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pubblicato il 15 Febbraio 2008 · 2,851 letture

In difesa delle donne, una petizione

di Stefano Minguzzi


Riporto e sostengo la petizione rivolta ai candidati premier della sinistra in sostegno della difesa delle donne e della laicità del nostro ordinamento.Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta! L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta - ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso è addirittura condiscendenza.da Esther_G http://www.flickr.com/photos/belljar/Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volontà della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere “cose”, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere. Lo scorso 24 novembre centomila donne – completamente autorganizzate – hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e più subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di “difendere la vita”. Perciò non basta più, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa è già nei fatti messa in discussione. Pretendiamo da voi una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze.

Esigiamo perciò che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 è quella di eliminare l’obiezione di coscienza, che sempre più spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perché a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie;

 va introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternità (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarietà del lavoro).

Questi sono per noi valori non negoziabili, sui quali non siamo più disposte a compromessi.

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PRIME FIRMATARIE:Simona ArgentieriNatalia AspesiAdriana CavareroIsabella FerrariSabina GuzzantiMargherita HackFiorella MannoiaDacia MarainiAlda MeriniValeria ParrellaLidia RaveraElisabetta Visalberghi

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Commenti

14 commenti per il momento.

  • di semmel (16.02.2008 alle 14:40) semmel Identicon Icon

    ho appena firmato. Vorrei segnalare che ancora oggi a sinistra non si sia in grado di argomentare chiaramente perchè l’aborto non è omicidio.E questo anche da parte di donne, pergiunta politiche di professione, che pur si oppongono alla neo-crociata teo-qualchecosa. Non esiste, o forse non è ancora stata totalmente assimilata dalla sinistra (financo quella “radicale”), una teoria scientifica che chiarisca il perchè l’embrione non solo non è “vita umana”, ma neanche “vita”, nè, prima della 24a settimana, “possibilità di vita”.
    C’è confusione sul concetto di vita, sul concetto di nascita e su ciò che definisce un essere umano, contro la definizione astratta e aprioristica di destra e teo che vorrebbe il soffio divino già nello zigote. Eppure esiste una teoria sulla psiche umana, la “Teoria della Nascita” di Massimo Fagioli, che chiarisce molto bene tutto ciò. Recenti scoperte scientifiche confermano che il feto, prima della 24a settimana, non ha ancora formata la retina, elemento fondamentale perchè alla nascita si crei anche una vita psichica, che è ciò che fonda una vita umana. Invito a cercare elementi su cui costruire la laicità, altrimenti si cade nell’apodittico, nel religioso, e, rispetto a chi è religioso di professione, si è sicuramente sconfitti!

  • di Simone (17.02.2008 alle 10:17) Simone Identicon Icon

    Semmel ha scritto: “Recenti scoperte scientifiche confermano che il feto, prima della 24a settimana, non ha ancora formata la retina, elemento fondamentale perchè alla nascita si crei anche una vita psichica, che è ciò che fonda una vita umana”.
    Mi sento di affermare che cio’ senza il minimo dubbio non risponde alla domanda: “quando inizia la vita?”. Non sono un esperto ma mi pare di poter dire che una persona non vedente dalla nascita a causa di problemi alla retina e’ viva e che quindi il funzionamento della retina non e’ un elemento da prendere in considerazione per rispondenre alla domanda relativa all’inizio della vita.
    In generale direi che la definizioone di cio’ che e’ vita e’ banalmente una definizione e quindi se se ne cerca il siginificato al di sotto della superficie si e’ destinati inevitabilemente a fallire. Se poi la domanda diventa: “un feto e’ cosciente?”, la domanda e’ ancora piu’ lontana dall’avere un barlume di risposta infatti non esiste al momento una teoria scientifica della coscienza (consapevolezza di essere), ovvero, dal punto di vista scientifico non esiste un esperimento in grado di rispondere alla domanda in relazione ad una persona adulta figuriamoci per un feto.
    Quindi la confusione c’e’ perche’ la cunfusione e’ inevitabile.
    La questione puo’ essere affronttata in questo caso non dal punto di vista scientifico ma solo attraverso un umanesimo della responsabilita’. La societa’ si da’ della regole e se ne assume la piena responsabilita’ senza pensare che esistano scorciatoie, ne’ scientifiche ne’ tanto meno religiose.

