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Addio alla violinista (non è andata via lei, sono andato via io)
di Luca Egitto · 10 Ottobre 2004
Certo poteva scegliere un giorno diverso dalla domenica per suonare senza silenziatore, ma che ci volete fare, guerra voleva e guerra ha fatto fino in fondo. Dal canto nostro non si e’ certo avuto pietà delle sue orecchie e dei suoi quieti pomeriggi, in fin dei conti abbiamo tutti soffocato biecamente quel dolce fruscio di rami e foglie cosi’ irreale in centro a Londra. Cosi’ irreale che qualche vicino cretino ha ben pensato di falcidiare buona parte delle piante chiamando l’operazione “potatura”. Beh, tanti saluti a tutti, alle piante, al surreale silenzio di Londra, e alla violinista nevrotica.Mylo “Destroy Rock’n'Roll” (etichetta)
Malgrado il titolo non esattamente conciliante, il disco di Mylo non ha nulla di culturalmente oltranzista. E’ zuccherato senza nauseare, sinuoso e ammiccante senza essere ruffiano (vabbe’ , un pochino..), orecchiabile senza spogliarsi della propria dignita’ artistica. Sebbene la definizione “risposta scozzesse ai Royksopp” abbia il consueto carattere irritante proprio dei titoli dei magazine inglesi, in realta’ il parallelo e’ abbastanza appropriato.Ma a parte questo, il risultato del lavoro di Mylo (fatto con un G4 usato e solo con programmi scaricati gratuitamente da internet) e’ ottimo nella sua drammatica semplicita’ (che mancava dai tempi dei primi Daft Punk) e nella capacita’ di riempire qualsiasi momento della giornata. Ritmicamente dritto, dal mid-tempo su fino alla house vera e propria senza mai essere banale, DestroyRocknRoll non mostra i muscoli ma piuttosto sorrisi ironici, una traccia-killer (Drop the pressure) sounata
ovunque ci siano degli speakers a Londra, una strizzatina d’occhio non scontata ai fottutissimi anni 80 (campione di “Bette Davis eyes” dentro di
“In my arms”) e un generale disinteresse per raffinatezze stilistiche e perversioni trendiste.
Lodi sperticate nel Regno Unito, con conseguente e meritato boom di richieste (radio,clubs,festival) per il ragazzo, che secondo me merita l’acquisto immediato in tutto il territorio della Repubblica.
Se dopo avere ascoltato Mylo avrete pensato che se una sola persona senza la mediazione di altri artisti, con attrezzature di seconda mano o avute gratuitamente, riesce a creare un lavoro cosi’ bello chiamandolo “Destroyrocknroll” , e’ possibile che possiate essere pervasi dalla
convinzione che probabilmente il rockandroll sia diventato davvero inutile.
Ma tale sopravvenuta disillusione verso la collegialita’ creativa e soprattutto verso la strumentazione tradizionale svanisce in un attimo ascoltando:
!!! “Louden up now” (Warp)
[Pronunciabili come "Chk chk chk"(presunta onomatopea di !!!)]
Sono sette, e solo combinando sette cercelli artistici di alto livello si puo’ fare una cosa del genere. Punto a favore delle collegialita’ creativa.
Secondo l’ormai consueta formula “capelloni di New York che suonano house con strumenti rock” (vedi Radio4,The Rapture,LCD etc.) ,variando dal
down-tempo alla quasi-house, abbinando tastierine diaboliche a chitarre timidamente grattuggiate, i “Chk chk chk” hanno nell’originalita’ la propria
forza.
Forza che sta nel suono incatalogabile ( la sezione ritmica cammina in modo vagamente house,ma avvicinare tutto il complesso a questo suono e’
inappropriato data la vitalita’ chitarristica), nell’ apparenza fuorviante (fotografati con maschere teatrali, sfuocati nei video, e con un nome cosi’), e nella casuale distribuzione dei compiti musicali (ogni componente del gruppo suona almeno tre strumenti, a rotazione, con aggiunta di un manipolatore di suoni anche lui a girare su diversi strumenti tradizionali, un casino insomma).
