pubblicato il 04 Febbraio 2008 · 2,418 letture
Cronache da Alkatraz 2
di Annamaria Ciampaglia
Rieccomi qui con la seconda parte delle Cronache da Alkatraz. La storia riprende, così come l’abbiamo lasciata all’ottavo piano di un’Alkatraz sempre, eternamente identica a sè stessa. Ma nella prima parte ho incontrato l’uomo cieco sotto il bancone della caposala al piano meno due, tra le foglie morte, con la morfina in circolo e i sensi intorpiditi…
Ora sono qui… serena, attenta forte… pronta ad affrontarti di nuovo, Mr. Whire e, questa volta, sarai tu a soccombere… Per ricevere la prima parte delle cronache da Alkatraz, ascoltare i miei brani, conoscere la mia storia, contattatemi all’indirizzo e-mail.
Seconda parte
Premessa
Dedicato a: Simona, Aldo, Max (Il signor Xatt), Debby, Fernanda (Tenente LOLA), Letizia. Giovanni, Mimmo, Guido. , Dave Mustine). Finalmente la foresta è in fiamme
All’improvviso perdi il contatto e ripercorri a ritroso il sentiero che ti porta dritta tra le braccia dell’ uomo cieco
All I’ll do is look for you.
I know your fix, you need it to
Just to get some sort of attention, attention.
What does it mean to you?
For me it’s something I just do.
I want something.
I need to feel the sickness in you
Make me bad-KORN
Eccoci.
Rivedo la mia mano che sparisce dentro la sua, inghiottita dai tribali che incorniciano l’arco pollice-palmo-indice.Stiamo sulla veranda e il sole sta calando. M’incanta la consapevolezza che quelle forme astruse, lontane e minacciose, scolpite sulla sua pelle, possano dare tanto benessere alla mia mano e a me.
Davanti a noi, sul tavolo ci sono un paio di bottiglie di birra vuote. Sotto, un grosso mastino sta dormendo accucciato all’ombra di una siepe e ogni tanto getta uno sguardo annoiato alla ciotola dell’acqua. Silenzio. Il pomeriggio sta scorrendo lentissimo.
Voglio restare qui sotto l’ombra della veranda accanto al furgone di Carl pieno di disegni colorati: teschi, tribali, fate e potenti lingue di fuoco. Ma c’è una striscia rosa scuro ad incantare il cielo si stende come il velo d’una sposa, trasparente, sul nastro viola e quieto del mare. Seguo con lo sguardo le lingue di fuoco dipinte con l’aerografo sullo sportello del furgone e mi sento al sicuro.
Oltre il cancelletto del giardino della piccola casa che abbiamo affittato per le vacanze, si snoda un sentiero dritto che corre verso la spiaggia, ansioso di sparire tra le dune di sabbia.
Ed ecco che non sono più accanto a Carl.
La striscia rosa scuro è davanti a me e mi indica il sentiero in cerca del mare. Tra un po’ i miei piedi saranno bagnati e starò li ad abbracciare la schiuma delle onde e l’orizzonte, tuffando le mie pupille sotto, oltre la superficie, in cerca delle profondità.
Man mano che il sale si depositerà sulle mie labbra, le mie braccia si faranno pesanti, stanche di spingere da parte tonnellate e tonnellate d’acqua e avvertirò la sete: cercherò di non aver paura. M’immergo sotto la superficie.
Non sento più alcun rumore ma solo specie di musica nascosta, lontana che proviene dal fondo.
E’ come un ronzio appena ovattato, e c’è un getto gelato che mi si attorciglia accanto alle caviglie. E’ solo la corrente. Ma ho freddo, perché da sempre, l’acqua m’è nemica.
All’improvviso cedo e apro la bocca per bere. Riemergo tossendo, sputo, e vomito fuori un getto d’acqua sporca piena di sale. La sete si fa insopportabile. Sto piangendo. Mentre l’intera massa d’acqua che mi circonda mormora una risata secca e lontana. Mi affretto a nuotare, come mi ha insegnato Carl, con larghe bracciate, ma avanzo in modo irregolare, mentre il battito del mio cuore sta rullando su “Make me bad” dei Korn.
La solitudine immensa e il silenzio di questo tramonto sorgono dalle profondità per ricordarmi che tra un po’ la diga non reggerà più.
Esco. Ho freddo. Tengo la testa bassa e mi fermo rabbrividendo a fissare le gocce che cadono dai miei capelli sulla sabbia fradicia del bagnasciuga.
A cosa ti serve controllare ogni notte che le chiuse reggano? Eccolo, eccolo, il fiume dei ricordi e non c’è fortezza, prigione o abisso i cui tu possa davvero rinchiuderli per sempre…. Sono quasi sicura che dietro di me, un’onda gigantesca, si sta gonfiando al largo e cresce, cresce alta alta fino a strappare la striscia rosa dal cielo e tirarsi appresso le prime stelle pallide, precipitandole per sempre negli abissi.
Non è così. E’ solo acqua di mare e a te piace fare una nuotata al tramonto.
Ma sono le lingue di fuoco che ha disegnato sulla facciata del camion e non le parole di Carl a farmi sentire al sicuro.Percorro il vialetto verso il cancello. Cammino un po’curva e ogni tanto tossisco e spunto l’acqua che ho inghiottito. E’ strano come nella luce del tramonto il terreno abbia assunto un colore verde giallognolo. Come la strada sia oscurata da ombre di forma quadrata e regolare sopra di me, curve ad osservare il verde marcio delle mattonelle.
Non sono ombre di alberi. Ma porte chiuse. Le riconosco.
Le aule sono vuote e le porte chiuse, perché a quest’ora qui non c’è nessuno.
Al tramonto questo posto si svuota, il ricordo di Carl si fa sempre più lontano e il cancelletto sparisce inghiottito all’improvviso nell’oscurità.
Per l’ennesima volta, l’illusione di questo sogno, dell’unico ricordo buono che riposa nel profondo del mio cuore, sbiadisce, scacciato dall’eco dei miei passi.
Sono ancora qui. Non mi sono mai mossa. Per chissà quanto tempo sono rimasta ferma, estranea, in piedi con gli occhi fissi nel nulla, assente e lontana, trapiantata altrove. Viva, ma priva di qualsiasi coscienza. L’ ho atto di nuovo. Credo sia la terza volta nel giro di un anno.
All’improvviso perdi il contatto e ripercorri a ritroso il sentiero che ti porta dritta tra le braccia dell’ uomo cieco.
Sta succedendo troppo spesso ormai. E se ne accorgeranno. Mi lancio quasi di corsa lungo il “Miglio Verde” , poi mi fermo a prendere fiato ed entro nella zona franca diretta verso l’entrata dell’INTERPRICE…
…Continua













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