pubblicato il 09 Luglio 2007 · 3,282 letture
Carlo Augusto Viano - Laici in Ginocchio
di Semmelweis
La posizione del Laico è oggi sempre più prona rispetto all’offensiva (in)crociata di chiesa cristiana catodica e stato democristiano.
Un saggio intenso e lucido ripercorre cento e più anni di mancato svezzamento culturale dello Stato Italiano da Santa Madre Chiesa e ci invita a riscoprire la parola Laicismo, che decenni di compromessi e concordati ha svuotato di significato.
Carlo Augusto Viano - Laici in Ginocchio
Edizioni Tascabili Laterza - 128 pagine, 10 euro
Carlo Augusto Viano è un vecchio filosofo che ancora guarda al mondo e alla realtà politica italiana con lucida consapevolezza e
incrollabile speranza di migliorarlo. Ne è una prova la sua ultima pubblicazione, dal titolo non proprio rassicurante: Laici in Ginocchio.
Onfray, in un altro testo recentemente pubblicato, ha affermato che il Filosofo ha due compiti: deve, superando quell’impotenza in cui millenni di pensiero asessuato e astratto lo hanno costretto, rivolgersi con forza a CONOSCERE; oltre che criticare, deve PROPORRE nuove teorie e nuove politiche.
Viano riesce abbastanza bene in entrambe queste impegnative imprese, suggerendo in questo pamphlet di dare nuova efficacia a strumenti solo abbozzati, definendo e dando oggetto pratico a concetti vacui come separazione Stato-Chiesa, rifiutando vecchie concezioni, ripensando gli errori fatti in passato e proponendo nuove strade per il futuro. La sua analisi dell’oggi è quindi storicamente ancorata alla nascita dello Stato Italiano, che non ha saputo rivendicare una propria identità dalla cesura con lo stato Pontificio. Si criticano i comportamenti e il pensiero di molte delle figure che, più o meno intensamente hanno animato il confronto tra clericalismo e laicismo.
I filosofi giocano ovviamente un ruolo importante in questo confronto. Filosofo Pera che ha ripudiato il proprio laicismo, filosofo Ratzinger che si richiama al logos.
Anche il ceto politico è oggetto di critiche e profondi ripensamenti: Togliatti e Berlinguer - che pure non viene nominato direttamente - ne escono profondamente ridimensionati per essere stati artefici di quell’unione controversa ed innaturale tra comunismo e cattolicesimo le cui propaggini oggi chiamiamo Partito Democratico.
Insomma, un saggio che appassiona come un romanzo e graffia come un manifesto, senza per questo perdere in rigore intellettuale.










Commenti
18 commenti per il momento.
non mi pare granché ottimistico come titolo
personalmente non credo che il laicismo “duro e puro” abbia mai avuto realmente spazio (e non mi riferisco al diritto di tribuna) in Italia. Forse solo ai tempi dell’unità d’Italia con la forte polemica antiitaliana di Pio IX…
Oggi quello che ci servirebbe è un approccio laico alla politica: sia che si parli di rapporto tra Stato e religioni che, per assurdo, del rapporto tra rappresentanza ed ideologia. La laicità non può essere una bandiera, non la si può ottenere per legge, ma è un risultato che si ottiene tramite un “progresso sociale”.
Ad ogni modo non capisco molto il riferimento ad uno “stato democristiano” o il parallelismo tra comunismo, cattolicesimo e PD. Però su questo ho aperto una discussione sul forum (partecipa)
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Progresso sociale, certo, ma anche progresso culturale. Il problema non può essere limitato alla politica e alle poltrone, si rischia di creare un pericoloso alibi per evitare di analizzare e giudicare le nostre stesse azioni. Le riflessioni di un filosofo devono avere un ampio respiro, ma se l’intenzione di noi uomini comuni è quella di affrontare concretamente la questione, dimentichiamoci dei politici, ricordiamoci dei filosofi (vecchietti, per di più, evviva…)e cominciamo ad agire e pensare laicamente.
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Per progresso sociale intendevo dire progresso della società (quindi anche culturale). Per il resto concordo anche se credo che dovremmo dirci chiaramente cosa significa “agire laicamente”.
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attenzione che agire laicamente non può prescindere dal pensare laicamente! ben venga il richiamo ai filosofi e in primis a marx, che, nella giovinezza, aveva chiaramente identificato nel pensiero religioso un principio di alienazione; in feuerbach, quando riconosce in dio la negazione delle potenzialità “infinite” umane e critica la teologia filosofica da platone a hegel.
