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pubblicato il 20 Gennaio 2008 · 2,959 letture

Il giornalismo come “modo per uscire di casa”

di Letizia Tavani

Bacarozzo uno by danyanais http://www.flickr.com/photos/danyanais/Nell’ambito della rassegna Lezioni di Giornalismo, organizzata da Musica per Roma e Internazionale, David Remnick, direttore del “New Yorker”, per anni corrispondente da Mosca per il “Washington Post” e vincitore del Premio Pulitzer nel 1994 con ”Lenin’s Tomb: The Last Days of the Soviet Empire” ha incontrato la platea del Teatro Studio dell’Auditorium di Roma sul tema La stampa americana nell’era di internet.

locandina iniziativaQuando dal pubblico è arrivata la domanda fatidica sul percorso e sulla scelta professionale formulata in modo un po’ più raffinato e parafrasata fino a celarne o almeno velarne il siignificato profondo, ovvero “ma tu, Premio Pulitzer etc etc etc, che cosa avresti voluto fare da grande?”, David Remnick ha risposto in modo candido ma non banale dicendo che il giornalismo è in fondo un modo per uscire, andare via da casa.

Frasi di questo genere possono e devono essere lette a diversi livelli: andare via da casa come uscire da una visione ristretta e provinciale del mondo (Ramnick è di Hackensack, New Jersey), ma soprattutto uscire da casa come volontà di affrancarsi e abbandonare una visione più ordinaria e codificata, meno autonoma, del mondo o autonomo per orizzonti più ampi e complessi. Ed è soprattutto in questo secondo senso che ho voluto tenerla a mente e condividerla, visto che l’esperienza del New Yorker si sta sempre più affermando nel panorama della carta stampata come un unicum - e un unicum di successo - fatto di lunghi reportage e poche fotografie, quasi a voler infrangere le regole d’oro della scrittura in Rete. E fatto anche del fine umorismo di deliziose vignette di autore! Non lo dimentichiamo anche perché ne abbiamo avuto un assaggio in apertura di serata…

Ma non è solo per questo: chiamato a parlare del rapporto tra giornalismo tradizionale e Internet, Remnick ci ha ricordato quanto sia importante proprio adesso - in un momento storico complesso come quello che stiamo vivendo, in cui nessun giornalista ha indagato veramente sulle ragioni della guerra in Iraq, e, allo stesso tempo, si afferma una sorta di giornalismo cittadino che racconta la tragedia di New Orleans restituendo al mondo la verità del reportage - il messaggio che viene restituito al cittadino. Quanto sia importante, oggi, negli USA come in Italia (immancabili le domande sulla censura e sull’editto bulgaro) la funzione sociale del giornalista di investigare, divulgare, accertare la veridicità delle sue fonti, informare.

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Commenti

3 commenti per il momento.

  • di MANUELA (29.01.2008 alle 17:27) MANUELA Identicon Icon

    NON MI HANNO FATTA ENTRARE ALL’ AUDITORIUM, ANCHE SE C’ERANO DEI POSTI VUOTI.. ADDUCENDO LA SCUSA CHE I POSTI ERANO A DISPOSIZIONE DEL PROPRIETARIO(?? DI CHE COSA?? E CHI SAREBBE COSTUI?) IL QUALE DOVEVA ESSERE LIBERO DI USUFRUIRNE QUANDO VOLEVA, ANCHE QUINDICI GIORNI DOPO LA DATA DELL’EVENTO… SE QUALCUNO ME LA PUò SPIEGARE PERCHè IO NON L’HO CAPITA!!

  • di Letizia Tavani (29.01.2008 alle 17:44) Letizia Tavani Identicon Icon

    Manuela, mi dispiace per la tua frustrante esperienza, ma in merito a questo né io né gli altri della redazione sappiamo risponderti poiché non abbiamo partecipato all’organizzazione dell’evento e, come il resto della platea evidentemente composta da fortunati, avevamo il nostro biglietto.
    Spero che all’ufficio informazioni dell’Auditorium ti sappiano dare migliori spiegazioni.

  • di Stefano Minguzzi (5.02.2008 alle 15:14) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    Non è la prima volta però che all’Auditorium si comportano in questo modo. Per motivazioni di sicurezza non possono affollare le aule, ma troppo spesso sfruttano sale troppo piccole per eventi con un richiamo ben superiore di pubblico. Spero solo che non ti abbiano fatto comprare il biglietto prima di scoprire che non c’era spazio!