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Not with my brain 0.1

di Andrea Fiore · 28 Marzo 2003

I GIUS-PACIFISTI E LA SUPERPOTENZA

“..E’ ben possibile che le grandi macchine di potere siano state accompagnate da produzioni ideologiche ..ma alla base non credo che quello che si forma siano delle ideologie:é molto di meno e molto di piú . Sono degli strumenti effettivi di formazione e accumulazione del sapere, sono dei metodi di osservazione, delle tecniche di registrazione, delle procedure di indagine e di ricerca, degli apparati di verifica .. “

All’indomani della prima notte di bombardamenti, nelle universitá come in moltissimi altre istituzioni e luoghi di produzione ci sono state astensioni spontanee dal lavoro, la CIGL ha proclamato due ore di sciopero generale, interi consigli di facoltá in tutta Italia hanno votato una sospensione temporanea delle lezioni come gesto di condanna e contrarietá alla guerra in Iraq.
Nonostante si sia diffuso, mai come questa volta, nel nostro paese come in altri (Spagna e Inghilterra, ma anche Giordania, Egitto, Siria, ecc. ), un cosí unanime e trasversale dissenso; tanto forte da far vacillare la credibilitá politica degli attuali establishment, é necessario, nell’ottica di un’opposizione attiva ed efficace ad uno scenario di guerra permanente, confutare una serie di argomentazioni politicamente deboli, anche sul fronte pacifista.

Ció che dovrebbe farci venire la pelle d’oca, dei tanti discorsi, delle tante assemblee e dei tanti consigli di facoltá anti-guerra a cui abbiamo preso parte e a cui avremo modo di assistere nei giorni a venire, é la pretesa, sostenuta a botte di un arrugginito armamentario teorico umanista, di sancire un improbabile se non ipocrita estraneitá, del mondo delle istituzioni e dell’universitá, alla “cultura della guerra “: estraneitá che si fa cecitá forzata, ostinazione nel non voler affrontare i reali nessi tra potere e produzione di sapere, o peggio
Spudorata ipocrisia nel celare le complicitá e le nefaste simbiosi, allacciate nel tempo, all’oscuro dei piú, tra universitá, ricerca, istituzioni pubbliche e imprese e apparati piú o meno direttamente coinvolti nel buissness del warefare. Forse per alcuni sará triste ammetterlo, ma le argomentazioni squisitamente giuridiche con cui ci si prova ad opporre alla guerra in atto hanno le gambe corte e sono destinate a far fare poca strada a chi se ne serve; se non altro perché ci condannano nel loro legalitarismo e nella loro acritica e totale accettazione e riconoscimento delle attuali forme di sovranitá politica ad una impotente e castrante immobilitá . Questa seconda superpotenza mondiale di cui in questi giorni si fa un gran parlare, battezzata dal New York Times e affiorata nitidamente agli occhi del mondo lo scorso 15 Febbraio, non é una maggioranza silenziosa, non é nemmeno un caotico agglomerato di corpi vocianti e di segni variopinti che non prende parola e non agisce se non per mano e per bocca dei sui rappresentanti ” democraticamente eletti “(che anzi spiazza e anticipa dove non li mette palesemente in crisi), probabilmente non é nemmeno l’opinione pubblica, cosí come l’abbiamo conosciuta il secolo scorso . La “superpotenza ” é tale solo nel suo essere parte integrante del lavoro sociale assoggettato, consumo produttivo, motore della produzione diffusa di ricchezza e plusvalore, ma anche di informazione, intelligenza, sapere, … E’ proprio questo che le si contesta e non le si riconosce nel momento in cui si tenta di ricondurla e reinquadrarla negli asfittici binari della sovranitá e della rappresentanza che essa eccede e scavalca. Michael Foucault dedicó quasi tutta la sua opera all’emergere storico, collocabile a cavallo tra il diciassettesimo e il diciottesimo secolo, di apparati(l’esercito, la polizia, la clinica, ecc) e procedure(la reclusione, il controllo, la misurazione, la scrittura, ecc. ) disciplinari che via via autonomizzarono l’esercizio del potere dalle forme giuridiche di sovranitá all’interno delle quali questo fu codificato e legittimato nei secoli. Per quanti non abbiano potuto o voluto raccogliere l’ereditá teorica e politica di del suo come di molti altri studi, basterebbe un minimo di memoria sulle ” stragi di stato ” nostrane, sul peso politico esercitato in recenti vicende storiche di molti paesi dell’america latina e di altre parti del mondo da parte di servizi segreti e apparati speciali come la Cia, l’Fbi, il Moassad, ecc. , fino ad arrivare all’undici settembre e ai misteri in cui restano avvolti molti dettagli circa l’effettive dinamiche a monte dell’ accaduto; per comprendere la triste attualitá del lavoro di Foucault.

