pubblicato il 11 Marzo 2008 · 1,928 letture
L’Assaggiatore - Marzo 2008
di Semmelweis
Se il Popolo è Sovrano, chi tenterà di avvelenarlo? E come? Sarà una pietanza servita da una multinazionale, o, più sottilmente, un film d’autore, un caso di cronaca, un libro dalla copertina accattivante, un decreto legge? Dopo anni di mitridatizzazione, con questa rubrica mi presto a fare l’assaggiatore del Re, a mio rischio e pericolo. E comincio subito con un avvertimento: ciò che ingrassa ammazza!
UNA MANIFESTAZIONE

Sabato 8 Marzo, Festa dell’Embrione – di e con Giuliano Ferrara & friends
Mi lasciavo alle spalle una Campo de’Fiori giallo mimosa, quando la mia passeggiata laica e festosa è stata disturbata da una litania proveniente da un palchetto, installato a Piazza Farnese. Assiepata tutt’intorno una piccola folla di circa 200 persone, personale tecnico e forze dell’ordine compresi. Era la contro-manifestazione pro-vita di Giuliano Ferrara. Sul Palco non era solo.
Devo dire che me l’aspettavo e pertanto non ne sono rimasto sconvolto, così come mi aspetto altre abiure significative. Giuliano, l’ateo devoto era in compagnia di Giovanni, il chierico bolscevico. L’unione di fatto tra Ferrara e Ferretti, gli Stanlio e Ollio dell’antirisata, del ghigno beffardo, sanciva così un’inquietante alleanza tra la bulimia e l’omosessualità, tra l’abiura politica e la fedeltà alla linea, tra l’odio per le donne ed il rock duro e puro, tra misticismo autoritario e il razionalismo liberale.
La vis polemica di Giuliano da qualche tempo scivola pesantemente sull’offesa personale (per chi l’avesse perso, consiglio il dibattito Ferrara-Bignardi a “le Invasioni Barbariche”) sino a questo tentativo onnipotente di annichilire
una festa che ha ben altra portata del suo capannello di amici. Ora le sue parole si confondono con il salmodiare dell’ex Cccp. Mi avvicino ed ascolto la voce metallica di Lindo che recita il suo intervento in sostegno di Ferrara. Il tono è atono, gelido. Elogia la vita, dal concepimento alla morte, con la stessa indifferenza con cui è saltato dall’abbraccio di Stalin alla groppa all’elefantino. Sul palco mi sembra di riconoscere Formigoni, il seppellitore di feti. L’atmosfera è pesante ma, nonostante mi cominci a prudere dappertutto, mi trattengo per prendere alcuni scatti. Giovinotti con i capelli cortissimi distribuiscono volantini inneggianti ad un “nuovo femminismo” (perchè l’aborto è maschio, insegna Giuliano) Rifiuto gentilmente e mi allontano, inseguito dalla voce di Lindo che intona (o stona) il suo Te Deum
Che dire… sono cambiati i tempi ed i migliori si affrettano a saltare sul carro del vincitore. Piazza San Pietro, oltretevere, è a
UN FILM NELLE SALE
Non è un paese per vecchi
I fratelli Cohen hanno saputo ritrovare il genio che sembrava avessero perduto negli ultimi tempi, ed hanno firmato un capolavoro davvero difficile da digerire. Ancora adesso ho il colesterolo fuori controllo ed è una settimana che l’ho visto! Perchè un cattivo riesce ad essere così perfettamente e ridicolmente terrorizzante? perchè un solo uomo riesce ad
annichilire, eliminare decine e decine di suoi simili così assurdamente? Perchè un paese dai confini slabbrati sul Messico, dagli Spaghetti Western in poi, riesce ancora a produrre epos? e a triturarlo e riassemblarlo in modo così creativo?
Questa pellicola ha il pregio di essere molte cose: un film di ricerca, una storia paradigmatica, un thriller mozzafiato. Non c’è la dissociazione visionaria di un Gilliam, ma forse neanche l’enigmatica inquietudine delle immagini di Bellocchio. I temi trattati sono profondi: La follia gratuita di pochi, il pensiero divino che dà la totale libertà sugli altri, animali da macello, oggetti da rompere quando non servono più. L’impotenza della maggioranza che si piega alla violenza, senza reagire, in nome di una bramosia che ha il colore verde del dollaro. Infine la reazione di pochi… ma la ricerca dei Cohen si ferma forse solo all’inizio, lasciandosi trasformare in malinconica rassegnazione/realismo. Un pasto digerito a metà, mi si piazza sullo stomaco e mi lascia l’amaro-bile in bocca.
UN’ESPERIENZA

