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pubblicato il 02 Gennaio 2007 · 104 letture

Lettera al Presidente della Repubblica

di Stefania Di Vittorio

Giorgio NapolitanoRiceviamo e volentieri pubblichiamo questa lettera al Presidente Giorgio Napolitano sul suo riferimento alla chiesa cattolica nel suo discorso di fine anno. Ci piace credere di poter contribuire online ad una discussione il più possibile franca ed ampia.

Signor Presidente della Repubblica,

ho molto apprezzato il suo discorso di fine d’anno che ha toccato argomenti chiave per il raggiungimento di ciò che lei ha chiamato “compiuta democrazia”, e mi sono sentita pienamente rappresentata da lei come cittadina italiana. Di ciò la ringrazio e mi congratulo cordialmente.

Ciò, però, solo fino al punto in cui ha affrontato un altro tema al quale sono anch’io molto sensibile: il dialogo tra la culture in una fase della storia mondiale in cui sempre più stretto e intenso è il contatto tra mondi diversi, sempre più delicato l’equilibrio e, dunque, sempre più importante il confronto e il dialogo.

Affrontando tale argomento ha anche accennato, giustamente, come Presidente della Repubblica Italiana, al ruolo dell’Italia e dell’Europa. E qui ha incredibilmente iniziato a parlare del papa e della convergenza con lui. Dico incredibilmente perché era il momento di esplicitare ciò che è stato solo implicitamente espresso dalle sue parole: il ruolo laico e laicizzante, direi, dell’Europa, nel dialogo tra le culture. Non c’è ricchezza più grande che noi possiamo portare al mondo: l’eredità filosofica dell’illuminismo e scientifica degli studi storici è il più grande contributo che l’Europa può donare al mondo attraverso la politica, applicazione pratica e quotidiana dell’eredità culturale di una civiltà.

La laicità è, a mio parere, l’unico terreno su cui può attecchire e prosperare la “compiuta democrazia”, e non debbo certo spendere una sola parola per indicare a lei in che modi e forme la piena laicità dello stato italiano è costantemente inficiata da parte della chiesa cattolica.

Perché, dunque, come Presidente della Repubblica è proprio al papa che ha scelto di riferirsi, invece che al nostro prezioso bagaglio laico (mai nominato nel suo discorso)? Perché ha scelto il papa invece di un altro capo di stato con cui esista convergenza sui temi che andava affrontando nel suo dire? Si dice spesso che il papa è un’autorità morale largamente riconosciuta. Largamente, forse. Non universalmente. Io non lo riconosco né come autorità politica né tampoco come autorità morale. Il mio riferimento come cittadina italiana è la Costituzione.

Nel momento in cui ha posto l’azione dell’Italia nel consesso delle nazioni in parallelo a quella della Chiesa Cattolica, di una istituzione religiosa, cioè, alla quale non tutti i cittadini italiani appartengono, chi le scrive non è stato più rappresentato dalle sue parole.

Signor Presidente, le invio sinceri e affettuosi auguri di buon anno e di buon lavoro nella delicata missione della quale, sono certa, saprà essere all’altezza.

Un cordialissimo saluto,
Stefania Di Vittorio

Commenti

14 commenti per il momento.

  • di Stefano Minguzzi (2.01.2007 alle 13:18) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    Inizio subito io. Il principale pregio del discorso di Napolitano è stato quello disporcarsi le mani e non fare solo retorica, dettando un’agenda politica. A mio avviso si è pagato dazio ad una visione troppo politicistica che ha fatto “sbandare” il Presidente della Repubblica in un’improbabile profferta di collaborazione con la Chiesa considerata un “partner politico”. Al contrario Ratzinger fa un discorso religioso e non può quindi essere politico. Il rischio è che l’apertura diventi una resa.

  • di Semmelweis (3.01.2007 alle 16:41) Semmelweis Identicon Icon

    Anch’io non mi sento rappresentato:
    La religione è un valore portante della destra. Loro non saprebbero infatti immaginare una dimensione trasformativa dell’uomo, che è nato e rimane cattivo e ha bisogno di un’autorità per evitare il caos e l’autodistruzione.
    Il discorso del Presidente è costruito partendo da sinistra e spostandosi poi impercettibilmente ma inesorabilmente a destra, passando per via della conciliazione.
    Nella migliore ipotesi mi sembra un goffo tentativo di dare una botta al cerchio e una alla botte. Ma così facendo Napolitano rende inconsistente quanto detto nella prima parte del discorso. Su temi come pace, diritti umani e quant’altro, Napolitano riconosce dignità di interlocutori ai cattolici, e quindi a chi vive in funzione dell’autorità e non ha una propria identità. A chi in sostanza ritiene determinante per l’identità umana la diversità di cultura, di religione, di costumi.
    Un discorso che quindi vorrebbe essere “equilibrato” in realtà diventa quindi un discorso di destra.