OUT OF CONTROL

“Il Progetto Manhattan non aveva nessun tipo di rapporto con la vita sociale o industriale del nostro paese” ha scritto Herbert Marcus, un giovane avvocato consulente per la politica nucleare di Dean Acheson. ” Era uno stato separato…. con i suoi mille segreti. Godeva di una peculiare sovranitá, tale che avrebbe potuto pacificamente o violentemente porre fine a tutte le altre sovranitá”.

A spingerne oltre le conseguenze politiche si aggiungono testi ben piú recenti, non antichi documenti sepolti dall’oblio e dalla polvere degli archivi e riesumati dalla pazienza e dalla passione di un ” genealogista “, ma inchieste scritte da giornalisti e stampate sulle patinate pagine di celebri riviste internazionali.

Nello scorso Numero del mensile Californiano Wired (Febbraio 2003), un lungo reportage “The pentagon’s private army ” a cura di Dan Baum, si racconta della recente acquisizione, da parte della Computer Science Corporation, un gigante della consulenza informatica, della Dyncorp, una delle molte aziende che, a seguito della istituzione dell’esercito di professionisti e dell’ attentato alle torri gemelle ha deciso di fare della “sicurezza nazionale ” il proprio Buissness primario( in questo caso si parla del 98% dell fatturato complessivo). ” Nata nel 1946, col nome di California Eastern Airways da un gruppo di Piloti reduci della seconda guerra mondiale decisi a sfondare nel buissness del trasporto aereo , la Dyncorp riflette l’evoluzione dell’industria della difesa. Presto, la compagnia trasportava per via aerea aiuti verso l’Asia, per via della guerra in corea, caricando file di WITE SANDS MISSIlE e variando, tra aviazione governativa e lavori manageriali… (n. d. r. traduzione mia)”
Dopo una circolare interna dell’ufficio amministrativo del pentagono, che augurava l’esternazione a privati di molte sue funzioni interne risalente al 1966 e un definitivo mandato che la autorizzo definitivamente da parte del presidente Regan nel 1983, oggi la Dyncorp é una azienda che impiega circa 23000 dipendenti e , suddivisa in nove divisioni, svolge funzioni che includono la gestione delle mense e degli edifici militari, la manutenzione e la progettazione delle tecnologie di rete luoghi, mezzi e uomini, l’addestramento strategico e alla leadership , fino allo stesso reclutamento; ed é impegnata in affari come raid aerei con disserbanti ed erbicidi sui campi di coca in colombia o nella protezione di illustri personaggi pubblici come il neopresidente afgano Hamid Karzay. Un Altro reportage su questo fenomeno, é stato recentemente scritto per la rivista americana Fortune da Nelson D. Shwartz e poi tradotto e pubblicato per il pubblico italiano da Internazionale del 14/20 Marzo