  • di semmel (17.02.2008 alle 15:07) semmel Identicon Icon

    affrontare il problema da un punto di vista “umanistico” non lo potrà mai risolvere e anzi troverà nell’opinione dominante la giustificazione a qualsiasi soluzione. Il problema è che non siamo nell’ambito delle opinioni. Opinione può essere quella che il feto è persona, quindi che l’aborto è omicidio e conseguentemente che la madre assassina può al limite essere condannata all’ergastolo o alla pena di morte se l’ordinamento lo prevede. Non solo, ma allora sarà senza dubbio più valida, nel principio di precauzione, l’opinione che l’embrione, forse anche da quando è zigote, è vivo, pensante, cosciente, e quindi che soffrirebbe nel momento in cui venisse ucciso. Pertanto sarebbe giusto, “sacrosanto”, utilizzare tutti i metodi per opporsi a questo “carnaio” che è l’interruzione di gravidanza. Ed infatti è quello che sta avvenendo. Il concetto di vita non è una vuota definizione, ma un dato di fatto. cioè è uno stato che si determina per un avvenimento molto pratico: la nascita. E che si arresta per un altro accadimento: la morte. Prima parliamo di processi biologici ma non di vita. semmai, a partire dalla 24a settimana, di “possibilità di vita”. Ma la vita va ulteriormente qualificata, altrimenti non vi sarebbe alcuna remora ad interromperla, cosa che facciamo quotidianamente. La vita dev’essere umana. E cosa determina la vita umana? il pensiero (lasciamo perdere la coscienza, chè, se fosse la coscienza a determinare l’essere umano, potremmo eliminare come non umano chiunque si dovesse per caso… addormentare), ma anche il pensiero va qualificato. dev’essere “pensiero umano”. Infatti, quando il mio cane mi scodinzola la mattina, “pensa”, che gli riempirò la ciotola, e infatti dopo mangiato, torna nella sua cuccia e col cavolo che mi fa le coccole! E il pensiero umano è sicuramente un pensiero emotivo, relazionale. la razionalità la condividiamo con gran parte degli animali superiori e non solo. Per tornare alla discriminante tra prima e dopo la 24a settimana, la formazione della retina (a prescindere se poi la retina funzioni) è contestuale ad un livello di sviluppo che permette una sopravvivenza (anche se con danni cerebrali tra il 40% e l’80% dei casi) in caso di nascita prematura (23a/24a). Prima della 22a no. Prima della 24a settimana, anche l’attività elettrica dell’elettroencefalogramma è indifferenziata e non concordante con i movimenti (cfr Left - n.7 del 15 feb 2008). La retina contribuisce all’attivazione del cervello. Infatti essa stessa è composta di cellule nervose, cioè è l’unico punto di contatto diretto, tramite il nervo ottico, del cervello con l’esterno, con la luce. Contribuisce perchè c’è anche la pressione del canale del parto, la reazione tattile, uditiva, olfattiva verso l’ambiente esterno. Traumantica e tale da attivare il cervello. Ma il contatto della luce con il cervello ha un effetto unico. L’esterno entra nel cervello e “accende” la mente….

  • di ELEONORA (17.02.2008 alle 15:34) ELEONORA Identicon Icon

    HO APPENA FIRMATO,INDIGNATA PER QUANTO STA SUCCEDENDO!!!
    TROVO ASSOLUTAMENTE VERGOGNOSO CIO’CHE STA SUCCEDENDO NEL NOSTRO PAESE,RIGUARDO ALLA 194…

    NON SERVONO MOLTE PAROLE PER ESPRIMERE IL MIO DISGUSTO…
    VERGOGNATEVI E BASTA!!!

  • di Stefano Minguzzi (17.02.2008 alle 19:14) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    ehm, il vergognatevi era un si vergognino (loro)? Ad ogni modo a me pare surreale quanto sta accadendo in Italia in quanto una legge c’è ed è questa che stabilisce fino a quando si tratta di interruzione di gravidanza (e non di interruzione di vita…)
    Il concetto di vita, come quella di morte, è il risultato di un consenso sociale intorno ad alcune questioni. Se anche la Scienza riuscisse a dare qualche definizione difficilmente queste verrebbero automaticamente tradotte in legge. Sarebbe quasi pericoloso.
    Bisogna costruire un consenso sociale. Fino a qualche anno fa la morte era decretata (da un medico) quando il cuore smetteva di battere. Oggi se l’elettroencefalogramma non è piatto il cuore si può fermare, ma non si parla assolutamente di morte. C’è sì una definizione medica ed una strumentazione tecnologica, ma anche un consenso che sposta in avanti l’asticella.
    Per la vita è la stessa cosa: se in Italia ci fosse consenso per ritenere vita anche solo l’idea di avere un figlio e si facesse una legge in tal senso non ci sarebbe nulla da obiettare. Ogni paese si dà le leggi che crede. La cosa assurda che si sta cercando di imporre è il tentativo di obbligare un paese a cambiare la propria legge (e quindi la propria definizione condivisa di vita) in base alle pressioni di una minoranza. Il fatto che queste due posizioni siano più o meno “scientifiche” non è sostanziale: per un laico questo è un principio sensato da seguire, per un religioso non c’entra nulla la scienza su queste questioni.

