pubblicato il 09 Maggio 2008 · 96 letture
CRONACHE DA ALKATRAZ 5 - Password
di Annamaria Ciampaglia
Un uomo curvo su se stesso mi precede lungo il “miglio verde”. Sento ovunque l’urlo dei ricordi-prigionieri delle celle. Io sto seguendo il capo delle sentinelle, lungo le caverne della mia personale prigione interiore.
5 - Password
Am I going crazy?
Am I going insane and dazed?
Am I too lost to face this?
And what will it cost to escape?
Nothing is right.
I am so scared.
I’m I going crazy-Korn
“Questo è l’antro degli inganni: davanti ho il mago, che ora è declassato a semplice prestigiatore, con la solita maschera da povero pagliaccio e il sorriso stampigliato bene bene a coprire le lacrime impotenti del suo cuore inutile”
“Tutto bene?”
Gli occhi di Liajane somigliano ai tuoi. Li guardo e mi ci perdo. Sono chiari e profondi. Un vortice sta risucchiando la verità. Sono sola.
E’ TUTT’OK e SMETTI DI PENSARE erano in preda al panico. Credo siano corsi a chiamare il capo delle sentinelle. Ho sentito l’eco dei loro passi di corsa svanire lungo il corridoio buio e umido della mia personale prigione interiore. Ora tutti i corridoi sono vuoti.
“Io non ho effettuato alcuna operazione sulle nostre basi dati”
Alla nostra conversazione si è unita anche il tenente Lola. Due monetine brunite, e cioè, i suoi occhi, scintillano dietro gli occhiali. Ho una gran paura. E’ entrata nella stanzetta del comandante seguita da una Jody magrissima che oscilla sospesa nell’atmosfera solida dell’INTERPRICE, mentre sussurra a Xatt e Raul tutto quello che sa di questa faccenda. Odo la sua voce in sottofondo, un sussurro sfuggente, come le preghiere in chiesa tra i banchi semideserti, ma non afferro i commenti. Poi, incontro gli occhi di Raul e Xatt così increduli che quasi mi metto a ridere.
Non farlo…se lo fai adesso penseranno tutti che davvero…sei matta, completamente.
“Non ho fatto nulla. Non ho fatto nulla, controllate tutti i client. Io non ho fatto nulla”
Il comandante sembra credermi, ma il tono rassicurante della sua voce è ben distante dall’espressione allarmata del suo viso piccolo, appuntito e pieno di spigoli.
“Ci credo, ma il problema è che la persona in questione, chiunque sia, ha usato la tua password….”
Una serie di piccole contrazioni sottopelle gli disegnano in faccia un’altra decina di angoli, alcuni completamente fuori dalle più elementari regole geometriche.
Sto pensando alle stanze di Lovercraft, alle volte dei soffitti…
C’è un corvo appollaiato sulla mia spalla destra. Ma no, è un falco…
“Io non ho effettuato quella log-in. Non so chi e come fosse in possesso della mia password”
…Togli il cappuccio al falco e mandalo a caccia. Ha bisogno di volare…
Un fantasma chiaro mi viene incontro. “Vieni, siedi qui, cerca di rilassarti. Vedrai che riusciremo a capire quello che è successo.”
Jody sorride con una punta d’amarezza. Ma Lola non ha perso le speranze, anzi…
“Rintracceremo da quale punto del sistema è stata effettuata questa maledetta log-in e scopriremo chi si è connesso”.
Brava, brava falco Lola. Tu sì che sai come si prende in mano la situazione. Ora, per premio, ti farò volare. Vero? Vero che vuoi volare tenente Lola? Ti faccio allargare le ali oltre il terrazzo e liberare nel cielo altissima e poi, all’improvviso, giù in picchiata, col vento che ti fischia nella orecchie, lo stomaco bloccato e le braccia spalancate, finchè i tuoi occhietti scintillanti scorgeranno un impercettibile movimento sull’asfalto e… fuori gli artigli!. Fuori gli artigli, la preda sono io!
“la password…però…”
Il comandante mi si è fatto vicino vicino, quasi mi punge con gli angoli della sua faccia. “Magari l’hai rivelata per errore o per distrazione…o l’hai annotata da qualche parte e qualcuno l’ha letta…fa mente locale, cerca di ricordare…”
..Quest’uomo non mi crede. Non mi crede…pensa che io mi sia distratta che abbia omesso” o “sbagliato” qualcosa…
“Io non l’ho fatto, non l’ho fatto, non l’ho fatto…”
…la guerriera con la spada sguainata e il falco-Lola sulla spalla…
…Togli il cappuccio al falco e mandalo a caccia. Ha bisogno di volare…
Un fantasma chiaro mi viene incontro. “Vieni, siedi qui, cerca di rilassarti. Vedrai che riusciremo a capire quello che è successo.”