Una cena al buio
Quando Pompea mi ha preso per mano mi sono sentito subito sì rassicurato, ma anche irritato: l’idea di dover dipendere da qualcuno per poter muovere un passo, fare la seppur minima cosa…. Lei, cieca, si muove con naturalezza e grazia in un mondo misterioso, nero, fatto di ostacoli invisibili e di risonanze, mentre io, il “vedente”, avanzo incerto e circospetto. Queste le prime emozioni nel nero pece della stanza adibita alla “cena al buio” del Ketum Bar. Finalmente riesco a trovare il tavolo nero. Di fronte a me i piatti e le posate, le brocche e i sottopiatti. Nero su nero. E gli altri, voci senza corpo, a parte Laurie, una mano nella mia a confermarci la nostra esistenza.
In questo modo è iniziata la nostra esperienza di riscoperta dell’ambiente, che è invisibile quanto lo vediamo, e al buio diventa presente e percepito consciamente come se fosse un pianeta sconosciuto. Guidati dalla voce fuoricampo della nostra ospite e cameriera e guida, abbiamo sentito senza vedere, indovinato le pietanze dal gusto, orientandoci sulla mensa come su un orologio, riempito il bicchiere lasciandoci guidare dal suono del liquido. Dopo pochi minuti tutto era naturale. Ricordo bene la soddisfazione di potercela fare, da solo. Perché l’ambiente umano non era ostile.
E’ questo ciò che i ciechi cercano di comunicarci se ne hanno occasione: civiltà. Rispetto. Non amore-compassione o pia assistenza. L’Italia è come al solito il fanalino di coda dell’ Europa; qui l’ottica assistenzialista verso il povero cieco continua a prevalere su policy laiche per l’autonomia e la dignità. Inutile dire che persino la Spagna ci ha sorpassato. I ciechi Rifiutano (giustamente) anche il lessico ipocrita e politically correct che ce li fa chiamare non vedenti o privi di vista. L’importante è l’intenzionalità dietro le parole. Come per chi la vista ce l’ha. Comunque le cene al buio sono ormai eventi diffusi in tutta Italia. A mio parere sono un’esperienza veramente significativa ed un’occasione “ghiotta” per confrontarsi con persone affette da cecità, per diffondere le loro istanze e per rafforzare la nostra coscienza civica.
UN FILM USCITO IN DVD (e in Divx)

Human Nature - Michel Gondry
(acquistalo online)
Diciamo “colpito” dalla follia grottesca de L’arte dei sogni ma soprattutto dalla geniale intuizione di se mi lasci ti cancello , ho fatto l’azzardo di guardarmi Human Nature, il primo lungometraggio del regista francese Michel Gondry, (noto anche per la
sua goliardica risoluzione coi piedi del cubo di Rubik, su U-Tube). E qui è cascato l’asino! Asino, il nostro, in fatto di natura umana, se è riuscito a condensare in un film un tale ammasso di luoghi comuni freudiani! La presenza, dietro le quinte, di uno strizzacervelli in salsa viennese, si intuiva già nei dialoghi un po’ deludenti di Se mi lasci ti cancello e si ripropone nella ideologia di L’arte dei sogni, sogni che si fanno deliri in una totale sovrapposizione di sonno e veglia. Ma In questo debutto Gondry è dilagante e insopportabile nella sua stupida saccenza, nello psicologismo da manuale, nello squallore delle immagini e nella inconsistenza della storia.
In sintesi: un uomo cresciuto nella foresta come una scimmia viene scoperto e civilizzato a forza di scariche elettriche da uno scienziato minidotato e nevrotico. finirà vittima delle stesse nevrosi del suo educatore, per di più preda di una dissociazione tra i suoi originari istinti bestiali ed un Superio tardivo. La relazione maestro-allievo è il cardine della storia, ruoli comprimari e degradanti quelli femminili: una donna barbuta e naturista ed una francese gattona e ninfomane.
UN’INIZIATIVA