Col titolo “Affari di Guerra “:qui oltre alle aziende e alle vicende giá menzionate se ne aggiungono altre:come la KBR della Hallyburton, la Cubic, la MPRI, un arcipelago decisamente in crescita in USA(come descrive l’autore ” Secondo una stima , quest’anno il pentagono verserá almeno trenta miliardi di dollari- l’otto per cento del suo bilancio totale- a societá militari private, anche se gli stati uniti non dovessero attaccare l’Iraq “) ma in corso di esportazione anche nel il vecchio continente (soprattutto per quanto riguarda i paesi recentemente entrati nell’alleanza atlantica) e ovviamente destinato a giocare un ruolo rilevante anche nelle attuali operazioni in Iraq; tanto nel buissness della distruzione del vecchio regime, quanto in quello della ricostruzione dei nuovi apparati militari e polizieschi che ne comporranno uno nuovo . E’ interessante rilevare come la simbiosi ormai consolidata tra apparati militari e aziende private del buisness della difesa, ne aumenti notevolmente il potere decisionale collocandolo quasi completamente al di fuori della sfera decisionale sancita dal diritto: il pentagono infatti, non é tenuto a notificare al consiglio progetti e convenzioni con privati la cui somma sia inferiore ai 50 milioni di dollari. A questo si aggiunge quel fenomeno a noi italiani noto, chiamato Lobbing attraverso il quale, in un paese in cui vota il 50% della popolazione che ne ha diritto, gli interessi consociati di apparati e grandi aziende monopolistiche influenzano i comportamenti dei votanti attraverso la leadership di opinione, le pressioni sui media e un massiccio drenaggio delle campagne elettorali dei favoriti attraverso capitali privati . Ma tornando all’articolo pubblicato su internazionale é il caso di citare qui alcune riflessioni dell’articolista di fortune a seguito di un colloquio con Paula Rebar, analista del pentagono , “a proposito i alcuni problemi che derivano dall’avere sul campi di battaglia dipendenti di societá private . Possono portare le armi? se dopo essere stati attaccati fuggono dalle proprie postazioni, vanno considerati disertori? se catturati , sono prigionieri di guerra e rientrano nelle convenzioni di Ginevra? Le risposte a questi interrogativi non sono rassicuranti, perché il pentagono non ne ha nessuna . ” Forse questo, alla luce delle recenti e surreali accuse di Bush all’ Iraq riguardanti il mancato rispetto delle convenzioni di Ginevra sull’uso politico e mediatico dei prigionieri, puó bastare a chiudere questo escursus sull’impotenza del pacifismo giuridico di fronte ad una sempre piú marcata estraneitá degli apparati alle leggi in seno alle quali questi si legittimano e si costituiscono.

SAPERI AL FRONTE

“I am become death, destroyer of worlds. ” - Robert Hoppenheimer, direttore scientifico del Progetto manhattan

“Devo ammettere che scoprire i segreti della Natura é tra le cose piú affascinanti che ci possano essere. Ma puó darsi che qualcosa sia insieme molto affascinante e molto pericoloso. La scienza puó dire “Se vuoi costruire una bomba da 100 megatoni devi fare cosí e cosí”, ma la scienza non puó mai dirci se dobbiamo costruire una bomba da 100 megatoni. Penso quindi che gli uomini dovrebbero interrogarsi piú a fondo sulle motivazioni etiche delle loro azioni. E gli scienziati, mi dispiace dirlo, non lo fanno molto spesso”. - Franco Rasetti, scienziato, disertore.

Dunque chiudiamo qui, le pedanti discussioni sui limiti del diritto per spostarci su altri territori e su altre discipline, per concentrarci su aspetti forse meno immediatamente leggibili ma, credo, maggiormente strategici e propositivi rispetto alla critica e all’azione politica.