Jody sorride con una punta d’amarezza. Ma Lola non ha perso le speranze, anzi…
“Rintracceremo da quale punto del sistema è stata effettuata questa maledetta log-in e scopriremo chi si è connesso”.
Brava, brava falco Lola. Tu sì che sai come si prende in mano la situazione. Ora, per premio, ti farò volare. Vero? Vero che vuoi volare tenente Lola? Ti faccio allargare le ali oltre il terrazzo e liberare nel cielo altissima e poi, all’improvviso, giù in picchiata, col vento che ti fischia nella orecchie, lo stomaco bloccato e le braccia spalancate, finchè i tuoi occhietti scintillanti scorgeranno un impercettibile movimento sull’asfalto e… fuori gli artigli!. Fuori gli artigli, la preda sono io!
“la password…però…”
Il comandante mi si è fatto vicino vicino, quasi mi punge con gli angoli della sua faccia. “Magari l’hai rivelata per errore o per distrazione…o l’hai annotata da qualche parte e qualcuno l’ha letta…fa mente locale, cerca di ricordare…”
..Quest’uomo non mi crede. Non mi crede…pensa che io mi sia distratta che abbia omesso” o “sbagliato” qualcosa…
“Io non l’ho fatto, non l’ho fatto, non l’ho fatto…”
…la guerriera con la spada sguainata e il falco-Lola sulla spalla…
Ma non cedo, sono solida. So che c’è altro dietro, qualcuno sta cercando di ingannarci, cogliendo di sorpresa l’elemento apparentemente più debole della catena, cioè me. L’unica abbastanza inesperta di basi dati da poter davvero combinare un disastro come questo. La cura di faccia di Luna Piena però ha dato i suoi frutti. Relego tutte le voci che m’assalgono in un angolo disabitato della mia testa e chiudo i cancelli: posso resistere. Non sono pazza. Solo…fragile, a volte. Ed ho paura. Aver paura non vuol dire non aver coraggio..
Tum, tum tum…dei passi. Qualcuno sta attraversando il corridoio in direzione delle sbarre. Finalmente!!! E’il capo delle sentinelle, vero? E’ lui, è lui…siamo salvi…Mio Dio ho voglia di piangere… Diglielo tu, capo delle sentinelle, diglielo tu che io non ho rivelato a nessuno la mia password!!!
“Non ho ceduto a nessuno la mia password” Lo sto ancora sparando sulla faccia del comandante. Stavolta, non me ne sono accorta, ma sto urlando.
La mia password è un segreto così inconfessabile e profondo che non potrei cederla a nessuno. Tu neanche immagini, comandante qual è la mia password!!!
Il Comandante sospira. Leggo il dispiacere nei suoi occhi. Forse lo sto giudicando male.
“Anch’io sono convinto che riusciremo a trovare il vero autore di questo casino, ma per il momento la persona in questione sei tu. Ed io per proteggerti debbo allontanarti da qui. Ci sarà una denuncia penale e rischi grosso”
Sto scuotendo la testa meccanicamente. Sono seduta davanti alla postazione di Xatt con le spalle a quella del tenete Lola e lo sguardo fisso sul monitor spento di Lajajane. Credevo di avere gli occhi asciutti e invece sto piangendo a dirotto. So che tra un po’ dovrò alzarmi ed uscire di qui. La mia squadra si sta premurosamente adoperando per calmarmi, ma più va avanti questo disastro intorno a me, più quasi non riesco più a sentirli. Mi giro lentamente perché qualcuno mi sta appoggiando di nuovo una mano sulla spalla e sento la pressione lungo la schiena.
“Ci sei?”
Sì, ci sono ancora. Ma non so quanto riuscirò a durare.
E’ il Comandante. Lui e il tenente Lola stanno l’uno accanto all’altro. Quasi sorrido, sembrano una romantica coppietta d’altri tempi, pronti a prendere il provvedimento più giusto, meno duro, ma efficace per insegnare la dritta via alla figlia ribelle. Si vede che gli dispiace ma…proprio non possono fare diversamente.
TU: “Ci sei? Resta cosciente un altro po’…”
IO “…Chi sta parlando?”
TU “Ascolta, ascolta ascolta…”
IO “Non ci sono, non ci sono, non ci sono, non ci sono!!!!”
