta che si rispetta richiede non potranno mai rispecchiare un “movimento”.
Lello Cirtabi: Dobbiamo pur chiarire gli argomenti su cui ci troviamo d’accordo. Bisogna lavorare sui contenuti, piuttosto che inebriarci del fatto che siamo tanti e diversi. Altrimenti continuiamo ad andare avanti senza in realtá condividere gran che. E per conoscersi bisogna far luce su quali sono i temi che ci caratterizzano.
Bertilla Iolca: Ma chi l’ha detto che bisogna conoscersi. Conoscerci troppo fa male, perché si finisce per scoprire che non ci piacciamo, che non siamo fatti per lavorare insieme, che profonde e radicali divisioni di opinioni ci allontanano. È invece molto meglio fraintendersi, pensando che grosso modo siamo d’accordo e poi, lavorando insieme, limandoci fianco a fianco ci si comincia ad influenzare reciprocamente e alla fine, grazie al cielo, continueremo a non pensarla nello stesso modo, ma avremo costruito un modo di lavorare condiviso.
Lello Cirtabi: Ma fare la carta é giá un lavorare cooperativamente, é giá sperimentare quelle che al momento sono le nostre idee. Facendo insieme la carta stiamo saggiando le idee che circolano, gli ideali che stanno a cuore alle varie componenti del forum, le battaglie sulle quali siamo impegnati. È in fondo il certificare a che punto siamo, pur sapendo che da lí si puó andare avanti.
Bertilla Iolca: Ma se é cosí, se la carta vuole essere una foto aderente di quello che é adesso il forum, senza impedire un futuro mutamento, perché usare un genere letterario cosí tradizionale e asfissiante come il manifesto politico. Al posto di fare salti mortali per inventare delle formule che contengano tutte le anime del forum, con risultati riprovevoli da un punto di vista linguistico, abbiate il coraggio e l’onestá di scrivere frasi del tipo: “riguardo alla disubbidienza non abbiamo un parare unico e condiviso”, “riguardo alla critica ai sistemi economici attuali non abbiamo ancora elaborato un giudizio definitivo, perché riteniamo di doverci documentare ulteriormente”.
Lello Cirtabi: ma l’incertezza indebolisce l’immagine del movimento.
Bertilla Iolca: Casanova diceva: “Je suis un cochon, e lo rimarrei anche se evitassi di dirlo”. A parte Casanova. Se vogliamo costruire una nuova entitá politica, perché non mettere in discussione le categorie di forza e debolezza. Se si rivaluta il basso rispetto all’alto, i molti rispetto ai pochi, il Sud sul Nord, perché non rivalutare un’autentica confessione di debolezza rispetto a una falsa manifestazione di salda certezza, chissá che non sia la nostra forza?
Io non saprei a chi dare ragione.
Goliardicamente Clelia













Commenti
Nessun commento per il momento.