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pubblicato il 21 Aprile 2007 · 2,898 letture

In memoria di me, ovvero: secolarità vs santità, dovere vs amore, obbedienza vs autenticità…

di Letizia Tavani

In memoria di me, di Saverio CostanzoUn’isola della laguna di Venezia, il Monastero di San Giorgio, che il Palladio pensò cercando di integrare gli ideali classici cinquecenteschi e i principi della Controriforma. Un’isola di silenzio e preghiera rotti dal passaggio delle navi, squarci invadenti di mondo che sembrano volerci ricordare lo scorrere reale della storia fuori. All’interno del Monastero, il percorso di alcuni novizi riflesso negli occhi curiosi o, forse, solo analitici dell’ultimo arrivato, eversioni e contraddizioni della Regola Gesuita…


Ho letto, sparse nella Rete, parecchie recensioni di In memoria di me - il secondo lavoro di Saverio Costanzo, dopo l’altrettanto interessante Private – e, devo dire, nella maggior parte dei casi non sono riuscita a ritrovare in esse quello che ha significato per me questo film.

Vorrei perciò iniziare chiarendo subito un punto: In memoria di me non è un film sul misticismo, sulla spiritualità come cammino interiore di acquisizione autentica della coscienza di sé e del proprio esistere etico-morale come la potremmo intendere noi - laici, atei, agnostici, fautori del libero pensiero o qualsiasi altra definizione o non definizione amiamo indossare - se non di rimando.

In memoria di me è un film sulla religione come istituzione secolare e sui meccanismi che hanno consentito e il suo perpetuarsi nell’esperienza dei singoli uomini che ne hanno abbracciato i dettami e il suo rigenerarsi grazie ad essi nelle epoche e nei mondi che ha potuto attraversare. È un film di denuncia, quindi, prima di essere qualsiasi altra cosa, e in quanto tale una voce fondamentale in un momento come quello che stiamo vivendo, carico dei rischi di un malcelato oscurantismo, poverissimo della forza di animare le proprie battaglie civili quanto ricco delle ingerenze di un’autorità come la Chiesa che non sappiamo, noi cittadinanza, relegare negli spazi che realmente le competono.

Questo almeno è quello che ho visto io: la capacità di scandagliare e fare storia delle contraddizioni non solo del vissuto ecclesiastico ma dell’identità cattolica tout court, fatta troppo spesso di obbedienza cieca o connivente alla gerarchia, di ipocrisia quando non di falsità e menzogna, di integralismo e di intolleranza… Seguendo Andrea, il protagonista, percorrendo con lui il biancore degli ambienti del Monastero, sorvegliando il suo vigilare sui confratelli, pedinando il suo pedinarli, spiando insieme a lui ogni avvisaglia di diversità, di ribellione all’ordine costituito, provando con lui quella muta quanto perversa attrazione per gli accessi di passione, per i vissuti di autenticità di personaggi come il tormentato Fausto e il santo ribelle Zanna.

Emergono, allora, insieme alla quotidianità del noviziato, costruito sulla severità del silenzio e del raccoglimento, della preghiera e dell’umiltà del servizio e dei lavori di cura degli ambienti, della condivisione dello studio e della riflessione sulle Scritture e del pasto accompagnato dal suono freddo e classico dei valzer di Strauss, negli interstizi della clausura la falsità del silenzio, l’asfissia del rigore, la snaturazione, il ribaltamento di senso della Virtù (o le Virtù, quelle umane, cardinali: Giustizia, Fortezza, Sapienza, Temperanza, NdR) e della Regola.

Viene a galla, nel suo sguardo, la dubbia consistenza, la mancanza di trasporto non solo della vocazione di Andrea, ma del suo stesso modo di vivere, freddo, narcisistico, ambizioso. “Tu giudichi, gli dice Zanna, nelle tue parole non c’è amore”. Affiora quanto Andrea sia costruito, artefatto, controllato persino dove si scopre attratto dallo slancio e dall’autenticità di figure come Zanna, dalla diversità del santo che può e che sa contravvenire alla Regola.
E, a riprova della santità di questo personaggio, è interessante qui notare come Zanna si muova nell’ambito delle virtù teologali, puntando su un vissuto di Fede autentico, sull’esperienza della Carità (non solo nell’accezione corrente cioè, ma anche come Amore) e riacquisendo - con il suo abbandono del Monastero - la Speranza.

Noi, però, solo alla fine usciamo con lui, con Zanna: per tutto il film rimaniamo bloccati su Andrea, inchiodati a quello sguardo di Narciso, intrappolati bressonianamente nel suo punto di vista a tratti soffocante, che non consente vie di fuga neppure a se stesso.
Splendida in questo senso la scena in cui, dopo aver - di nuovo - spiato figure molto più grandi di lui, veri “eroi” antitetici come Zanna e il Padre Superiore, in un dialogo in cui due modi inconciliabili di perseguire non tanto la fede quanto la propria coscienza come realizzazione di sé si scontrano, esprimendo parole su parole, il Padre Superiore e rispondendo soltanto con un bacio (un riferimento al bacio di Giuda? l’espressione averbale di una rinnovata domanda di amore?) Zanna, Andrea trova il coraggio di sgattaiolare fuori dal Monastero per riunirsi all’amico ma, una volta fuori, Zanna non c’è. Solo il canale e l’intuizione dell’acqua nella notte: un campo lungo rende la figura di Andrea piccola, persa nel buio mentre si gira su se stesso, rincorre con lgli occhi i rumori del mondo sperando che gli rivelino che non è solo. Basterebbe forse solo un indizio, un appiglio, per redimersi: invece trova solo l’ennesima esperienza molto forte, quasi fisica, dell’assenza.
Perciò dopo aver riconosciuto di essere solo e sperso nel mondo, per lui non c’è scelta: non può che richiudere davanti a sé le porte del Monastero consacrando la sua vita alla Regola, alla carriera e al suo “fare finta”.
E il film potrebbe finire qui, intenso e claustrofobico, senza salvezza, senza speranza, appunto.
Invece proprio nella coda ci alleggerisce, ci libera, permettendoci di seguire nella luce dell’alba i passi di Zanna che, zaino in spalla, si allontana da San Giorgio.

Possiamo uscire e uscirne insieme a lui, nel suo sorriso…

Commenti

1 commento per il momento.

  • di elisa (21.04.2007 alle 18:06) elisa Identicon Icon

    Bellissima recensione è quello che ho provato in parte anche io!!!! Per me poi il film è bellissimo mi ha profondamente toccato. Un’altra cosa stupenda è poi la contrapposizione tra i personaggi di Andrea (il bravissimo Christo Jivkov) e Zanna (l’eccezionale Filippo Timi. Elisa