Il tradimento delle masse proletarie da parte della sinistra italiana ha assunto nel corso di questa giovane repubblica sin dalla prima ora, sempre le stesse forme: accoppiamento bestiale con la cultura cattolica, depersonalizzazione e cancellazione della propria identità, burocratismo inetto e geriatrico degli apparati di partito, degrado della politica ad amministrazione, in due parole cecità e bramosia.
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io faccio davvero fatica a capire cosa intendi per “masse proletarie” e di conseguenza “sinistra”. La sinistra delle masse proletarie è stata spazzata via brutalmente dal fascismo. Io già negli anni ‘50 non so se si può parlare di “masse proletarie”, ma sicuramente non più da dopo il 1975 (anno di cesura molto più che il ‘68).
A parte questo non mi pare che si possa sostenere a ragion veduta che la cultura cattolica non sia di sinistra in passato come oggi (diverso il discorso circa i partiti cattolici che sono SEMPRE partiti di destra conservatrice).
Infine quanto descrivi (depersonalizzazione… fino a bramosia) mi pare la descrizione di un sistema politico morente: sia esso quello delle ex repubbliche socialiste, che le dittature africane ispirate al neoliberismo, che la sinistra italiana eternamente incompiuta.
Insomma mi pare di vedere quello che vedi tu, ma non riesco a trovare una prova che mi convinga che la causa prima sia il tradimento delle masse proletarie.
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credo che la sinistra italiana abbia tradito nel senso di lasciar morire l’ideale umano che rappresentava, ideale di resistenza alla violenza del potere, di non complicità/vittimismo, di pulizia interna che rende falsi i problemi di agenzia. Non ci vedo un fenomeno bipartisan: la depersonalizzazione è la perdita di un’identità, identità che le dittature neoliberiste e i fascismi in generale non possono perdere perchè non l’hanno mai avuta; ugualmente la bramosia per me è strettamente connessa con la cecità, è la consolazione di chi si accontenta dell’appagamento materiale, dopo la delusione dell’idea comunista per cui sarebbe bastato raggiungere l’uguaglianza materiale per liberarci dall’alienazione umana. E troppo ci sarebbe da dire ancora…
La teoria politica quindi non è mai stata all’altezza delle aspirazioni - ribadisco - di sinistra, di ciò che chiamano ora popolo, ora proletariato, classe operaia, che in generale è la massa di persone che sopportano uno sfruttamento fisico ed esercitano una resistenza passiva psichica più o meno efficace alle idee e istituzioni annichilenti di pochi violenti. ecco dov’è il tradimento. Nella connivenza, alleanza con un pensiero che mai ha immaginato la possibilità della trasformazione, il rapporto interumano non mediato dal divino, il pensiero come prodotto biologico di corpi materiali, la realizzazione umana come meta di questo mondo, la sessualità come comunicazione ecc ecc ecc
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mmmh, non mi convince. A parte che “dittature neoliberiste” mi pare un’altra espressione puramente retorica, non vedo come la sinistra italiana si distingua dalla sinistra del resto del mondo (democratico). La depersonalizzazione, se intesa nel senso di personalizzazione della politica, può essere un difetto solo quando portata agli estremi (il che vale per tutto, persino per la partecipazione!): esempi positivi di personalizzazione della politica, ad esempio, sono la crescita di responsabilità dell’eletto, il ricambio della classe politica, l’accresciuto rapporto tra eletto ed elettore…
Sulla bramosia invece vedo un giudizio morale che ha più a che fare con la religione (comunista, cattolica etc) che con la politica. La bramosia di avere è un elemento dell’umanità e non penso che si possa attribuire ad uno schieramento politico.
In conclusione non vedo alcun tradimento, perché non riconosco alla definizione di sinistra (e di conseguenza al suo “pubblico”) alcun rapporto con la realtà. La tua, consentimi, mi pare essere una visione di tipo messianica che poco ha a che fare con la filosofia politica e molto più con la teologia.
In tutto ciò vedo molti più punti in comune tra comunismo storico e cattolicesimo che tra l’attuale convergenza tra DS e DL (!). Quello che abbiamo sotto il naso è la presa d’atto che nella società italiana i comunisti non esistono più e che il cattolicesimo non è più una famiglia politica. Il che rende possibile l’avvicinamento di chi prima era diviso da questi 2 steccati.
