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pubblicato il 01 Maggio 2008 · 943 letture

“La Zona” ovvero “chi segrega chi”

di Letizia Tavani

In un messicano paesaggio di baracche e povertà spicca una piccola isola di benessere, ordine e pulizia, circoscritta da mura e telecamere di sicurezza: la Zona. La violazione del suo perimetro e della sua quiete benestante non può che scatenare nei suoi abitanti un barbaro istinto di sopravvivenza. A tutti i costi.

Città del Messico. La Zona è un quartiere residenziale, un’isola barricata come una fortezza contro la miseria. Un giorno una falla si apre nella recinzione e tre ragazzi riescono ad entrare, rapinano e uccidono un’anziana e, una volta scoperti, due di loro vengono brutalmente uccisi. Il terzo, Miguel, si salva ma rimane intrappolato nella Zona, braccato dagli altri abitanti che si sono stretti a cerchio sulle sue tracce, consapevole del suo destino e di quanto può essere barbaro e feroce il senso di sopravvivenza. Uno dei ragazzi della Zona, però, Alejandro, contravvenenedo a tutti gli schemi e alle regole dettate dai “grandi”, da suo padre, prima lo aiuta, poi, dopo averlo visto cadere percosso a morte anche da suo padre, gli dà degna sepoltura.

C’è un bel po’ di carne al fuoco ne “La Zona”: la brutalità della piccola comunità che si coalizza, la legge dei padri per la preservazione dell’ordine costituito, dello status quo a tutti i costi, la ribellione del figlio ad essa come atto di egualitarismo, i regimi di terrore che si possono istaurare in certe situazioni, l’essere braccati, senza via d’uscita e di salvezza per i reietti… Ma sinceramente non basta: non basta avere un’idea o, meglio, un messaggio da comunicare per costruirci sopra un film. Non basta la morale o la riflessione socioculturale perché un film riesca.

Perchè riesca, è necessario innanzitutto non tanto avere un messaggio da esprimere ad un ipotetico pubblico, ma una storia da raccontare: sfaccettata, sfumata, incomprensibile ai più, ma pur sempre una storia. Perchè il film funzioni, quindi, la storia (o non storia) che lo sorregge deve funzionare. E questo, a La zona, manca.

In secondo luogo - non mi stancherò mai di dirlo! - un film deve le scelte formali e stilistiche alla sua storia, piega le scelte formali e stilistiche alla sua storia, in funzione della resa e dell’efficacia espressiva che l’una o l’altra tecnica, l’uno o l’altro effetto, l’una o l’altra battuta possono avere. La zona, anche grazie al suo profilo da opera prima, avrebbe potuto affrancarsi da una serie di ingiustificati formalismi (l’immancabile gettonatissima circolarità, il piano sequenza iniziale, ricordo di chissà quale lezione di storia del cinema…) verso un percorso espressivo, una ricerca di senso e di orizzonte che non sia mera didascalia dell’ennesima segregazione, dell’ennesima caccia alle streghe, dell’ennesimo orrore dell’uomo e degli uomini, ma che in quest’opera - forse proprio perché prima - non si riesce a rinvenire.

In terzo luogo, nello specifico, non basta utilizzare scenari e personaggi ammiccatamente terzomondisti per scrivere un plot impegnato, come non basta voler mettere a nudo le tendenze più basse e imperdonabili dell’essere umano per riuscirci.

Questo è “La zona”…

Scheda del FIlm

Regia: Rodrigo Plá
Sceneggiatura: Rodrigo Plá, Laura Santullo
Attori: Daniel Giménez Cacho, Maribel Verdú, Carlos Bardem, Daniel Tovar, Alan Chávez
Produzione: Morena Films, Buenaventura Producciones, Fidecine, Estrategia Audiovisual
Distribuzione: Sacher Distribuzione
Paese: Messico 2007
Uscita Cinema: 04/04/2008
Genere: Drammatico, Thriller
Durata: 97 Min

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