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pubblicato il 08 Ottobre 2007 · 3,702 letture

Cronache da Alkatraz 3-La base dati

di Annamaria Ciampaglia

L’ hai dimenticato?C’è un enorme totem quasi cieco che segue le tue tracce. A lui non piacciono i Megadeth ma per quella sera potrebbe fare un eccezione… Chissà, magari stavolta ha nascosto un idrante come quello dei pompieri sotto l’impermeabile…magari ha deciso di fare le cose in grande, come l’ultima volta che vi siete visti…No more living trapped inside……In her way I’II surely di, in the eye of the tornado, blow me away”Tornado of souls” D.Mustaine,D.Effefson

Tic, tac.Dove sei?Uno…due…tre. Chi salta fuori per primo?

“Ci sei?”Sto parlando con un’ icona. Sopra c’è una Jackson Guitar di nome Randy Roads modello King V a 24 tasti. Gli stoppati, fanno fatica a contenere i tagli affilati della distorsione, amplificata dal boato di una muraglia di Marshall, alta, alta…fino al cielo, fischia, resta nell’aria, sospesa…uno, due, tre secondi…esplode: Dave Mustine sorride di traverso dal messenger mentre esegue l’intro di “Lucretia”

“Si sono io certo, eccomi ci sono”La mia icona, oggi, invece è una foto di Uma Thurman in KILL BILL, con la tuta giallo oro, la striscia nera sulla spalla, la lama di Hattori Hanzo di traverso davanti al viso e gli occhi ghiacciati, pronti a tutto.

“Come va?”

“Mah….qui ad Alkatraz…che dire…? E’una noia mortale. E tu che dici? Com’è andata ieri sera, c’era gente? Un bel palco? Hai suonato bene?”

Alla mia sinistra il telefono squilla. Rispondo e ascolto la voce dall’altro capo del filo. E’una donna. All’inizio sembra un po’ distratta da quello sta facendo ma, man mano che parla, si concentra sempre di più.

Donna: “…E quindi qui mi si blocca tutto e non riesco ad entrate nel mio sistema”

Io: “Riceve un messaggio d’errore?”Guardo sul monitor il quadratino bianco accanto alla Jackson di Dave: si riempie di una manciata di parole.

Dave Mustine: “Beh niente male. Mi hanno fatto un sacco di complimenti. Sono un po’ stanco però, ho fatto parecchio tardi stanotte. Verrai a sentirmi la prossima volta?”

Dio se mi piacerebbe…Dave Mustine al centro del palco, con i jeans nuovi, i capelli lunghissimi che gli volano sulle spalle scoperte. Ha tagliato le maniche della camicia color ruggine che fa a pugni col rosso carota dei capelli, ma su di lui è perfetta. Oppure come nel video di “In my darkest hour…”, con gli occhiali scuri e il fumo della sigaretta a sporcare ilviso, disilluso, combattivo, astioso, mentre dice “Don’t try to understand, knowing you, I’m probably wrong…”

Donna: “Le leggo l’errore: numero 14141414141 nel servizio 80907678 bim bum bam!!!” KILL BILL: “Fammi sapere quando risuoni, che se posso ti vengo a sentire, vedrai, stavolta non mi ferma nessuno”

L’ hai dimenticato?C’è un enorme totem quasi cieco che segue le tue tracce. A lui non piacciono i Megadeth ma per quella sera potrebbe fare un eccezione… Chissà, magari stavolta ha nascosto un idrante come quello dei pompieri sotto l’impermeabile…magari ha deciso di fare le cose in grande, come l’ultima volta che vi siete visti…

Io: “Aspetti, mi faccia controllare”

Donna: “Basta che si sbriga…qui non possiamo star fermi ad aspettare troppo tempo, siamo in pochi e poi qualcuno ha fatto la spia al capo del personale di tutti gli ultimi errori che avevamo commesso nell’inserimento dei dati e ci vogliono tagliare lo stipendio e tutto a causa vostra che ci avete messo questi benedetti marchingegni…. e invece, poi, la vicina di stanza, quella nuova assunta che sta sempre nel suo studio, quella è stata promossa…ma guarda un po’ …”

Io: “La sua password è scaduta. Deve chiamare il servizio rinnovo”

Dave Mustine: “E tu invece che combini di bello?”

KILL BILL : “Oh, niente di speciale, a parte il fatto che ieri ho passato mezza nottata nascosta in un parcheggio dietro le macchine per vedere se da qualche parte si aggirava un tipo alto quasi due metri e capire se sta diventando cieco…”

“Tutto bene a parte lo stress da lavoro e un po’ di solitudine, sai la sera sono quasi sempre stanca ed esco poco”.

