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pubblicato il 28 Settembre 2007 · 3,113 letture

In support of our incredibly brave friends in Burma: May all people around the world wear red shirt on Friday 28.

di Silvia Minguzzi

Burma

spread word

La Sezione Italiana di Amnesty International, con l’obiettivo di mobilitare opinione pubblica e governi della comunità internazionale per fermare la violenta repressione delle manifestazioni in corso a Myanmar, ha indetto due sit-in a Roma e a Milano e ha lanciato un appello on line in favore di un gruppo di parlamentari, monaci e artisti arrestati nelle ultime ore a Yangon, a Mandalay e in altri centri del paese. I sit-in si svolgeranno venerdì 28 a Roma (dalle 17.30 di fronte all’Ambasciata di Myanmar, in via della Camilluccia 551) e sabato 29 a Milano (dalle 16.30 in piazza della Scala).

Da Myanmar arrivano ad Amnesty International notizie estremamente preoccupanti: le uccisioni e gli arresti di manifestanti delle ultime 24 ore fanno temere che possa ripetersi il bagno di sangue del 1988, quando vennero uccise circa 3000 persone. Per scongiurare questo esito, Amnesty International continua a sollecitare il Consiglio di sicurezza a inviare con la massima urgenza una propria missione a Myanmar, che chieda al governo di garantire la libertà di manifestazione, porre fine all´uso della forza nei confronti dei dimostranti e liberare tutti i prigionieri politici, oltre 1160 alla fine dello scorso anno, compresa Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la pace, privata della libertà da 17 anni. Da oggi è inoltre possibile sottoscrivere on line l’appello di Amnesty International in favore di oltre 300 persone arrestate ieri sera, tra cui il noto attore comico Zargana (noto anche come Ko Thura) e diversi parlamentari, esponenti dell´opposizione politica e monaci.

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  • di Stefano Minguzzi (18.10.2007 alle 08:25) Stefano Minguzzi Identicon Icon

    MYANNAR: AMNESTY INTERNATIONAL DIFFONDE TESTIMONIANZE AUDIO E VIDEO SULLA ‘CACCIA ALLE STREGHE’ E SULLA REPRESSIONE IN CORSO

    ‘Abbiamo visto i poliziotti chiedere soldi alle famiglie dei detenuti per ottenere il rilascio di questi ultimi. I giovani e gli studenti che vanno in ufficio o a scuola vengono non solo fermati e perquisiti ma anche derubati…’ (testimonianza di Thin Thin Aye, alias Mie Mie, poco prima di essere arrestata il 13 ottobre. Sul suo caso, cfr. appello on line su http://www.amnesty.it) Amnesty International ha diffuso oggi una serie di nuove testimonianze audio e video sulla repressione ancora in corso in Myanmar, fatta di raid notturni, arresti arbitrari e terribili condizioni di prigionia. Tra le testimonianze figurano quelle di due importanti attivisti, poi arrestati nello scorso fine settimana. Le dichiarazioni registrate da Amnesty International provengono dall’interno di Myanmar e dalla Thailandia, dove sono stati costretti a fuggire numerosi birmani. ‘Ci hanno raccontato di irruzioni notturne, di persone prese in ostaggio, di manifestanti gettati in centri di detenzione sovraffollati e insalubri. Altro che il ritorno alla normalita’, proclamato dalle autorita’ di Myanmar. Gli stessi arresti degli ultimi giorni contraddicono quanto sostenuto dal governo, secondo il quale non ci sarebbero prigionieri politici’ – ha detto Catherine Baber, direttrice del Programma Asia-Pacifico di Amnesty International. Le ultime dichiarazioni, raccolte con la videocamera e via telefono dai ricercatori di Amnesty International che si trovano lungo il confine tra Thailandia e Myanmar, comprendono testimonianze oculari di pestaggi indiscriminati di manifestanti e passanti, bambini e monaci compresi. ‘Alcune persone erano state picchiate cosi’ ferocemente da non riuscire a capire da dove uscisse il sangue. In molti casi, i manifestanti sono stati colpiti al capo. I poliziotti antisommossa miravano alla testa’ – ha dichiarato un monaco 31enne che ha assistito a uno scontro tra i manifestanti e la polizia alla pagoda di Shwe Dagon, il 28 settembre. I filmati, girati da Amnesty International nella citta’ tailandese di Mae Sod, presentano testimonianze di prima mano di ex detenuti, che raccontano le torture subite in carcere a opera delle forze di sicurezza: pestaggi, scariche elettriche e sospensione per le braccia per lunghi periodi di tempo. ‘Mi hanno messo un cappuccio in testa e obbligato a stare in una posizione raccolta. Quando cadevo, arrivava una delle cinque guardie e mi prendeva a calci. Mi hanno colpito alla schiena, al petto e alla testa e mi hanno frustato con un cavo elettrico’ – ha denunciato Nay Tin Mynt, fuggito da Myanmar dopo 15 anni di detenzione e tortura. Dall’inizio dell’attuale repressione, Amnesty International ha riscontrato un aumento dei decessi in carcere e ha ricevuto notizie di pestaggi, maltrattamenti, privazione di cibo, acqua e cure mediche nelle carceri sovraffollate di tutto il paese. ‘Il mondo deve sapere cosa sta accadendo nei centri di detenzione di Myanmar. Se le autorita’ non hanno niente da nascondere, perche’ respingono la richiesta del Comitato internazionale della Croce Rossa di visitare senza impedimento i detenuti?’ – ha proseguito Baber. Le visite del Comitato internazionale della Croce Rossa sono state sospese nel gennaio 2006, dopo che questo organismo aveva rifiutato di effettuare le visite accompagnato da funzionari governativi. ‘Il susseguirsi degli arresti arbitrari, le detenzioni segrete, i maltrattamenti e le torture rendono farsesca la promessa delle autorita’ di Myanmar di cooperare con le Nazioni Unite. La comunita’ internazionale deve agire con ancora maggiore urgenza per pretendere dal governo di far cessare gli arresti di pacifici manifestanti, di aprire i centri di detenzione alle visite di osservatori indipendenti e di rilasciare tutti i prigionieri di coscienza’ – ha concluso Baber. ‘A nome dei cittadini birmani, dico che abbiamo bisogno della solidarieta’ dei popoli e delle istituzioni della comunita’ internazionale. Noi stiamo continuando a fare il massimo per proseguire la lotta per la liberta’ e la giustizia. Chiedo alla comunita’ internazionale di fare tutto il possibile per fermare le atrocita’’ – e’ l’appello lanciato da Hlay Kywe, poco prima di essere arrestato il 13 ottobre.