Eugea
La coccinella si affaccia dalla scatoletta di fiammiferi semiaperta. Sta assaporando la libertà. Apre l’astuccio delle elitre e in un rapido ronzio è sul ramo a cui è appesa la scatola. Sul ramo la aspetta il pranzo, un grasso e verde afide, romano de roma. La coccinella invece è bolognese, rossa; ha frequentato l’università ma non lo dà a vedere. Come lei altre centinaia di piccoli coleotteri a pois partono in battaglioni per combattere la guerra biologica contro i parassiti, diretti agli orti, i campi, i giardini ove sono abolite le armi chimiche.
E’ il progetto Eugea, iniziativa di un gruppo di giovani ricercatori in seno all’università di Bologna “stanchi di non vedere risultati concreti delle proprie ricerche”. Eugea (Ecologia Urbana Giardini E Ambiente) è nata per riportare la biodiversità nelle metropoli, promuovere la lotta biologica e diffondere cultura ambientalista. Oltre alle coccinelle adulte o in uovo è possibile acquistare i famigerati criptolemi, nemici giurati della cocciniglia delle piante, o diverse tipologie di semi: dalle piante che attirano e nutrono le farfalle e gli insetti utili, alle essenze per creare un piccolo orto giardino. Infine le Osmie, o api solitarie, che Eugea commercializza con le loro cellette. Il tutto in piccole scatole coloratissime e accattivanti, confezionate da una cooperativa sociale di ragazzi con problemi psichiatrici.
E poi ancora eventi, come la festa delle farfalle, laboratori e corsi per conoscere piante ed insetti. Eugea è un’iniziativa piena di vitalità e buoni propositi che una volta tanto non sono rimasti tali. Complimenti!
UN SITO
Il Cavoletto di Bruxelles

Se è vero che l’assaggiatore si aggira spesso in cucina, che si arrabatta con risultati alterni dietro ai fornelli, all’arrivo della regina Sigrid (peraltro pretendente al trono belga) mi nascondo sotto la pentola e osservo, silenzioso e ammirato, le sue peripezie culinarie. E’ appena tornata dal mercato dove ha razziato i migliori ortaggi, che i fruttaroli le tengono da parte, irretiti dalla parlata alla Clouseau della femmina nordica. Poi abilmente e alacremente si tuffa negli ingredienti e ne esce ora profumata e piccante, ora dolce e croccante, ora speziata e fondente. E di questi suoi avatar gustosi dalla vita breve ne fa poesia e prosa sul suo elegante e sontuoso sito.













Commenti
2 commenti per il momento.
Se lo sapevo che eri in giro per Ferrara e soci ci si beccava. Noi abbiamo fatto una rapida escursione a vedere che si diceva a piazza Farnese, per il resto abbiamo seguito il corteo sindacale (di gente cmq ce n’era abbastanza). Sconfortanti gli argomenti utilizzati dagli abortisti, di una banalità terrorizzante.
Interessante invece la cena al buio, non ne avevo sentito mai parlare (io però combinerei un casino, ne sono certo).
Sul progetto Egea segnalo che alla città dell’altreconomia (e quindi in tutte le botteghe del commercio equo) sono in vendita i semi di piante che “attraggono” coccinelle ed antiparassitari bio affini. Le sperimenterò a breve.
fidati, più sei maldestro più al buio ti scoprirai agile ed a tuo agio. So che le scatoline di eugea si possono trovare anche nei negozi della città del sole, mentre tramite alcuni gas (gruppi di acquisto solidale, vedi l’assaggiatore di febbraio) che sono in contatto con eugea e si possono acquistare anche gli insetti. io la scatolina dei semi ce l’ho già, è tempo di semina! Cosa intendi per banalità degli argomenti degli abortisti? forse intendevi anti-abortisti? Segnalo tra gli argomenti non banali una conferenza interessantissima di donne - tra cui alcune ricercatrici - che si è svolta a roma presso il palazzo delle esposizioni, dal titolo ” né assassine né peccatrici - Identità e libertà delle donne oltre l’autodeterminazione”, presente anche Ritanna Armeni. visionabile, previa registrazione, a questo sito