  • di Stefano Minguzzi (3.01.2007 alle 18:03) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    Sinceramente non credo che la religione sia di destra o di sinstra. Purtroppo teodem e teocon lo stanno a dimostrare. D’altronde non arrivo nemmeno a dire che i cattolici non abbiano un’identità (anzi). Semmai non esiste un’identità politica. Il punto è che Napolitano dando un ruolo politico al Papa mischia pere e cavoli. Un cattolico che fa politica non può che essere laico, se non lo fosse non potrebbe che essere fondamentalista e non per schematismo. Un credente agisce in base al “Libro”, un politico in base alla Costituzione. Per un credente non c’e’ cosa più importante della Fede, per un politico nulla è più importanza dei diritti di cittadinanza. Quindi Napolitano aprendo al Papa o svilisce la politica a strumento del Papa o tratta il Papa da uomo politico laico. Due assurdita’ credo.

  • di Semmelweis (3.01.2007 alle 19:18) Semmelweis Identicon Icon

    ok, tutto sta nel definire cos’è la sinistra. Anche la bindi è di destra, eppure si dice di sinistra, per il semplice fatto che per lei essere di sinistra significa assistere i poverelli e bisognosi, stare dalla parte dei “deboli”. E questo perchè sta scritto da qualche parte.Cio che la guida è il buonismo cristiano, la compassione, la morale calata dal cielo che non ha nulla a che vedere con i reali rapporti umani. Non a caso in un recente dibattito a liberafesta l’ho assistita difendere, in nome di quella stessa morale, la famiglia come istituzione e l’embrione come persona. Questo semplicemente perchè lei opera per credenze, non per pensieri. Quando parlo di Identità mi riferisco a una reale capacità di scelta e di pensiero, che non ha bisogno di categorie ed entità astratte. Quando l’agire si rifà, come nel caso dei cattolici (in chiesa come in tribuna politica) a simili categorie astratte non è laico e non è di sinistra, perchè non tiene conto della realtà umana dell’altro, ma agisce in relazione a dette categorie.
    Per alcuni la Costituzione è una credenza, non una reale forma di pensiero. E ne fanno fondamento dell’agire politico solo per questo.
    l’articolo 29 dice:La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.
    Non è questo un articolo della costituzione quantomeno apodittico?

  • di Stefano Minguzzi (3.01.2007 alle 21:53) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    rispondo alla domanda: assolutamente si. Il punto è che IL Libro è il Verbo, la Costituzione è un regolamento per giocare la partita sociale. Le regole, se in accordo, si possono cambiare (e ne avrei di modifiche da fare alla costituzione), mentre il Libro no. Per questo secondo me la politica (di destra o di sinistra) è solo laica, il resto è fondamentalismo.

  • di Stefania Di Vittorio (4.01.2007 alle 09:29) Stefania Di Vittorio Identicon Icon

    E’ chiaro che il paradosso del papa come interlocutore politico è tutto italiano, per ovvi motivi storici (e geografici!). Ma che il Presidente della Repubblica, garante della costituzione, super partes per definizione più d’ogni altro cittadino si rivolga a lui è veramente uno schiaffo ai laici e alla laicità. Vorrei che le voci laiche si levassero forti e chiare per dirlo. Purtroppo, non ne ho sentite…