“Dimmi comandante, dimmi tenete Lola. Ho bisogno di voi. Aiutatemi. Io non ho fatto nulla e voi due lo sapete bene. Ho fiducia in voi. Ho fiducia che farete tutto il possibile per aiutarmi”.
Il volto del comandante è pallido e triste. “Si, ma anche tu devi aiutarci”
Lola annuisce lentamente e ritoglie gli occhiali. “Prima cosa devi andartene subito da qui. Non vogliamo che nessuno venga a farti domande. A scovare chi e come ha effettuato la tua log-in, ci pensiamo noi, ma tu devi giurarci che non hai rivelato a nessuno la tua password”
IO “Sei tu a parlare VERO? Ti riconosco…”
TU ”Sta tranquilla e continua a pregarmi. Loro non ti aiuteranno. Loro fingono come tutte le persone che hai intorno. Non rivelargli il nostro segreto. Non farlo. Loro ti tradiranno perché ti hanno visto volare. E non si vola, non qui ad Alkatraz”
Sto tenendo gli occhi stretti per trattenere le lacrime.
“Ve lo giuro.”
TU: “Esci da qui ora e non fiatare! Allontanati da loro, chiusa e blindata nella tua personale follia in cui solo io posso e voglio aiutarti. E poi, consegnami tutte tue nuvole: voglio prima studiarle, poi rubare tutti i tuoi colori e poi distruggerti”
IO: “tu hai paura…perché non vuoi che gli riveli la mia password? Che c’entri tu con tutta questa storia?”
Il comandate sorride leggermente e la pressione delle lacrime nei miei occhi diviene ancora più forte. Ho la certezza che mi creda.
“Ora la tua password”
Rispondo senza alcuna esitazione.
Eccola….…
Sto andando al bagno per rinfrescarmi un po’.
Il miglio verde m’inghiotte.
Dalla vetrata alle mie spalle m’inonda una luce gialla e malata. Come me e il mio destino, ora, che sto per lasciare la mia prigione, il mio rifugio.
Sto camminando lentamente. Gli studenti stanno seduti per terra con i libri sgualciti aperti sulle ginocchia e due portantini tra cui una donna sulla cinquantina coi capelli giallo paglierino, che di solito parla, parla, parla, mi salutano ma non mi dicono nulla, perché i miei occhi sono vuoti. Ecco il bagno. Ecco lo specchio. Ecco la mia faccia. Poche rughe e uno sguardo tutto sommato ancora razionale cosciente.
Cosa è successo? Chi e perché mi ha fatto questo scherzo?
Sta arrivando il capo delle sentinelle. Finalmente! Lo sento camminare nella mia testa. La chiave sta girando nella serratura della porta del bagnetto privato.
L’istinto però, mi ordina di non entrare. Non è ancora il momento giusto. Mi fermo, torno indietro fino alla porta dell’Interprice e ripercorro il miglio verde. Le chiavi del bagno, con il loro laccetto blu, le tengo strette nel palmo della mano destra. La luce gialla m’ avvolge come un sudario. M’accorgo ma solo di sfuggita che gli studenti stanno ridacchiando: pensano che la signora che fa avanti e indietro per il corridoio è un po’…un pò svitata. Forse sta poco bene. Qualcuno dovrebbe capirlo.
Qualcuno dovrebbe pur capirlo che la signora non sta bene!
Gli amici, i parenti, i colleghi, i genitori, Mr. Craig, Dave Mustine, qualcuno di voi dovrebbe capire che la signora è malata e aiutarla.
Silenzio. Silenzio, lungo il miglio verde e tante, tante ombre.
Un uomo curvo sta camminando davanti a me. Non è un Ota, non è un portantino, né un generale, né un caporale. In mano, ha una chiave.
E’ IL CAPO DELLE SENTINELLE. Lo intuisco. Lo so e mi salverà. Finalmente, Capo delle Sentinelle, metterai a tacere i ricordi che sbattono le ciotole contro le sbarre e mi salverai, vero?
L’uomo curvo prosegue davanti a me, verso il bagno, ma in realtà sta andando ad assicurarsi che le porte delle celle siano tutte ben chiuse. Lo seguo. Ti seguo. Ecco, ecco…stiamo scivolando lungo il corridoio e sull’isola dove sorge Alkatraz piove e ai prigionieri non piace la pioggia, li innervosisce.
Ecco, ecco io non ti perdo capo delle sentinelle sono dietro di te.