  • di semmel (17.02.2008 alle 23:47) semmel Identicon Icon

    Stefano, sono daccordo con te fino alla linea 10. Poi il tuo discorso diventa inaccettabile. Come sarebbe niente da obiettare? e La vita e i diritti della donna? e come fai a porre sullo stesso piano una posizione scientifica (senza le virgolette prego) ed un dogma religioso? Questo pseudo-liberalismo più che democrazia mi suona tanto come tirannia della maggioranza, quando sappiamo che il consenso si può creare facilmente sulle idee più aberranti … anche Hitler salì al potere per effetto di regolari elezioni! niente da obiettare?

  • di Stefano Minguzzi (18.02.2008 alle 09:56) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    Non esistono leggi giuste, ma solo leggi efficaci. Non credo nel diritto naturale di ratzingeriana memoria e quindi devo anche accettare il fatto che da un approccio relativistico escano posizioni contrarie alle mie, ma comunque legittime e legittimate dal metodo democratico con le quali sono state prese. Una cosa è se la CEI impone tramite ricatti una revisione della legge: problema di metodo, problema di sostanza. Un’altra se un partito si presenta alle elezioni sul tema dell’aborto. Problema di sostanza, ma non di metodo.

    La vita ed i diritti della donna valgono quanto la vita ed i diritti di qualsiasi essere umano: sono due prodotti sociali regolati dalla politica. Ripeto, il diritto naturale non esiste.

  • di Michele Squadrilli (18.02.2008 alle 10:20) Michele Squadrilli Identicon Icon

    perdonatemi, credo che si stia, leggermente, deragliando. anche se platealmente si è tutti d’accordo con il punto della questione: ovvero la difesa della 194 come espressione della libertà della donna di tutelarsi da un radicale definitivo cambiamento della propria vita, nei limiti della legge. in questo senso la 194 - migliorabile, se volete, come tutte le leggi - è un buon esempio di non tirannia della maggioranza. nel senso che la scienza ad oggi, la società, la volontà popolare e politica hanno prodotto dei termini condivisi per determinare entro quando e con quali modalità sia possibile per una donna interrompere la gravidanza. stop. nessuna imposizione di nessuna maggioranza. chi non è d’accordo può scegliere di non usare la 194. il discorso su che cos’è la vita, e quindi quando comincia, ovviamente c’entra, sia dal punto di vista scientifico che da quello religioso, ma è fisiologicamente legalizzato: cioè la legge, e il parlamento e quindi la società italiana attraverso essa, ha ridotto a sintesi tutte gli indirizzi scientifici, sociali e anche “sentimentali” e religiosi che oggi il popolo italiano esprime, dettando i limiti delle scelta personale e singola all’interno del contesto sociale. se un domani si creeranno altre condizioni forti per esprimere in modo condiviso un’altra legge, lo si farà. resta però forte la caratteristica della 194 come legge laica: sei libero di fruirne entro dei limiti ma anche puoi non fruirne affatto se sei cattolico, mormone o laico ma non vuoi o non condividi. nessuno impone niente a nessuno. e questo marca la distanza della legge dagli isterismi dei crociati: non la sua scientificità (cmq mutevole), ma la sua laicità e la fiducia nelle libertà del singolo. scusate la lunghezza dell’intervento.

