pubblicato il 03 Giugno 2007 · 3,348 letture
Sandro Penna e i Maestrini dalla Penna Rossa
di Semmelweis
Esattamente un anno fa un dibattito su Liberazione infiammò il centenario dalla nascita del poeta Sandro Penna. A distanza di un anno nessuno più se ne ricorda. Per me le due cose offrono spunto per fare luce sulla controversa figura di Penna e sulle ragioni di chi lo commemorava. E’ un autore “scandaloso” per la sua omosessualità, che assume inoltre connotati apertamente pedofili. Un giudizio sulla qualità artistica e politica di un’opera non può non tenere conto di aspetti biografici dell’autore, a maggior ragione in quanto essi traspaiono chiaramente dalle sue poesie. E allora chi lo celebrava penso che piuttosto volesse spaventarci. Sì, ma perché?
L’anno scorso mi sono appassionato ad un dibattito su Liberazione, che ha preso spunto da un articolo di Saverio Aversa, pubblicato il 15 giugno ‘06 e dedicato alla poesia di Sandro Penna.
Aversa colse lo spunto dell’approssimarsi del centenario dalla nascita del poeta, per proporlo come un grande artista italiano del 900, ingiustamente dimenticato a causa del contenuto omoerotico delle sue poesie. La poesia portata ad esempio da Aversa mi lasciò però di stucco:
«Sempre fanciulli nelle mie poesie! / Ma io non so parlare d’altre cose. / Le altre cose son tutte noiose. / Io non posso cantarvi Opere Pie».
Il giorno successivo una lettera firmata Simone inaugurò il dibattito.
Simone, indignato, criticava l’idea, condivisa evidentemente da Aversa, che un poeta possa essere di sinistra ed inneggiare apertamente alla pedofilia.
Rispose Sansonetti (direttore di Liberazione), che si affrettò a interpretare la lettera come un attacco alla libertà di espressione e, feroce, ribattè che allora occorrerebbe censurare il Mann di Morte a Venezia e Pasolini. Rimasi dubbioso sulla cosa. In particolare non colsi appelli alla censura nella lettera di Simone.
Se vogliamo, Simone aveva infranto - piuttosto - la regola del politically correct che impone di distinguere tra omosessualità e pedofilia. Ma, se vogliamo, Aversa per primo non faceva distinguo nel suo articolo.
Metto tra parentesi tutti questi “se vogliamo” e cerco di raccapezzarmi. Sto Penna è davvero pedofilo? Riaffiorano vaghe rimembranze liceali sulla poetica del fanciullino e cagate del genere, e mi dico: parlare di fanciulli di per sé, non significa mica essere pedofili!
Incuriosito, mi sono quindi procurato una raccolta di poesie del Penna.
Effettivamente L’oggetto di gran parte delle poesie di Penna sono fanciulli.
«il mio fanciullo ha le piume leggere./ Ha la voce viva e gentile. / Ha negli occhi le mie primavere / Perdute. In lui cerco amor non vile».
…. Proseguendo la lettura, mi è presto evidente che cosa intenda Penna per amor non vile. La scrittura di Penna, più che poesia, inizia a a sembrarmi un diario segreto.
Ci racconta il suo girovagare randagio per la città…
«Se son malato vago tra la folla / del sobborgo. Ma l’umido grigiore / invernale mi rende triste e solo».
Osserva i fanciulli, li segue e poi ne fa fedele resoconto in versi:
scuola
«negli azzurri mattini / le file svelte e nere
i collegiali. Chini / su libri poi. Bandiere
di nostalgia campestre / gli alberi alle finestre»
non sempre si ferma all’osservazione. A volte tenta di adescarli:
«Fanciullo non fuggire, non andare / solo. Non è per me che io lo dico.
Io ti ho visto alla fronte un segno chiaro. / E tua madre non vede. Non vede l’amico. »
Ci assicura (argomentazione cara al pedofilo) di riconoscere nel bambino una presunta complicità, un consenso, “un segno chiaro”, se non addirittura una seduzione:
«Nuoce più l’innocente o il delinquente? / Se tu parli d’amore è l’innocente»
Aspetta l’imbrunire e, se qualche fanciullo di borgata si attarda, non lo lascia sfuggire:
cimitero di campagna
«fra la gioia dei grilli / oscure fiaccole. / e in alto le stelle.