Ecco che svolti a sinistra. Ecco le celle e, dentro, i miei ricordi che urlano. Li vedo, li riconosco, nitidi, uno per uno, giorno per giorno, ore, istanti, ognuno ha un volto, perso, eppure vivo nella folla…oh mio dio …
Eccone uno: “Perché non mi abbracci…abbracciami…”
Così parla il ricordo che ho di te. Eccoti in un istante lontano: tu che cammini a mio fianco e mi racconti le tue storie e poi io che sto cantando alcune cose che tu conosci così bene. Il tuo abbraccio freddo gronda d’inganni.
Passo di nuovo davanti allo specchio sospeso sopra il lavandino, ritrovo la mia ombra e tiro fuori ancora una volta le chiavi del bagno.
Il capo delle sentinelle è davanti a me.
Ora chiuderà con mille mandate quelle celle e tu sparirai per sempre
L’uomo curvo davanti a me sta infilando la chiave nella toppa. …potrebbe esser chiunque, un fantasma o anche lui un vecchio ricordo.
E chi mi dice che Faccia di Luna piena abbia detto al verità?
Si gira verso di me. Lentamente. C’è poca luce, ma ci vedo benissimo. All’inizio, non mi rendo conto di quanto sta succedendo. Intuisco che sta sorridendo e provo un grande stupore. C’è qualcosa che riconosco, di antico e dolciastro nel modo in cui sta annuendo e mi fa cenno col dito di girarmi a guardare la porta.
“e…voila!!!!signori e signori…niente trucchi”
Ancora riconosco il sapore dell’attesa, il non sapere chi o cosa ho davanti e cosa sta per succedere, l’ansia e allo stesso tempo il desiderio di reagire. Sono in un luogo che conosco troppo bene, una caverna in cui m’oriento a perfezione tra dolore e ricatto. Questo è l’antro degli inganni: davanti ho il mago, che ora è declassato a semplice prestigiatore, con la solita maschera da povero pagliaccio e il sorriso stampigliato bene bene a coprire le lacrime impotenti del suo cuore inutile.
“chi sono, chi sono, chi sono? Hai indovinato piccolina???
Giù la maschera. E’ il contorno del viso a stupirmi….così familiare…e mi fa ancora paura. E per antica abitudine desidero che mi sveli il segreto della sua protezione.
“guarda cosa ha il serbo il tuo mago speciale, che solo per te è magico in tutta la terra, l’uomo del miracoli, l’uomo curvo, il capo delle sentinelle… o, se preferisci, l’uomo cieco, solo per te….”
Un artiglio m’ha afferrato il cuore.
E’ la piega sottile delle tue labbra ad incrinarsi in un sorriso di sfida.
SEI TU!!!! .
D’istinto abbasso lo sguardo sulle mie mani. Due palmi bianchi rivolti verso l’alto, irrimediabilmente vuoti, come una mendicante. Le chiavi del bagno sono sparite. Erano le chiavi della cella dei ricordi e LE HAI TU. Me le hai rubate. Le hai sempre avute tu. Riconosco il tuo viso, ma non vedo i tuoi occhi… Me li nascondi tuoi occhi, i tuoi begli occhi scintillanti d’acqua di lago ghiacciata. Per evitare che io ritorni savia…
E cosa fai? Ecco che ti giri di nuovo, stai scuotendo la testa come per rimproverarmi: già, come potevo essermi illusa di averti scacciato per sempre con le chiacchiere di una psichiatra? Eri tu, anche quando sentivo la voce rassicurante di Faccia di luna piena, eri tu.
E ora non hai alcuna intenzione di chiudere le celle, anzi, le stai spalancando. Lo stai facendo davvero. Ed io non posso fermarti. Eccoli, eccoli, eccoli,… un immensa schiera d’ombre che s’assieapano verso la porta impazienti di uscire e liberi e furiosi, straripare e incendiare per sempre tutta la mia testa. Sento la tua risata Mr. Whire, mentre li fai uscire.
E mentre infilo la mia chiave nella toppa della porta del bagno un onda immensa, nera, solida e pesantissima d’oscurità mi cala sugli occhi e gli studenti allarmati comprendono che la signora sta male e i due Ota chiacchieroni corrono verso di me e io cado, cado, cado, tra la porta e il lavandino, sotto lo specchio incrostato del bagno privato all’ottavo piano di Alkatraz, mentre il sistema informativo è in crash perchè qualcuno ha effettuato una log-in con la mia password al solo scopo di farmi buttare fuori da qui, farmi uscire allo scoperto e riprendersi la mia anima.
Quel qualcuno è l’unico a poter conoscere il mio segreto. Il nostro segreto.La mia password.
Sei tu.













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