pubblicato il 30 Marzo 2005 · 3,003 letture
2010: l’estinzione dei giganti dei media?
di Stefano Minguzzi
Mentre si sta preparando l’ennesimo processo al file-sharing negli USA il web soppianta la carta stampata in diffusione ed esposizione. Uno studio IBM avverte: “nel 2010 o si apriranno i contenuti o si verra’ spazzati via dal mercato”.
La guerra dei media, come la chiama un po’ retoricamente Bill McConnell su Broadcasting & Cable (Media Wars Move to High Court), sta coinvolgendo le major cinematografiche e discografiche contro la crescita esponenziale dei nuovi media distribuiti che ne insidiano centralita’ e rilievo. Ma e’ sbagliato considerare questa guerra una questione meramente legale o peggio ancora penale.
La IBM, in un recente paper sulle previsioni di sviluppo tra Media ed Intrattenimento (Media and entertainment 2010), si interroga sul perche’ e su come mercato ed industria debbano orientare i propri business per aprirsi ai partner, ai clienti ed ai consumatori.
Dal 2010 IBM prevede che lo scenario cambiera’ drammaticamente e che i grossi gruppi mediatici saranno costretti a spostarsi su soluzioni veramente aperte. Permettere ai propri clienti di controllare effettivamente il proprio intrattenimento sara’ sempre meno una scelta, quanto un vero e proprio salto evolutivo obbligato, pena l’estinzione. Non e’ pero’ l’unico segnale inquietante per le media companies.
Un recente studio dell’American Press Institute, Advertising Internet Media Research, rileva che la diffusione dei siti web ormai ha superato quella delle riviste negli USA. I siti web infatti raggiungono il 51% degli intervistati, mentre, con il 42%, le riviste vengono relegate al quinto posto. Al terzo i quotidiani con il 59%, al secondo le radio (73%), mentre la televisione rimane al primo con il 94%.
Come ci si potrebbe aspettare vecchi media, come televisione e radio, mantengono la leadership (272 e 122 minuti rispettivamente) anche nel tempo di esposizione, ma il web ormai li tallona con i suoi 73 minuti al giorno. Invece a giornali e riviste rimangono le briciole: 29 minuti per i quotidiani e solo 19 per i periodici.
Non pare quindi molto lungimirante l’ennesima battaglia legale contro il file-sharing che ha messo in piedi, questa volta, la MGM. Il malcapitato di turno e’ Groekster, uno dei sistemi che hanno soppiantato Napster. La questione pero’, questa volta, potrebbe essere piu’ importante di una semplice bagarre giudiziaria. Non si tratta infatti di stabilire se e come sono state violate delle leggi, ma se e’ possibile colpire Groekster ed i sistemi simili per punire l’uso che ne fanno i suoi utilizzatori. Ricorda da molto vicino la riedizione della celebre lotta per mettere fuorilegge i videoregistratori che, una volta persa, apri’ le porte alla diffusione dell’Homevideo ed alla ridefinizione del Cinema come intrattenimento di massa.
Lo schieramento a favore di Groekster si e’ arricchito, nel vero senso della parola, del miliardario Mark Cuban che ha annunciato che ne finanziera’ la difesa in tribunale (Mark Cuban to finance Grokster defense) dopo un incontro con l’Electronic Frontier Foundation. Secondo il proprietario di HDNet, una televisione ad alta definizione, l’eventuale sconfitta di Groekster potrebbe causare un effetto a catena che bloccherebbe l’innovazione tecnologica in questo settore. “Il rischio e’ che le multinazionali possano vincere i processi non tanto perche’ la loro valutazione dei rischi di alcune innovazioni tecnologiche e’ corretta, ma solo perche’ possono spendere piu’ di tutti in avvocati”.
In attesa che l’Alta Corte degli Stati Uniti aggiunga un tassello a questa storia concludiamo con una frase riportata nel paper della IBM succitato. Stiamo vivendo una rivoluzione nei media e nell’intrattenimento che sfrutta la tecnologia e lavora sulle istanze di regolamentazione e di business promuovendo nuovi metodi di distribuzione dei contenuti ed una nuova organizzazione da costruire partendo dalla libera scelta dei partner economici e dei consumatori.













Commenti
3 commenti per il momento.
Il centro studi IBM continua la sua analisi sui nuovi scenari del mercato dei media. Come gia’ descritto nel paper commentato in questo articolo il modello B2B dell’industria dell’informazione sta attraversando una fase di transizione. La competizione nell’eta’ del digitale e’ particolarmente serrata. La proliferazione di fonti di informazione (anche one shot) sta livellando le differenze sia rispetto l’innovazione tecnologica che per i modelli di business.
E’ ormai consuetudine per i naviganti considerare l’informazione un free service: quotidiani, blog, motori di ricerca sono messi tutti sullo stesso piano. L’iper specializzazione di chi cerca sta aumentando il rischio di essere rimpiazzati e messi fuori mercato.
Nel breve periodo le 2 barriere storiche di ingresso (proprieta’ dei contenuti e delle analisi) dovrebbero reggere l’urto. Ma nel lungo periodo, l’apertura delle fonti informative condurranno ad un innalzamento della competizione ed una erosione delle barriere di ingresso.
Se questi trend continuano i vantaggi competitivi futuri andranno a quei player che forniranno contributi ad alto valore aggiunto e di qualita’, non il semplice accesso.
“La televisione continentale latinoamericana parte domenica 24
luglio. Rompe il monopolio informativo statunitense sul
continente contribuendo anche nell’informazione alla costruzione
di un mondo multipolare e offrendo un poderoso strumento per
l’integrazione culturale e politica del continente ribelle.”
Gli USA fanno il punto sulla situazione della proprieta’ intellettuale nel mondo (dal loro punto di vista) ed individuano 4 grosse barriere al “libero” svolgimento del mercato e del commercio: Cina, India, Brasile e Taiwan.
Non sorprende (o forse si?) che siano tutte economie emergenti e potenze regionali. Sorprende (o forse no?) che manchino l’Unione Europea e la Russia forse piu’ malleabili a rispettare la lex americana e la sua interpretazione.
Washington, D.C.–The biggest copyright case in the United States in decades will be felt around the world and have an impact on the future of the Internet regardless of the outcome, both sides of the case say.
The case, MGM v. Grokster, goes before the U.S. Supreme Court for oral arguments on March 29. Entertainment company MGM Studios brought the case in hopes of showing that Grokster and Streamcast, which make and distribute peer-to-peer software for sharing electronic files, are liable for infringing uses of its copyrights by their consumers.
While both sides agree the outcome will have an international impact, they disagree on whether it violates any international agreements to which the United States is a party, and whether the legal principle of secondary liability comes into play in this case.
The entertainment industry argues that the U.S.