  • di Daniele Tavani (6.01.2007 alle 02:38) Daniele Tavani Identicon Icon

    Mi dispiace svegliarmi solo adesso, ma leggendo i commenti di Semmelweiss un po’ mi si accappona la pelle.
    Siccome sono d’accordo su tutta la linea sul punto politico, sposto la palla sul piano religioso, dove secondo me c’e’ un po’ di confusione. Tra le premesse e le conclusioni, e tra l’idea e il metodo. Prima di tutto, nell’affermare “chi vive in funzione dell’autorità e non ha una propria identità”, il tuo riferimento e’ chiaramente la vecchietta che recita il paternoster senza capirne il significato, modello forse ancora maggioritario in italia solo per la crescita negativa della popolazione.
    E c’e’ poco da citare i cattoconfusi stile Rosi Bindi: il fatto che loro violentino se stessi nella definizione di embrione come persona non ha niente a che vedere con la religione. La religione riguarda la scelta (ecco la falla nel tuo ragionamento: la scelta, non l’imposizione) di credere nell’esistenza di dio, e non c’entra nulla con la definizione embrione=persona.
    Questa definizione viene data dalla chiesa cattolica, per bocca di un uomo, detto papa, o chi per lui. Il dogma dell’infallibilita’ del papa, promulgato in tempi recenti, e’ qualcosa di cui la chiesa dovrebbe semplicemente vergognarsi.
    Quindi torniamo al punto centrale. Una persona di buon senso e cultura, nel momento in cui sceglie di essere religiosa lo fa per scelta. Dopodiche’, il tuo argomento che poggia sulla critica dell’assenza di “una reale capacità di scelta e di pensiero, che non ha bisogno di categorie ed entità astratte” cade inesorabilmente. Prima di tutto perche’ l’uomo tende alla categorizzazione per natura. Secondo, perche’ la “realta’ umana dell’altro” e’ una categoria essa stessa, che oltre ad essere tale varia da persona a persona: vai a chiedere a Calderoli se riconosce la realta’ umana di coloro che definisce “bingo bongo”, per esempio.
    Percio’ si confonde l’idea della religione (trascendente), cioe’ il “se” con il metodo (immanente) che ha a che fare con il “come”.
    Ma l’errore non e’ tuo: e’ frutto della costante mistificazione vaticana della religione, perche’ proprio questa confusione tra idea e metodo e’ il perno della sopravvivenza della “sovrastruttura” Chiesa, cosi’ come e’ intesa dal senso comune.

  • di Semmelweis (8.01.2007 alle 13:04) Semmelweis Identicon Icon

    Freud era convinto che con la diffusione della cultura e del sapere avremmo abbandonato le chiese. La storia ci racconta che si sbagliava e di grosso.
    Parlando con esclusivo riferimento a me stesso, non ho scelto di non credere. Non è che un giorno, messo di fronte all’ipotesi di un’entità assoluta e onnipotente ho valutato le ragioni del credere e quelle del non credere. Magari fosse stato così semplice. Neanche leggere Odifreddi mi ha aiutato. Pensare che ci siano forze invisibili e non riscontrabili è qualcosa che prescinde totalmente dalla possibilità di scelta razionale. E’ un’attitudine e basta. Un modo di essere. Anche la percezione di una realtà umana nell’altro, che prescinde dall’apparenza, non è una scelta. E’ un saper riconoscere che non tutti hanno. E perdonami, non è un un attribuire qualità e categorizzare, un prendere misure e ordinare. Questo è sì innato, ma nei confronti delle cose, non delle persone.
    La maggior parte di noi la “scelta” l’ha fatta al battesimo, o a 5 anni o al limite a 14 15 anni, sotto l’influsso quotidiano di un ambiente e di un pensiero condiviso. La vecchietta che recita il paternoster è anche la nonnina che si occupa amorevolmente dei nipotini quando i genitori sono al lavoro.
    Non credo poi che la Bindi sia confusa. Il suo discorso è coerentissimo:
    L’idea che esista un’entità astratta, che si fa carne senza rapporto, (la madre vergine) ha la conseguenza logica che l’embrione sia persona. L’essere umano nel discorso religioso non è tale in quanto essere sociale, quando, nascendo, entra in rapporto con l’altro, ma per infusione dello spirito. Quindi, una volta stabilita la credenza, la mente è libera di costruirci sopra discorsi del tutto logici e razionali.
    E così arriviamo al “come”:
    La dimensione religiosa e quella politica non possono non essere coerenti, altrimenti si avrebbe una dissociazione totale dei credenti: a casa e nel privato si crede una cosa e nell’agire politico se ne pratica un’altra. Un credente vero, proprio perché non opera sul piano della dialettica, non accetta il confronto e non riconosce l’idea altrui, perché la fede non è un’opinione.
    Quando qualcuno propose l’idea dell’uomo come animale sociale, andò chiaramente in collisione con il pensiero religioso. Tutti i tentativi di conciliazione tra sinistra e religione hanno visto quest’idea sparire (e quindi sparire la sinistra).
    Per questo dico che l’idea religiosa è poi l’idea della destra. L’embrione e poi l’uomo sono in rapporto con Dio ed è questo che ne fa l’identità, non il rapporto interumano.