Dave Mustine: “Ora ti faccio vedere una cosa”

Una foto del suo ultimo concerto. Sorrido, è proprio come lo immaginavo. Voglio esserci la prossima volta: Dave sta di tre quarti chino su una ESP nerissima, a freccia, ma tiene gli occhi fissi sul pubblico e sta urlando qualcosa, mentre macina le corde con il movimento frenetico del polso. Voglio andarci.

Se la sua vista si sta abbassando, non può vedermi. O può vedermi sempre meno e corro sempre meno rischi.

Donna: “Ci ho provato ma è sempre occupato”

Io: “Riprovi”.

KILL BILL:“Ti prometto che vengo. Sono sicura di farcela…”.

Donna: “E qui c’è anche un errore 8888888888888888 nel servizio ABC KN KUKLUXKLUN ….come la mettiamo?”

Io: “Mi ripeta il messaggio…non mi è chiaro, o provi a entrare e uscire dal sistema”

Dave Mustine: “Devo lasciarti adesso, devo prepararmi da mangiare…sono sveglio da mezz’ora e sono già affamato…”

Non andartene… Quando sparisci l’errore si allarga a macchia d’olio. Alkatraz allunga sulla mia sedia le sue mani di cemento, devo alzarmi e andare in qualsiasi altro posto che non sia la sala comando dell’INTERPRICE. Non andartene, la tua chitarra tiene in ordine la mia mente. O almeno così mi sembra.

KILL BILL: “Ok, anch’io devo salutarti. Devo andare in un reparto e poi a mangiare qualcosa…”Io: “Mi faccia provare al suo posto…uno, due tre…ecco, sistemato. Va bene ora?”

Donna: “Si, grazie, arrivederci”

Dave Mustine: “Ciao KILL BILL”

KILL BILL: “Ciao Dave”.

L’icona con la chitarra non c’è più. Un puntino rosso mi guarda dal messenger. I piedi del comandante sono spariti anche loro: eccolo. Sono già concentrata appresso alle prove da effettuare sul sistema che poi sarà caricato su una delle macchine. Il signor XATT , l’addetto alle macchine, ha dato un nome ad ognuna: Venus. Amalthea, Galaxy. E’innamorato di tutte e tre. Io Sto lavorando su Galaxy mentre il tenente LOLA sta seguendo il flusso delle richieste verso i laboratori d’analisi. Silenzio di tomba. A quest’ora Alkatraz sonnecchia. Tra un po’ devo scrivere e codificare all’interno di alcune form, una per una, le attività che possono essere richieste con il sistema su cui lavoro. Poi, verificare che tutto funzioni. Il comandante si porta al centro della sala e ci informa delle ultime modifiche che ha apportato alla plancia di monitoraggio di tutte le richieste informatiche e la storia delle persone condannate a stare qui dentro. I loro nomi sono dati, i dati sono campi, quelli semplici sono valori, come la famiglia, il matrimonio, l’amore, che si articolano pian piano in aggregati di dati sempre più complessi, i record, e cioè, insiemi di dati strutturati che hanno un senso: sono i fatti, basati sui valori che erano, invece, i dati semplici. E quindi, ecco gli anni in cui hai vissuto da qualche parte, il tuo matrimonio, le tante volte che hai o non hai litigato, le cose dette e le cose non dette che portano ad invecchiare insieme o lasciarsi, le miriadi e miriadi di cose successe o non successe, che confluiscono tutti nelle signore tabelle. Ogni tabella va a finire in un data base e più cose succedono o non succedono, più il data base si estende, si gonfia, come l’oceano. E per capire quel mare hai bisogno di porti domande, di lanciare le tue query e le query debbono avere un linguaggio compatibile con quello della grande base dati. Altrimenti continui a farti domande a vuoto, parli con l’oceano e l’oceano non ti capisce, non trovi risposte e rischi di annegare.A volte però, i dati si strutturano in un modo inimmaginabile, fuori dalle tabelle, senza possibilità di previsione e crescono su se stessi, si articolano, straripano, generano anomalie…errori.

Proprio come me, che vedo tutto in profondità, colgo colori e sfumature e poi li faccio esplodere.

O generano tabelle perfette di dati puri e incorruttibili.

Proprio come te che incaselli le cose e le comprendi e sai come e perché si muovono, con quali ingranaggi. Me, tutta intenta a generare il fuoco che ti fa così paura. Te che chiarisci tutto con l’acqua che mi fa così paura.

Ho bisogno della tua acqua per non impazzire.

Hai bisogno del mio fuoco per vedere.

(Continua)

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