pubblicato il 02 Novembre 2007 · 3,069 letture
Ascesa e declino delle industrie culturali
di Claudia Di Vittorio
Le dinamiche territoriali delle industrie culturali urbane.
Le industrie culturali assumono un ruolo sempre più definito fra i settori in crescita maggiormente promettenti. Ci si chiede, però, se queste industrie culturali possano svilupparsi e prosperare ovunque o se il loro successo sia vincolato alle condizioni storiche, alle istituzioni e allo sviluppo di un particolare territorio.
Le industrie culturali devono essere specializzate e per questo motivo i requisiti relativi sono di importanza cruciale. I requisiti iniziali possono rinsaldarsi con il tempo orientandosi verso un cammino prestabilito e secondo una traiettoria legata al territorio. L’innovazione si siluppa all’interno degli ambienti specifici di un territorio o di «atmosfere industriali» ed è favorita dai meccanismi territoriali. All’interno di un sistema agglomerato di industrie culturali l’interazione regolare fra produttori altamente specializzati, sia formale sia informale, conduce a una diffusione della conoscenza e alla diminuzione dei costi. Le istituzioni dedicate riducono le spese per tutti i produttori locali. Il consumatore locale evoluto percepisce l’incremento generale del livello. Meccanismi come questi producono rendimenti in crescita per i territori dotati dei requisiti iniziali propri di una data industria culturale.
Siamo alla ricerca di documenti che, in una prospettiva storica, socio-economica e culturale, esplorino a) i meccanismi alla base dello sviluppo territoriale nelle industrie culturali, b) la continuità e le congiunture critiche nello sviluppo delle industrie culturali, c) i modelli di agglomerato spaziale e dell’evoluzione della ripartizione spaziale del lavoro nelle industrie culturali. I documenti possono essere rappresentati dallo studio di un caso o dall’approccio comparativo che riguardi diverse città o agglomerati all’interno di aree urbane. Saranno graditi anche studi interdisciplinari in grado di combinare concetti innovativi sulle economie dinamiche dell’agglomerazione da un punto di vista economico e geografico con analisi storiche di ampio respiro sull’evoluzione dei contesti istituzionali.
Contatti: Mariangela Lavanga (M.Lavanga@uva.nl) Robert Kloosterman (r.c.kloosterman@uva.nl) Clemens Zimmermann (cl.zimmermann@mx.uni-saarland.de)














Commenti
2 commenti per il momento.
Lo confesso subito, quello che diro’ e’ completamente fuori tema rispetto al tema trattato nell’articolo di Claudia. Il problema e’ che il forum secondo me e’ poco accessibile e quindi poco utilizzato… e quindi perche’ scriverci? … e infatti nessuno lo usa.
Detto cio’ veniamo al punto…direi che e’ del tutto impossibile non parlare di quanto accaduto a Tor di Quinto.
Personalmente mi trovo in completo accordo con Fini rispetto a quanto afferma nell’intevista al Corriere. In particolare concordo con questa sua affermazione: “La xenofobia e il razzismo sono infezioni dello spirito, ma l’antidoto per combatterle è una politica fatta di rigore, espulsioni, ordine, legalità, non il lassismo di Prodi, il giustificazionismo di chi alla fine considera il romeno che ha ucciso vittima della società ingiusta”. Io da anni ormai sono in pieno disaccordo con questo atteggiamento giustificazionista secondo il quale il “povero” va capito e appoggiato se ruba o se compie atti illeciti.
In altri termini, io mi sento di sinistra, ma non ho alcun problema ad affermare che la parola solidarieta’ deve essere accompagnata sempre dalla parola legalita’.
Non nascondo neppure che sento la necessita’ vera e fondata di un rinnovo della politica finalizzato a rimuovere completamente il potere di veto da parte dei piccoli partitini compresi ovviamente e soprattutto quelli della sinistra “radicale”. Questo mio bisogno e’ motivato in profondata’ dalla piena consapevolezza che il ruolo di questi partitini e’ esclusivamente finalizzato alla propria sopravvivenza e non alla soluzione dei problemi.
Per questo appoggio il PD, perche’ spero che possa servire come forza politica unificante. Dubito invece che potra’ mai nascere la “cosa rossa” per il motivo che un tale partito ha senso se si configura come partito di governo, ma non credo che ne’ i dirigenti ne’ gli elettori di quei partiti abbiano veramente questa disponibilita’ a sentirisi responsabili della soluzione concreta di problemi.
Il problema di queste forze marginali e radicali e’ che chi ne fa parte mette sempre la sua coscienza al di sopra di tutto, per questo motivo la priorita’ sara’ sempre sentirsi dalla parte della ragione e non riconoscere ed affrontare il problema specifico.
In questo caso il problema e’ quello relativo all’immigrazione, e’ del tutto ovvio che il problema va affrontato e che vanno trovate regole per governarlo, chi si limita a dire che basta l’accoglienza e semplicemente uno che protegge la sua parte politica per motivi personali e come tale sarebbe veramente opportuno che non facesse parte di una forza di governo.
Ho spostato il “blocco” forum in alto nella colonna di sinistra, così è più visibile. Ho anche aumentato il numero di ultimi interventi direttamente visibili online. In questi giorni, poi, avevo lavorato di traduzione e di grafica per renderlo più omogeneo al sito. Sono ancora all’inizio, però qualcosa si muove.
Ho spostato il tuo commento là (e mo’ ti rispondo):
http://newbrainframes.org/wordpress/bbpress/topic.php?id=30&replies=1