  • di Simone (18.02.2008 alle 10:39) Simone Identicon Icon

    Mi pare che io e Stefano stiamo dicendo cose molto simili. Ovvero, il consenso e’ la chiave per affrontare questioni etiche. Sono invece in completo disaccordo con Semmel il quale ritiene che la scienza giochi un ruolo fondamentale nella scelta etica. Io faccio ricerca nel campo della fisica (ottica quantistica) ma ritengo che la scienza non abbia, ne’ questo e’ il suo fine, gli strumenti per decidere in modo indubitabile quando il feto inizia a sentire. Il problema non puo’ essere ancora posto dal punto di vista scentifico per il semplice motivo che poiche’ non esiste una teoria della coscienza non puo’ esistere una teoria relativa al quando un segnale elettrico di dolore arriva allo stato di consapevolezza. Certo si fanno supposizioni, si osservano i grafici relativi a vari segnali elettrici, si osservano le attivita’ del cervello ecc ecc ma tutto cio’ e’ ben lontano dal dare un quadro chiaro del funzionamento del cervello in modo da poter rispondere a qualche domanda a sfondo etico. La prima cosa che si deve imparare quando si affrontano argomenti scientifici e’ essere molto cauti e molto modesti soprattutto quando si parla di cose che non si conoscono, a meno che tu non abbia una lista di pubblicazioni su Nature o su altre riviste con alto impact factor e un riconoscimento mondiale, veramente stento a prenderti sul serio.
    Quindi dicevamo, il problema non puo’ essere risolto al di la’ del consenso ed il consenso non puo’ poggiarsi su basi certe. Se voi pensate che la 194 debba essere una verita’ incrollabile vi dovete armare di argomenti forti perche’ le cose stanno cambiando. Argomenti forti non sono ne’ quelli scientifici in questo ambito, ne’ ovviamente quelli verbalmente violenti come un bel “vegognatevi”…di che?
    Io sono a favore della 194 pero’ penso anche che l’egemonia culturale della sinistra sia finita e che il pensiero di sinistra subira’ cambiamenti radicali nel prossimo futuro. Una cosa che mi persuade e’ che in passato il pensiero di sinistra ha trascurato il ruolo del bambino ed esaltato in astratto quello della donna. E’ chiaro che l’aborto e’ un atto estremo che implica grosse responsabilita’, non puo’ essere pensato alla leggera come un mezzo contraccettivo, e quindi e’ bene parlarne senza nessuna vergogna di queste cose.
    Secondo me il nuovo pensiero di sinsistra dovrebbe essere basato sul concetto responsabilita’…devo andare…

  • di semmel (18.02.2008 alle 18:09) semmel Identicon Icon

    Io sono a favore della 194, ma anche….
    aiuto! Veltronite in forma acuta, si consigliano incontri ravvicinati con donne e bambini! per scoprire magari che non hanno ruoli in contrasto!
    Simone, ti ringrazio della paternale, però permettimi, non serve essere (spero) membro dell’accademia dei lincei per confrontarsi su temi scientifici. poi un giorno ti farò avere il mio curriculum e l’elenco delle riviste a cui sono abbonato, per ora accontentati di quello che dico e, se non lo condividi, controbatti alle affermazioni che ho fatto, non liquidare tutto come argomento proibito a noi, comuni mortali.
    Condivido peraltro con te che la sinistra dovrà rinnovare il proprio armamentario culturale, i propri argomenti. Ma il confronto egemonico con una destra che usa razionalità astratta e i fantasmi della religione non potrà che farsi con le emozioni, la naturale empatia e senso della realtà che alcuni di noi ancora conservano, e con l’evidenza scientifica (ma non è necessaria in effetti, serve solo a convincere i più freddi su cose che dovrebbero essere ovvie). Poi credo che sia vero che la donna sia un po’ astratta nella cultura di sinistra. Ma in quella di destra ne vogliamo parlare? vogliamo pure azzardare che non esiste? il problema è culturale e generale, colpisce tutta la nostra società chi più chi meno: l’annullamento della donna. se la sinistra vuole farcela è alle donne (quelle che più hanno resistito all’annullamento) che deve rivolgersi. Come già detto sopra, una teoria sull’inconscio (e per differenza, sulla coscienza) esiste ed è dirimente su tutte queste domande oziose sulla percezione del dolore di un ammasso di cellule primordiali. Ma chi l’ha detto davvero che la sinistra, anche in buonafede, non abbia anteposto gli interessi della durex al diritto dello sperma? Ribadisco, il buonsenso dovrebbe sostituire queste ipotesi astratte sul sesso degli angeli che solo una attitudine religiosa e astratta porta a formulare.