D’altronde l’attivismo di Ratzinger (e di PRC dall’altro lato) non sono altro che un tentativo di tenere in piedi questi steccati per sopravvivere (con più chance per PRC…).
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“La bramosia di avere è un elemento dell’umanità e non penso che si possa attribuire ad uno schieramento politico.”questo è un giudizio personale, su una problematica che peraltro è molto diffusa, ma che tu generalizzi al genere umano. Così come chi è bramoso in genere si trincera dietro il “così fan tutti” che vorrebbe tutti appiattiti sul peggiore.
Ma ciò che mi colpisce è l’attribuirmi idee teologiche o messianiche, cosa devvero curiosa. Io distinguo chiaramente tra le parole fiducia e fede, l’una legata al rapporto interumano e soggetta a delusione (e lì scorgo il tradimento dell’oggetto di fiducia, il politico), l’altra deterministica e messianica.
Che quest’ultima abbia inquinato la dialettica di sinistra è indubbio, ed oggi la parola comunista è impronunciabile, per la zavorra di ideologia, rigidità, religiosità, stupidità che l’ha accompagnata. La fiducia c’era ed aveva valenza politica. Ma rimane che la fede ha inquinato la fiducia, l’ha spenta e irreggimentata. Chi ha scelto la fede e rinunciato alla fiducia, è stato complice di colui che lo ha rappresentato e non si può ovviamente dire tradito.
Da questo punto di vista i comunisti esistono ancora. Sono quei burocrati di partito che hanno cambiato pelle e, come dici tu stesso, hanno la possibilità di superare quegli steccati che impedivano l’unione aperta tra chi, lo riconosci tu stesso, aveva molti punti in comune, e cioè il comunismo storico e il cattolicesimo. Non è un fenomeno tutto diessino. Vedo movimenti simili anche in ambito Prc. Chi fece la svolta della bolognina non propose nulla di nuovo, e quindi fu molto una svolta di comodo ed autoconservativa. Preferisco quelli di prc (e non) che, allora, non rinunciarono alla leggera a qualcosa in cambio di nulla, ed oggi (o domani) fanno un percorso di ricerca. Ricerca che, avendo rinuncato o forse meglio dire ridimensionato il marxismo, cerca qualcos’altro.
Ben diverso il discorso di chi sostituisce una religione ad un’altra. Sbaglio o Berlinguer mandava i figli in scuola privata e cattolica? non era forse già quello un segno di dissociazione e de-personalizzazione? termine che io rubo al linguaggio psichiatrico, intendendo quello stato alterato di coscienza, deterioramento dell’io che porta a non riconoscersi allo specchio. O a identificarsi in qualcun altro. Ma senza dialettica.
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che la bramosia sia una caratteristica di chi è socialista, piuttosto che liberale mi pare un’affermazione che, prima che io la contesti, tu dovresti dimostrare. Dire che la sinistra italiana è caratterizzata dalla “bramosia” in quanto sinistra (e non in quanto italiana) non mi pare che corrisponda al vero (a meno di includere nella sinistra i liberali, i democristiani, etc).
Anche la “fiducia” è un elemento prepolitico: e’ un tratto culturale, eventualmente sociale, ma difficilmente ideologico. E cmq non vedo una netta contrapposizione tra fede e fiducia (semmai un annacquamento). L’unica contrapposizione possibile con un approccio fideistico è quello razionale. La fiducia è una fede laica se non poggia su un ragionamento.
Tornando alla politica la “svolta” della bolognina fu una farsa perché fu fatta dentro una stanza. Nella società italina il comunismo nel frattempo era morto già da 15 anni ed andavano fatte scelte di campo che, concordo con te, nel 1989 nessuno fece per conservare il posto.
Oggi si prende atto che negli ultimi 20 anni la società italiana è cambiata e si cerca di modificare il quadro politico di conseguenza. La contrapposizione capitalisti vs anticapitalisti è puro manierismo.
Alla fine io credo che oggi si stia uscendo dalla schizofrenia di una sinistra a parole marxista e nei fatti liberale. Forse la depersonalizzazione di cui tu parli è un percorso che oggi si va ad esaurire imparando a riconoscersi davanti allo specchio per quello che si è oggi e non per quello che si sarebbe dovuti essere partendo da 70 anni fa.
