pubblicato il 03 Marzo 2006 · 1 letture
Germania: tra il dire e il fare c’e’ di mezzo l’Iraq
di Daniele Tavani
Lunedi 27 febbraio il NewYork Times pubblica un’inchiesta secondo la quale i servizi segreti tedeschi avrebbero fornito ‘un flusso regolare di informazioni che aiuto’ gli Stati Uniti nella guerra in Iraq, anche se il governo tedesco si oppose a gran voce alla guerra’. E in Germania scoppia lo scandalo.
La prossima settimana si riunira’ in Germania una commissione parlamentare per discutere in sessione segreta il rapporto, in cui si afferma che l’intelligence tedesca avrebbe fornito agli americani il piano di difesa militare di Baghdad un mese prima dell’inizio delle operazioni militari. E i tre partiti di opposizione si riuniranno per decidere se spingere verso un’inchiesta parlamentare sull’attivita’ dei servizi.
La notizia scandalizza trasversalmente tutta l’opinione pubblica, che si sente tradita nella fiducia se il paese, dichiaratosi strenuo oppositore della guerra in Iraq, si e’ di fatto rivelato un alleato prezioso per l’occupazione militare americana. Soprattutto perche’ la campagna elettorale di Schroeder che porto’ alla sua rielezione nel 2002 era incentrata fortemente sul ‘no alla guerra’.
Eppure tutti sapevano che, nonostante cio’, la Germania trattenne i suoi carri armati in Kuwait, per favorire gli spostamenti delle truppe americane; consenti’ l’utilizzo dello spazio aereo tedesco; e non da’ scandalo il fatto, noto ai tedeschi, che la Germania sta correntemente formando i poliziotti iracheni in campi allestiti appena fuori dall’Iraq.
Ma non mancano voci che giustificano l’accaduto in nome di quella realpolitik, sottovalutata dal governo tedesco al momento di decidere di schierarsi uffficialmente. Sul Die Zeit il commentatore Josef Joffe scrive che ‘fortunatamente [nonostante il pur 'attentamente codificato antiamericanismo dominante nella campagna elettorale'] all’interno del governo tedesco c’e’ stata una diversa e piu’ orientata alla realpolitik comprensione della situazione, poiche’ qualcuno doveva capire che non sarebbe stato un bene distruggere completamente il rapporto di alleanza con gli Stati Uniti’.
La responsabilita’ del montante scandalo dell’opinione pubblica tedesca, secondo Joffe, sarebbe allora da attribuire al comportamento dei media, focalizzato piu’ sulla rettitudine morale del governo che non sull’evidenziare obiettivi strategici’.













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