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pubblicato il 05 Marzo 2007 · 140 letture

Honduras, un paese in affitto.

di Letizia Tavani

by digitalgraceUn paese in affitto, di Jorge Medina Garcia, edito da Gorée, è una raccolta di brevi racconti, la prima tradotta in lingua italiana, su quello stato concessionario che è l’Honduras, fatto di un futuro ipotecato da e per anni e di una situazione sociale, politica e culturale disastrosa che non può non volere esprimere in quella che è, di fatto, una “letteratura d’occupazione” la propria denuncia e insieme la propria giocosa speranza di qualcosa di finalmente diverso. “Perché è un paese bambino, che ancora non ha imparato a piovere” (Roberto Sosa).

Un paese in affitto Racconti honduregni pubblicato in Italia dalle Edizioni Gorée

Honduras, Thanksgiving Day: in un caffè frequentato per lo più da militari USA, l’attacco contro l’esercito (e la cultura) occupante di un ragazzo qualunque che - in un misto di ragioni politiche e personali - ha piazzato una bomba per poter dire al mondo che a partire da questo momento ci saranno sette o tredici canaglie in meno, si trasforma in un attacco suicida nel goffo quanto bizzarro tentativo di portare fuori e salvare la sua ex-maestra delle elementari. Perché quello che veramente mi infastidisce non è tanto ciò che loro fanno qui, ma quello che noi non possiamo fare di là, o ancora peggio, quello che tra un po’ non potremo più fare nemmeno qui, a tal punto che neanche le puttane nei bordelli vogliono più ballare con noi.

Honduras: le speranze di uno studente qualunque, squattrinato e poco brillante, di farsi curare gratis e, allo stesso tempo, di poter sfoggiare finalmente il suo inglese, poiché due volte a settimana l’ambulatorio della base militare di Puerta Grande si apre alla popolazione aborigena assistendone i casi di modesta gravità. Oggi, però, è anche il giorno in cui dovranno essere commemorate ufficialmente le vittime di attentato avvenuto in un certo caffè, cadute in servizio e, dopo essere stato ignorato e aver fatto ricorso ad una buona canna, Irene, il ragazzo, si ritrova traduttore ufficiale del discorso del colonnello Madison di fronte al governatore e al sindaco e ad una massa di gente, gente del popolino, uomini e donne, sboccati venditori di pomodori e di frutta, studenti e professionisti. La sua gente.
Last night, an act of which everybody is sorry, happened...” … “L’altra sera, si è verificato un attentato di cui ognuno di voi ha sorriso“.
A lot of heroes felt down under a subversive grapeshot , that country government has promise to discover and punish into a short deadline” … “Sono caduti questi eroi per mezzo di una granata sovversiva che il Governatore non ignora, ma io giuro che lo punirò senza perdere tempo“.
We’ll take to their country, this heroes cadaveres, where their grieved families“… “Occuperemo questo paese e faremo dei suoi eroi cadaveri, da sotterrare insieme alle loro grasse famiglie“.
We don’t have time to lose, because are waiting for us their mothers, wives and sons tears” .. “Non perderemo tempo e trascineremo via le vostre mamme, le vostre spose, le vostre sorelle e i vostri figli piagnucolosi“.
Thanks for coming to present your respect!” … “Dovete venire a rispettarci“.
La reazione dei presenti non tarda, la risposta dell’esercito neppure. Irene moriva dalla voglia di volare. È Traduzione libera.

Honduras: un attivista, che ha progettato il suo capolavoro nella cerimonia di benvenuto che dovrà accogliere l’elicottero del proprio candidato, vede come in sogno, una delle pale dell’aeronave che rimaneva avvolta, come un lampeggiare di scintille, nei cavi di un traliccio dell’alta tensione per poi sbandare in giri vertiginosi [...] Una altissima fiammata rossa e bianca fece risplendere il cielo del mattino con tonalità dorate e accese.
Un uomo di spettacolo con un prodigioso finale per l’opera teatrale di incomparabile perfezione che lui aveva diretto.

Honduras: un maestro di scuola porta a malincuore i suoi ragazzi ad una parata militare e uno dei suoi alunni, Raganella salta su una delle mitragliatrici e ne mima i colpi… ratatatatat… ratatatatt… rat… ma all’ufficiale che gli si avvicina chiedendogli, in una lingua stentatissima se gli piace risponde “No” [...] “Servono solo ad ammazzare la gente“. E mentre gli altri bambini cercano vie per imitarlo ostacolati da i maestri e dai militari pronti ad evitare qualche incidente, un maestro era rimasto immobile, appoggiato a una delle colonne che sostenevano la tenda e stranamente pensieroso. Una lacrima negli occhi, diceva di uno strano orgoglio.

E ancora Honduras: falsi predicatori che ammaliano platee intere pronte a dare retta a qualsiasi falsa speranza stiano per elargire, povera gente presa in giro che si affanna per riuscire a permettersi un televisore o perde la vita sul posto di lavoro che gli aveva consentito, fino ad allora, di mantenere a fatica la sua famiglia, indios bistrattati e umiliati come nuovi schiavi per i capricci di nuovi ricchi, calciatori sfortunati perché nati in un Paese al di fuori dei più che noti circuiti miliardari, circoli di intellettualoidi beoni e politicanti ipocriti e corrotti…
Raccontare l’Honduras significa oggi, per l’autore di questa raccolta, Jorge Medina Garcia, riuscire in poche pagine a dare parola alle mille voci e sfaccettature che fanno del suo Paese un paese in affitto, quelle mille voci che possono ripercorrere, ritessere e anche chiarire, per quanto possibile, all’altra parte del mondo conseguenze e strascichi di quel concorso di eventi e di colpe che hanno reso l’Honduras una Repubblica delle Banane, uno stato di fatto dominato e occupato dal “grande vicino” del nord. Ripercussioni non solo politiche e culturalsociali in senso ampio, ma visibili nelle scelte, nei costumi, nella quotidianità delle persone.
“Letteratura di occupazione”, storie costruite su colpi di scena che a volte sconcertano e lasciano basiti, che ci strappano strani sorrisi, fatti di pesantezza e stento, storie tinte di una gustosa quanto amara ironia che restituisce alle trame dei loro racconti la forza di non chiudersi nella sola denuncia: un vigore che può e sa guardare oltre ed aprire ad altro, facendo emergere qui e là, tra le righe, la capacità di prospettarsi quel futuro diverso che vogliono e meritano e che noi, lettori lontani, non siamo in grado di vedere.

Commenti

2 commenti per il momento.

  • di Semmelweis (6.03.2007 alle 00:14) Semmelweis Identicon Icon

    azz! me lo passi quando ci si becca??

  • di Stefano Minguzzi (6.03.2007 alle 14:40) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    tu prima fai la recensione del tuo di libro :-P