  • di mix (8.01.2007 alle 14:15) mix Identicon Icon

    sono cattolica, anche se non amo le definizioni: cattolico, musulmano, di destra, di sinistra, squadra rossa e squadra blu, tutte scuse per farsi guerra. Tuttavia cattolico è chi riconosce la figura del papa e della chiesa e io sono fra questi. Questo non significa accettare supinamente e in maniera acritica la chiesa. Se Dio, posto che esista, ma ovviamente parlo dal punto di vista cristiano, ci ha lasciato liberi di scegliere, mi domando perchè invece la chiesa ci voglia imporre regole. Gesù per primo le infrangeva tutte, indicando qual è l’unico vero comandamento e solo a quello il cristiano deve rispondere. In questo la chiesa deve essere una guida ma senza imporsi, anche perchè è fatta di uomini e come tali perfetti non sono, come già sottolineato. E’ quindi chiaro che la chiesa, pur esprimendo la sua opinione non può e non deve essere un potere politico.
    Credo che lo stato debba legiferare esclusivamente in base a principi umani. In base a questi principi, e tralasciando quelli religiosi, penso comunque che sia poco educativo per l’uomo trattare l’embrione con troppa leggerezza, occorre un minimo di regolamentazione, come già si fa per la genetica.

  • di Simone (9.01.2007 alle 11:04) Simone Identicon Icon

    Da un punto di vista molto pratico non ho capito Stefano quando dice che un discorso religioso in quanto tale non puo’ essere politico.
    Mi pare una contraddizione, il Papa parla a circa 1000000000 di cristiani…mi pare un po’ forzato quindi far discendere da cio’ che il suo non sarebbe un discorso politico. Da un punto di vista pratico infatti e’ inevitabile che quanto detto dalla Chiesa non abbia poi una conseguenza a livello di relazione sociale, e quindi una conseguenza politica.
    Quando si afferma che un discorso religioso non puo’ essere politico secondo il mio modesto parere si fa un’affermazione astratta nel senso che di fatto tale affermazione non puo’ avere un riscontro con la realta’ dei fatti.
    Le cose reali, probabilemente, sono piu’ sfumate. Non si puo’ chiedere alla Chiesa di non intervenire su certi argomenti, perche’ in tal caso la conseguenza logica della nostra richiesta e’ una Chiesa muta, al tempo stesso non si puo’ chiedere ad un politico di non relazionarsi con una realta’ importante come la Chiesa (importante nel senso che coinvolge di fatto la vita di una moltitudine di persone).
    In sostanza le definizioni valgono poco, tra l’altro le definizioni in pratica diventano pericolose socialemente se vengono usate per indicare gruppi tra loro non intersecanti, le definizioni in ambito sociale servono solo a dare il senso di un’idea un po’ vaga che pesiamo di avere in testa. Ma secondo me e’ un atteggiamento sbagiato quello di pensare che abbia veramente un senso profondo l’attivita’ di chi cerca di classificare in modo netto (bianco/nero) gli atteggiamenti mentali delle persone per mezzo di definizioni (destra, sinistra, cattolico, interista …).
    Di base un laico dovrebbe tendere ad un solo fine: usare il cervello in modo libero. Anche un uomo di chiesa puo’ farlo. Di base io credo che il Cristianesimo si fonda su un libro molto intelligente, molto laico e che lascia molta liberta’, infatti il Cristianesimo e’ un prodotto di una civilta’ che ha origini laiche non religiose.
    Oggi in Italia secondo me non c’e’ una Chiesa troppo invedente, c’e’ invece una classe politica poco intelligente, poco coraggiosa, poco laica.

    P.S.
    io cmq sono profondamente ateo, nel senso che Dio ha una percentuale di presenza abbastanza scarsa nel mio pensiero, anche se non so bene perche’ sia cosi’, di fatto e’ cosi’.

  • di Stefano Minguzzi (9.01.2007 alle 11:59) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    Il discorso religioso non è politico per una questione di rappresentanza, ma per una questione di struttura del discorso. Le categorie che usa sono categorie come peccato, che in politica non hanno alcun senso. Al limite, ma senza voler essere irriverente, direi che il discorso del Papa è un discorso populista in quanto anti-politico.
    Detto ciò non dico che la Chiesa non possa dire la sua, ma lo può fare sul piano morale ed etico (abolendo il Concordato), difficile però credere che si possa avere un politico che sostenga nell’uguaglianza reato = peccato.