E’ chiaro che mentre cercano di dirci qualcosa nel loro originalissimo modo -”Me and Giuliani down by the School Yard- a true story”, “Shit-sheisse-merde” a volte cantando a volte sussurrando o conversando- i “Chk chk chk” tentano, riuscendoci,di farci ballare con una piacevole insistenza.Da “When the going gets tough” a “Pardon my freedom” a “Hello? is this thing going on?” passando per”Shit, sheisse, merde pt.2″(fantastica) il tessuto della musica mostra almeno tre trame diverse per traccia, mai pesante o troppo spesso,ma di colore sempre diverso, dalle sfumature inaspettate, riuscendo a combinare quello che ai giorni nostri sembra inconciliabile: ritmo ballabile, delle lyrics intelligenti , e delle chitarre.Imprevedibili,irresistibili,non omologati, con l’aggiunta dei servizi di Maurice Fulton e’ oltraggioso non comperare il loro cd.
Sottolineo comperare.
I breaks e i beats del mese amici sportivi
Freeform Five “Strangest thing” (Ultimate Dilemma)
Anche loro “band” ma piu’ esplicitamente dance, continuano a produrre gioiellini che in questo caso hanno la forma di “album mix” poppeggiante ,
“Six fingers remix” bomba house, e “Freeform reform dub” lacerante e irresistibile e dalla doppia vita ( io lo considero fatto di due tracce
effettive).
Evil Nine “Restless” (Marine Parade)
Loro solita impronta ritmica questa volta piu’ marcatamente ragga nel cantato, e piu’ chitarreggiante dei precedenti. Ottima grafica, da prendere subito visto che la Marine Parade sta chiudendo (pare per problemi del distributore e non suoi , come assicura Adam Freeland,fondatore).
Sieg Uber Die Sonne “hot” (Tyrant)
Sull’etichetta dei due residenti del Fabric (Burridge e Richards) esce questo capolavoro di sintesi digitale,dritto, tripposo e dotato di una
bassline educata ma di una incisivita’ sorprendente.
Swag aggiunge le sue mani al quello che e’ uno splendido esercizio di stile in un periodo di generale carenza di idee.
The artificial arm “armtronic action e.p.” (Orson records)
Musica electro pulitissima, alla vecchia maniera (ovvero meno botte e piu’ synth), viaggia con bassi nitidi, tastiere scintillanti e una atmosfera vagamente onirica e lievemente psichedelica.In un periodo dove definirsi electro e’ uno sport amato da tutti, Al Bano compreso, fa piacere trovarsi tra le mani qualcosa di timido ma vero, graficamente ineccepibile e talmente efficace nel trasporto che pare di stare alla presentazione di un nuovo microchip ad una fiera in Germania (si capisce che e’ un complimento questo vero? si capisce?).
Santos “Try to burn” Mob
Santos incontenibile, lo continuo a suonare, lo balla persino la vicina settantenne.Incontenibile.NOn aggiungo altro.
Phunk investigation Police “promo” (Looq)
Truzzi nel nome e nel suono, il breakbeat che sfornano e’ ancora piu’ truzzo di quanto possiate immaginare, ritmicamente cingolato, suona talmente
metallico che pare di stare in catena di montaggio.C’e’ da perdere un paio di chili per ballarla.
Jason Sparks “Don’t I feel remixes” Bianco da Vinyl Addiction
Ritmicamente break, per il resto vagamente acidulo , cantato senza rompere, muove e parla e si fa ricordare.
E ora ……….
La Chart degli ospiti del mese , da Fesh @ 333, London, Old Street
Italoboyz
1 - the legally jammin’ “mixed up little annie” -ITALIC-
2 - filthy danceheng -MORDANTMUSIC-
3 - hell & heil - B.D.D. unknown
4 - bad acid- Mr barcode - “the rise of the machines” -MFF-
5 - the emperor machine - “bloody hell”- DC RECORDINGS-
6 - clone fashion (filippo “naughty” moscatello remix) - glamour to kill -
PALE MUSIC-
7 - snake - atomizer - white label
8 - glitch - tiptoe - NANO RECORDS
9 - David Carretta - Lovely toy INTERNATIONAL DJ GIGOLOS
10 -dirty princess “Jugar al reves” AI remix - MAD DILDO
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