  • di semmel (19.02.2008 alle 00:20) semmel Identicon Icon

    sì Michele, laicità come libertà dell’essere umano, in grado di autonormarsi e di tutelare i propri diritti senza che prevalga l’assurdo e patologico hobbesiano dell’homo homini lupus. La mia vita, la mia salute psicofisica, la mia libertà e la mia realizzazione sono oggetto di una scelta senza necessariamente nuocere qualcun’altro. Questo è ciò che rende la laicità un meta-valore preziosamente umano. non tirannia di maggioranze totalizzanti ma reale esercizio di democrazia. E per questo la 194 è tanto attaccata, perchè libera, assieme alla contraccezione, la donna (e l’uomo), senza imposizione e senza che questo nuoccia nessuno, permettendole possibilità di realizzazione umana, sessuale, professionale, ancora inaccettabili per qualcuno (per fortuna ancora in minoranza oggi).

  • di weiss (2.04.2008 alle 10:55) weiss Identicon Icon

    Ho letto con estremo interesse questi post, rimanendo piacevolmente sorpreso da quanto scrive semmel (giocosamente mi son dato un nick per completare il suo). In questi tempi di scatenamento dell’offensiva cattolica parole come le sue sono boccate d’ossigeno…..e si sa che se l’ossigeno non arriva al cervello si muore. Noto che lui propone e indica una teoria della nascita. Da parte mia mi sento di dire che conosco bene di che si tratta, si tratta in fondo di una cosa semplicissima, anche se per qualcuno è di difficile comprensione. Quella teoria segue semplicemente una metodologia di pensiero rigorosissima e ineccepibile e questo per il semplice fatto che non è intrisa di moralismo o eticismo, non è deviata da portati culturali, in un certo senso verrebbe quasi da dire che non è figlia di nessuno, di certo non della cultura positivista e tantomeno di quella religiosa. Questa è la caratteristica delle scoperte scientifiche ed essa lo è anche se per forza di cose deve definirsi teoria, poichè in un mondo dove viene definito scientifico solo l’osservabile e il tangibile capirete bene che, trattandosi della scoperta della nascita del pensiero umano, questo non è osservabile nè misurabile. La cecità ottusa dei positivisti osserva solo l’attività elettrica del cervello, ma il prodotto di esso cervello, cioè il pensiero, lo annulla completamente. Invece è proprio l’accettare la realtà non materiale del pensiero come generata dalla realtà materiale e biologica che ci permette finalmente di uscire dall’idea dell’origine divina del pensiero stesso e di osservarne le manifestazioni, sane o patologiche che siano. Altrimenti il pensiero resta divino, anche per i più accaniti razionalisti.

  • di semmel (11.04.2008 alle 21:30) semmel Identicon Icon

    Weiss, concordo con te, (non sarei Semmel altrimenti) ma è difficile davvero che certe cose passino, come hai visto anche qui, che sarebbe un contesto “di sinistra”. Si discute, si è anche molto feroci nelle risposte, ma si fa finta di non aver letto certi concetti o li si liquida sommariamente, e qualsiasi riferimento uno faccia cade nel vuoto. se ti iscrivi al sito continuiamo a discuterne in un forum.

  • di weiss (16.04.2008 alle 11:24) weiss Identicon Icon

    Beh, che dire semmel, occorre molto tempo prima che un pensiero riesca a “passare”, saprai meglio di me quanto è difficile sradicare convinzioni talvolta millenarie. Oltretutto mi sono reso conto che nell’atteggiamento positivista e razionalista si annida un vero e proprio scotoma nei riguardi della natura e realtà del pensiero. Non so se riesco a spiegarmi bene ma mi sono reso conto che nonostante i materialisti-organicisti accettino la derivazione del pensiero dalla realtà biologica poi non ne riconoscono l’esistenza. Nel senso che sembra non capiscano che una volta che il cervello è attivato permettendo la formazione delle immagini, poi questa capacità di fare immagini diventa una realtà, non materiale ma realtà. Che è si subordinata al buon funzionamento del corpo ma ha una sua “autonomia”. Sarebbe il vecchio discorso che se vedo una bella ragazza il mio organismo ha una certa reazione, mentre se provoco con sostanze chimiche quella reazione la ragazza non compare concretamente. Ma loro spostano tutto sull’immaginazione e la equiparano alla realtà oggettiva, vaglielo a spiegare che io preferisco una ragazza in carne ed ossa rispetto ad una fantasticata, forse loro non ne conoscono la differenza…..a proposito di annullamento della realtà.