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bramosia = socialismo? Non ho detto assolutamente questo. non amo le generalizzazioni nè le etichette, ho detto solo di una tendenza, e ho cercato di tracciarne un nesso causale con la storia del socialismo e comunismo. ma cosa intendi tu per prepolitico? a mio parere ogni scelta individuale (escludendo ovviamente le scelte legate al metabolismo del corpo) è politica in quanto sociale. la contrapposizione razionale vs fideistico poi è molto discutibile. come se la religione non fosse razionalità allo stato puro, pensiero a-corporeo che si pone per postulati e dogmi, sviluppandosi poi con logica coerenza intorno al…nulla. Personalmente penso che solo Il pensiero affettivo è opponibile al pensiero religioso senza cadere nella dissociazione e nella astrattezza. Cosa significhi tutto ciò poi, roba da starci nottate a scribacchiare, e stasera la stanchezza mi ferma qui.. bonne nuit
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io non credo che si possa parlare di divisioni politiche in merito ad aspetti caratteriali o morali. L’idea che a sinistra ci siano gli onesti, mentre a destra i corrotti, ad esempio, è una visione fideistica e non ragionevole della realtà. Non è insomma una visione “politica”.
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sono d’accordo. Non è certo il carattere (espansivo, scontroso) che fa la qualità delle persone. Non lo è la morale (quanto la morale è scissa dai comportamenti è notorio). Carattere e morale sono categorie della coscienza, dell’educazione. quello che invece può in linea di principio essere ricondotto a sinistra e destra, intendendo con queste categorie un pensare progressivo/trasformativo o regressivo/distruttivo, sono quelle idee legate all’aspetto irrazionale degli individui. quelle idee inconsce che, più o meno violente, determinano l’immagine che ognuno ha di sè, del diverso, dell’umano, dell’inumano, la sensibilità o la cecità. Da lì parte la reattività, l’agire politico, la resistenza. Su quell’ambito, sulla realtà umana non cosciente occorrerebbe concentrare l’attenzione per cercare qualcosa di umano valido su cui costruire la politica. Gli economisti nella loro astrattezza parlano di teorie microfondate. Ovviamente tutte le teorie politiche sono direi “antropofondate”. E proprio interessante è capire quale teoria dell’uomo, quale idea inconscia dell’uomo le guida. e su quelle si costruiscono interessanti analogie tra l’idea politica e la personalità umana (bada bene, non il carattere o la morale), tra la storia delle ideologie e la clinica psichiatrica. Per questo dicevo che la tua idea è personale: l’idea che tutti saremmo bramosi, come se fosse un elemento costitutivo dell’umano. Mi sembra quantomeno un ipotesi a priori. Peraltro molto diffusa. Ma non per questo meno arbitraria.
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E’ interessante il tuo parallelo tra adesione politica ed autopercezione. Sinceramente io non l’avevo mai vista così, ossia vedevo nell’adesione ad una parte politica una condivisione “filosofica” a certi valori e delle strategie con le quali perseguirli.
Accettando il tuo discorso direi che il sistema di valori che con il PD la sinistra italiana va ad abbracciare è quello del pensiero liberale (il che a ben vedere è un tradimento dell’idea dell’uomo avuta dalla sinistra italiana comunista).
Io però continuo a non vedere nella bramosia un tratto costitutivo di uno schieramento, quanto una caratteristica dello spirito di ciascuno di noi, come la passionalità o la frugalità.
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cosa intendi per pensiero liberale? mi dai qualche esempio?
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ci vorrei scrivere un articolo a breve, quindi rimando la risposta là (non sono censorio!)
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“Laici in ginocchio”…questo titolo potrebbe forse lasciar intendere che mentre i laici sono in ginocchio
chi sostiene il potere politico della chiesa gode di ottima salute.
Pero’ non mi pare che le cose vadano in questo modo. Prendiamo ad esempio la moltitudine di persone che non hanno
potere politico. Tra queste, che sono sicuramente la maggioranza, ad oggi non mi pare che esista in media alcun sentimento
degno di nota rispetto a tale problema. Non esistono eserciti di devoti schierati contro i laici, in breve direi che il problema
non fa parte del nostro tempo. Non fa parte del nostro tempo essere particolarmente persuasi dai precetti della chiesa o dalle
parole del papa, certo le possiamo ascoltare un po’ ma non fanno parte del nostro agire quotidiano, anche chi va in chiesa
lo fa cosi’ un po’ per abitudine un po’ perche’ ascoltare qualcuno non e mai troppo male, ma la cosa non e’ vitale.