Al giovane cuore / La riposata ridda / delle solari / gesta del giorno.
Ma un’ansia i ridenti occhi / già turba / al fanciullo venuto / per gioia con me. »
La descrizione gelida della paura sugli occhi della preda mi dà i brividi.
Il poeta non fa molta differenza tra adolescenti, giovinetti e fanciulli. Non fa neanche troppa differenza tra l’uno e l’altro. Descrive la nudità, il corpo, il sesso delle sue prede, la sua è pura carnalità. Cerca carne fresca…
«È il nobile sesso. E poi, di questo, / sola un’ètà (nobile, sì, ma fresco!) / di questa solo alcuni rari esemplari. …….»
Che di bambini e adolescenti si tratti, ci tiene lui stesso a precisarlo:
«nel cielo le nubi oscuravano a tratti / la luna. Io stavo dinnanzi
al freddo cancello di quel camposanto / di campagna. Era con me
un dolce fanciullo selvaggio che pieno / di ardire pur mi si avvinghiava
tremando – tremavano forse le foglie / in tutte le siepi? – tenevalo
io sotto il mio braccio voluttuosamente. / La notte era fosca e le tombe
chiudevano i morti infelici. Il mio cuore / cercava la vita e l’amore:
(l’amor di un fanciullo di dodici anni?) »
Quanti sono i Penna che per (s)fortuna non assurgono alle glorie letterarie ma al disonore della cronaca nera? Mi aspetto troppo forse dalla sinistra. Mi aspetto che si liberi dalla violenza dei tanti che si dicono di sinistra ma che teorizzano e praticano la violenza.
Forme di violenza forse apparentemente diverse da quella fascista. Ma che a me ricordano lo stesso odio per la diversità, per la ricchezza. Lo stesso vuoto interiore, la stessa onnipotenza.
Chi si dice di sinistra non può tollerare la violenza in qualunque forma si manifesti, dentro di sé come negli altri. Chi si dice artista non può non immaginare, non può non riconoscersi una possibilità di trasformazione, in sé e negli altri.
Ho cercato di trovare, con tutto l’impegno possibile, traccia di questo nelle poesie di Sandro Penna. Francamente non ho trovato nulla. Solo violenza, freddezza e assoluta assenza di ricerca. E non credo di essere cieco.
«mentre lasciavo l’acre espansione / mi tenne schiavo dolce prigione»
La diversità, il femminile, sempre annullato.
L’impossibilità del rapporto sempre e cronicamente riproposta…
«L’amore dei due sessi / accentua la commedia»
Sandro Penna è veramente un poeta? Un artista? Un’intellettuale di sinistra? O un semplice maestrino dalle torbide passioni?
«Immobile e perduto, lentamente / animava nel buio la mano»
La violenza delle parole si dice che sia peggiore della violenza di fatto.
Probabilmente ciò non è vero alla lettera. Di certo la violenza manifesta è più facilmente identificabile e quindi è più facile, se se ne hanno i mezzi, opporvisi. Ma la violenza nascosta nelle parole dolci, nell’affettuosità, nelle carezze, è difficile da affrontare, impossibile per il bambino.
«Una guerra amorosa e spietata / contro i fanciulli un dì condussi. Adesso
io ridotto senz’armi è a me stesso / che faccio guerra, e con grande efficacia. »
Come reagisce un bambino a chi per colpirlo usa e tradisce il linguaggio dell’affetto, l’unico e il primo col quale veniamo al mondo? Si ammala, forse reagisce.
«Furente e rosso in volto si avvicina / il mio nemico: e odora di mammina.….»
Diventa animale da sottomettere
«Dominare un fanciullo, ed ascoltare / la propria voce crescere nel canto.……»
E dopo perde di attrattività, si è svuotato
«Durato è un grande amore / solo una settimana.
Oh come si allontana / il tempo dell’errore»
Ma Aversa è pazzo!?!?! Come fa a non vedere tutto questo???
