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pubblicato il 01 Marzo 2005 · 2,993 letture

Obiettivo sull’opinione pubblica musulmana in Europa

di Stefano Minguzzi

David Morgan sul Guardian del 28 febbraio (Bush seeks to sway European Muslim opinion via satellite TV) svela il tentativo dell’amministrazione USA di condizionare l’opinione pubblica euro-musulmana.

Bush cerca di condizionare l’opinione dei musulmani in Europa con una TV satellitare. Non usa mezzi termini David Morgan per titolare il suo articolo. Il giornalista inglese racconta di come l’amministrazione Bush ha deciso di affrontare la diversita’ europea. Se l’UE diventa un partner ostico da gestire si puo’ sempre intervenire direttamente sulle opinioni dei suoi cittadini.

Il lancio di un canale satellitare in lingua araba dovrebbe pertanto rivolgersi alle popolazioni musulmane in Europa e contrastare l’information war against Islamist extremism. In pratica al-Hurra, questo il nome della Tv, con 24h di trasmissioni al giorno dovrebbe sensibilizzare le comunita’ musulmane circa i pericoli dell’estremismo e convincerle dell’inevitabilita’ del modello occidentale.

A Francia e Germania, con le popolazioni di lingua araba piu’ consistenti in UE, verrebbero riservati ampi spazi nella programmazione per dimostrare l’etica occidentale (in originale american ethic…) della liberta’ di espressione.

Illuminanti le parole di Kenneth Tomlinson, chairman della Broadcasting Board of Governors, l’agenzia USA che si occupa delle trasmissioni oltreoceano: “I dirottatori dell’11 Settembre provenivano in gran parte dall’Europa. E’ un importante gap non aver trasmesso in arabo in Europa”.

Insomma l’11 settembre e’, in parte, colpa dell’Europa. Gli USA non possono aspettare e/o fidarsi dell’Europa pertanto devono intervenire. Il nostro continente torna ad essere, come nella guerra fredda, una scacchiera da occupare, liberare, scambiare. Si rifiuta insomma che il continente europeo ed il suo principale soggetto politico, l’UE, possano rivestire un ruolo autonomo anche se non necessariamente alternativo.

Al-Hurra dovra’ competere con al-Jazeera, considerata dai militari USA come antiamericana. Il costo dell’operazione e’ intorno ai 3.5 milioni di dollari, ma la spesa e’ coperta come parte del rifinanziamento della missione militare in Iraq. Un’operazione che dimostra ancora una volta il ruolo sempre piu’ asservito dei media di guerra, non piu’ solo come effetto collaterale, ma come elemento importante di strategia politica. Ci dovrebbe preoccupare il fatto che la Casa Bianca considera questo canale satellitare come un soft-power tool per costruire un po’ di benevolenza intorno agli USA.

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