Se invece si parla delle persone che hanno potere politico certo puo’ accadere che venga dato qualche nuovo privilegio alla chiesa
ma questo non cambia il succo del periodo storico presente, si tratta solo di scambi di favori tra poteri, il periodo storico presente
non e’ ne’ dei laici ne’ tanto meno dei devoti, il periodo storico presente lo possiamo collocare al livello minimo di autocoscienza,
se non fosse che talvolta emettiamo aria fritta dalla bocca o fetida dal culo potremmo ben sostenere che neppure esistiamo
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il tuo commento mi ricorda un po’ quelli di alcuni intellettuali che, parlando della guerra di liberazione, dicevano che fu un fenomeno molto limitato. escludendo gli squadristi fascisti e i gruppi partigiani, non fu una guerra di popolo. un regolamento di conti tra potenti, in un avvicendamento di elites. Se è parzialmente condivisibile superficialmente, non lo è dal punto di vista simbolico, della partecipazione e del significato della guerra di liberazione al di là di chi l’ha combattuta fisicamente. Forse in pochi hanno riconosciuto valore a quel movimento, ma sicuramente la vita è cambiata a tutti. Ugualmente l’apparente estraneità di molte persone, forse della maggioranza degli italiani al “dibattito” teo-con teo-dem ecc ecc è da approfondire. Sei sicuro che servano eserciti e maggioranze di estremisti per determinare un’epoca? Giovanna era una sola, Adolf pure…
La presenza inaudita di temi religiosi nella politica italiana, è vero che si gioca su tavoli limitati (per lo più occupati dalla parte teo-qualcosa) ma le sue ricadute mediatiche sono spettacolari e i suoi effetti incidono nella vita e nella libertà di tutti. Non è mai eccessivo ribadire che la legge 40 riduce pesantemente la nostra libertà; la pillola del giorno dopo in certe regioni è praticamente impossibile da ottenere, perchè ai medici conviene essere obiettori. Gli eserciti di cui parli esistono e sono composti da mercenari, gente che si vende per due lire, che di fronte a chi agita lo spaventapasseri del potere, si fa alfiere o pedone di un gioco altrui per difendere l’orticello (o forse per semplice paura vera e propria). Magari poi questa gente nel privato se ne frega, ma intanto nega ad altri diritti e libertà. A quale epoca appartiene tutto questo? alla mia o alla tua?
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caro zio semme
mica penserai che io non sappia che esistono grassi mercenari che per soldi distribuiscono paura e noia in giro per il mondo. non e’ questo il punto che a me interessa in questo momento della mia vita. a me interessa cosa pensano le persone che vedo ogni giorno in giro attorno a me, queste persone che non conosco, che in parte mi fanno paura e che costituiscono quasi sempre per me motivo di grigia disillusione. ma forse sbaglio io, il punto e’ che non so. hai letto l’ultimo discorso di tocci sulla chiesa postato da albion? a chi sta parlando tocci? neppure per un momento si sofferma a riflettere su chi sia il suo potenziale lettore, semplicemente parla della chiesa in modo astratto, certo la chiesa dice , diciamolo, minchiate, ma quando non l’ha mai fatto negli ultimi 2000 anni? nulla di nuovo, dimmi pero’ tu quanti ne conosci che sono fortemente condizionati da quello di dice il papa, io sinceramente nessuno, eppure ne conosco un po’ di cattolici, una me la sono pure sposata
pero’ dice che la chiesa e’ solo un insieme di regole incompresibili, e quindi? tutte queste voci che ci circondano a chi parlano? e perche?
io sinceramente non credo che siano i laici oggi a rischiare e bada bene che io capisco quello che tu scrivi, apprezzo il tuo tentativo di evidenziare gli sbagli della chiesa, ma ti avverto siamo tutti con te, a parte forse questi grassi mercenari, ma cosa importa? oggi e’ l’umanita’ a rischiare, non solo il laico, tutto cio’ che dell’umanita’ viene stimolato e’ solo la paura, la paura dell’altro, del vicino, del “diverso”, non abbiamo stimoli positivi attorno a noi e rischiamo di cadere nell’abisso.
ciao caro zio semme.
p.s.
…adolf non era solo per nulla
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