Abbiamo giá accennato al nesso tra saperi e poteri in Foucault, alla non neutralitá dei primi e alla reticolaritá dei secondi, ora si tratta di approfondire questo nesso, correlandolo con alcune note di carattere storico sulla recente genesi, in grembo agli apparati militari, di alcune discipline di carattere tecno-scientifico(come la cibernetica e l’informatica); al fine di indviduare in esso , margini operativi, linee di fuga, possibili spazi per sortite tattiche . E’ bene ricordare, come fa Davide Bennato, ricercatore presso la cattedra di sociologia della comunicazione di massa della facoltá di scienze della comunicazione(La Sapienza Roma) in un suo recente lavoro sulla costruzione sociale dell’informatica chiamato “le metafore del computer ” pubblicato recentemente dalla Meltemi che concetti come quello di feedback delineato nella teoria dei sistemi di Wiener trovó nella contraerei la sua prima applicazione tecnica, e che lo stesso termine computer “..in origine designava le donne addette al calcolo delle tabelle di tiro..presso il Balistic Research laboratory, situato nel poligono di tiro di Aberdeen, nel Maryland..”, che due importanti matematici , padri fondatori dell’informatica come Von Neuman e Alan Turing collaborarono al progetto di decrittazione dei messaggi in codice dell’esercito tedesco denominato Enigma, fino ad arrivare ad Arpanet, alla computer grafica e cosí via ; fino ad oggi. Quello del legame istituitosi in modo vistoso a partire dalla seconda guerra mondiale, tra ricerca scientifica da parte di istituzioni pubbliche e apparati militari é un problema politico emerso agli occhi del mondo a partire dallo scoppio dell’atomica(tragico epilogo del progetto Manhattan a cui collaborarono i piú celebri fisici e scienziati dell’epoca come Vannevar Bush, Hopenneimer, Fermi, Heinstein, ecc. )e a partire dall’inizio della guerra fredda e della strategia della deterrenza. Problema che, anche grazie alla nascita del movimento ecologista e alla fortuna di libri come “Silent Spring” di Richel Carson, ha sollevato questioni di carattere etico sul lavoro degli scienziati, sottolineando quanto all’interno della scienza e dei sui ” regimi di veritá ” fossero in gioco questioni politiche e incrinando , una volta per tutte la presunta neutralitá di una scienza che si voleva a tutti i costi al di sopra delle parti, volta al sola ricerca della veritá . Beh questa neutralitá dei saperi, se mai é esistita, oggi é persa per sempre, il che fa calare inevitabilmente un ombra tetra di morte su gli idilliaci luoghi della “cultura di pace ” di cui vagheggiano i nostri umanisti, portando le operazioni belliche, le loro conseguenze e le loro responsabilitá dentro i cancelli dei campus e delle universitá . Mi chiedo se non sia piú efficace, al fine di ostacolare il sopraggiungere totale della catastrofe, invece di cercare cavilli e azzeccare garbugli per mostrare che questa guerra é illegale, iniziare a pensare ad una risposta politica al taglio(in quasi tutti i paesi d’Europa e d’America) della ricerca pubblica e della spesa sociale, in favore della generale corsa al riarmo e del conseguente incremento nella ” militarizzazione ” della formazione, della ricerca e della produzione in genere. Forse molti non se ne sono ancora accorti, certamente a qualcuno fará comodo il fatto che non ce ne accorgiamo, ma da tempo si scavano trincee nei dipartimenti e nei centri di ricerca, i saperi, armati di elmetto sono giá al fronte e accompagnano i “nostri ragazzi ” nelle loro prodezze, vestendoli ed equipaggiandoli con le piú soffisticate tecnologie disponibili: si puó lavorare per il warfare con una bandiera arcobaleno calata dalla finestra della porta accanto e la guerra moderna non ha sempre meno bisogno di persone che alle sette di mattina si mettano in riga per l’alzabandiera. La moderna societá disciplinare, che ha raggiunto in paesi come Israele e gli Stati Uniti le sue punte piú avanzate e a botte di invasioni, lotta al terrorismo e marketing del terrore si arricchisce e si rafforza, ha messo a punto forme di coercizione, piú sottili e piú efficaci
, la cui sottrazione richiede pratiche all’altezza della loro soffisticazione; siamo tutti complici , anche solo pagando le tasse universitarie. Altro che estranei, siamo assoggettati e resi strumento di morte e dominazione dal potere, ma é il nostro stesso assoggettamento, la nostra posizione strategica che ci mette nella condizione per reagire e provare a rovesciarlo.

aAAAAA
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