Due cori distinti trovavano voce nella rubrica “lettere” di Liberazione. Chi, pur riconoscendo la necessità di difendere i diritti di tutti, si opponeva alla violenza, anche verbale del pedofilo, evidenziando che, a monte dell’atto criminale c’è un pensiero violento a cui opporsi, e dall’altra parte un eterogeneo gruppo di benpensanti, etero e gay, apologeti della pedofilia, che elogiava Sansonetti e difendeva Aversa dalla presunta censura omofobica di Simone.
Un’altra bella mente diede voce ai proprio pensiero. Un’articolo di Renzo Paris pubblicato sul quotidiano comunista il 22 giugno: «Un dibattito
simile - ci disse Paris - l’avrei visto di più su Pasolini…. Pasolini subì processi a riguardo, Penna no. Amava gli adolescenti, senza costringerli a niente. Corrompere un adolescente, magari con il denaro, riguarda la prostituzione e le città sono piene di marchette di ogni età e sesso. Ma questo cosa c’entra con le poesie di Penna? »
Già… che c’entra?
«Ecco, fanciullo, io ti ho portato a questo / luogo selvaggio, a notte, per che fare?
Non so. Non posso soffocare io questo / amore della vita. E sotto è il mare.
Lo varcherò. Conoscerò le genti / più disparate. Vedrò quanto è bella
la vita negli occhi di chi ha / quindici anni fanciullo, come te. »
Dietro questo racconto c’è un fatto realmente accaduto? Chi è la vittima anonima? Che fine avrà fatto? Questo libro sembra un cimitero, ogni poesia, una tomba.
Proseguiva Paris: «trattandosi di un giornale che difende gli operai perché non porre in epigrafe un verso penniano come questo? «Ma gli operai, non sono forse belli?». Così Penna inaugurava una estetica proletaria nuova. »
E cosa ce ne siamo fatti di quest’estetica nuova? E che prezzo abbiamo pagato?
L’idea che mi è sorta ripensando di recente a questa vicenda è che ci sia un nutrito gruppo di intellettuali a sinistra che teme idee nuove e, quando queste si presentano, si reca nel grande museo degli orrori ove si conservano i resti inanimati dei “padri della cultura”, e cerca tra gli scheletri dei filosofi stipati in vecchi armadi, le vasche di formaldeide traboccanti dei cadaveri degli apologeti della repressione, le teche che imprigionano i fantasmi dei teorici della disperazione. Qui sceglie lo spaventapasseri da agitare in faccia alla gente, a chi ha intuìto, a chi potrebbe reagire. L’intento antico è di confondere, annichilire e terrorizzare. Quando il proposito sembra soddisfatto, il cadavere viene riposto sottoterra, ad uso futuro. In effetti, chi si ricorda oggi del “grande” Sandro Penna? La domanda allora che lascio aperta è: cosa era nato a sinistra un anno fa? Cosa è stato cancellato subito dopo?
«I bambini sono di sinistra», dice Claudio Bisio.
«Sono di sinistra perché si fanno fregare quasi sempre.
I bambini sono di sinistra perché hanno orrore dell’orrore. Perché di fronte alla povertà, alla violenza, alla sofferenza, soffrono.
I bambini sono di sinistra perché crescono e cambiano
I bambini sono di sinistra perché, se ce la fanno, conservano qualcosa per dopo. Per quanto diventa più difficile, difficilissimo, ricordare di essere stati bambini. Di sinistra, poi.».
La sinistra è come un bambino malato. Proteggiamolo dai maestrini dalla penna rossa, curiamolo dalla violenze subite, facciamolo crescere forte e sano
se siamo di sinistra anche noi , cerchiamo, i bimbi, di non continuare a fregarli.
Per leggere tutto il pezzo di Bisio (che ringrazio di esistere) clicca qui
Spero almeno che questo piccolo contributo abbia spuntato un’arma velenosa nelle mani di quei rettili, che gestiscono una falsa identità di appartenenza a sinistra, per “mangiare i bambini” della sinistra, non appena nascono.














Commenti
1 commento per il momento.
Complimenti per l’articolo da un uomo di destra . Un uomo di destra , però , a cui fa schifo Berlusconi e i cui migliori amici sono comunisti . Comunisti veri , però , comunisti che amano la povera gente : una sparuta minoranza , in mezzo a un mare di ipocriti .
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