  • di Simone (9.01.2007 alle 12:26) Simone Identicon Icon

    La frase: “Le categorie che usa sono categorie come peccato, che in politica non hanno alcun senso.” secondo me non e’ corretta.
    Il Papa quando parla usa tante parole, piu’ meno le stesse che usa un politico, infatti il vocabolario e’ lo stesso per entrambi. Sostenere che alcune di queste parole hanno senso in un ambito ma non in un altro e’ un po’ bizzarro. Quello che io chiedo ad un politico non e’ di non usare certe parole (”peccato” ad esempio) ma semplicemente di usarle con un atteggiamento di apertura rispetto alle idee di altre persone. Ovvero, con l’atteggiamento di arrivare ad un compromesso tra le sue idee e quelle degli altri.
    Ribaltiamo invece il problema, io ad esempio credo che a sinistra esista tra gli altri un problema grosso. Il problema e’ che in molti casi chi si definisce di sinistra (qualunque cosa voglia dire) ha un atteggiamento intollerante rispetto a tutta una serie di problemi, ovvero, rifiuta di fatto di accettare che si possa porre in discussione alcuni questioni.
    Anche questa discussione ne e’ un esempio, ovvero, si procede per definizioni e si arriva alla conclusione che le cose devono andare in un certo modo. In pratica in questo caso la conclusione e’: la Chiesa deve essere muta e i politici non possono mettersi in relazione con questa. Questa e’ una conclusione che non ha alcuna attinenza con la storia del mondo, e quindi perche’ sostenere una cosa del genere?.
    Io ad esempio non capisco perche’ la Chiesa non dovrebbe esprimere un parere sui PACS o sugli embrioni ad esempio. E’ chiaro poi che se la chiesa esprime un parere su queste questioni questo parere poi sara’ discusso ed entrera’ in un dibattitto che inevitabilemente avra’ conseguenze politiche. Questo perche’ la chiesa non e’ un sistema chiuso, e’ un sistema che interagisce con cio’ che la circonda in modo inevitabile. Io non posso farci nulla, ma da un punto di vista logico non puo’ che essere cosi’, non c’e’ definizione e “struttura del discorso” che tengano, l’interazione e’ inevitabile in quanto la chiesa e’ presente.

  • di Semmelweis (9.01.2007 alle 16:52) Semmelweis Identicon Icon

    Io ho una saudade, un groppo allo stomaco, timido segnale che non è veramente finita qui, se il pensiero nasce dal sentire: un senso di giustizia che non è astrazione; un indignarmi non moralista; una voglia di pulizia interna che metta sul piatto quelle intolleranze (parliamone) e le espella in quanto non mi appartengono. Ma anche una orticaria a cercare compromessi con certuni… Tutti prodotti naturali! Forse è meglio cominciare da lì piuttosto che rivolgersi a vecchi libri adattati, riscritti e tradotti da lingue morte ad uso e consumo di menti morte.
    E’ realismo riconoscere che la chiesa con le sue propaggini è presente in mille ambiti sociali svolgendo funzioni di vario genere, ausiliarie o alternative allo stato sociale. Quindi il politico e l’amministratore della cosa pubblica è costretto a relazionarsi con essa per ovvie ragioni pratiche.
    E’ sulle idee che un politico (di sinistra) non dovrebbe confrontarsi con il vaticano, per un comportamento che nasce da un pensiero invisibile forse, ma presente. Se lo fa, allora manca quel pensiero. Ciò ferma restando la libertà delle tonache e relativi baciapile, di dire (e fare) quello che vogliono sui temi etici, sul costume e sulla politica, e al limite anche sull’amministrazione (è di ieri il confronto tra il governatore sceriffo Galan e i vescovi sulle auto blu).
    Per carità, non credo che nessuno qui voglia dire come dovrebbero essere tutti ma….avere un idea bella di come dovrebbe essere chi ci rappresenta quello sì, richiamandoli quando se ne allontanano troppo, e coltivare la capacità di riconoscere gli imbrogli di chi si traveste da uomo di sinistra, per non farci sempre deludere da chi non può che deluderci.
    E la lettera di Stefania mi è piaciuta per questo. Non credo avrebbe scritto la stessa lettera a Leone, a Scalfaro, a Cossiga.

  • di Semmelweis (10.01.2007 alle 18:20) Semmelweis Identicon Icon

    a proposito di Scalfaro… nel suo discorso di fine anno del 1998, dopo la visita del papa al parlamento recita: «Santità! Grazie per questa visita, che è venuta in un momento politico di grande rilievo ed è stata di enorme importanza. Grazie per i colloqui, grazie per l’amabilità. Grazie, soprattutto, per una cosa che tutti hanno sentito: che non era soltanto un grande atto di attenzione - ed era già gran cosa! - ma che era, soprattutto, un atto di amore per l’Italia e per il popolo italiano. Ed è il popolo italiano che, attraverso la mia voce le dice grazie anche per questa sua infrenabile, grazie a Dio, testimonianza di verità, di pace, di giustizia che vince ogni resistenza che la natura, a volte, le pone. Coraggio e avanti, Santità!».

    fonte: “Picconate continue alla laicità”
    di Vera Pegna - il manifesto del 6 gennaio 2007