pubblicato il 25 Gennaio 2006 · 1 letture
La Pecora Nera di Ascanio Celestini
di Stefano Minguzzi
L’attore romano ha presentato a Roma il suo nuovo spettacolo “La Pecora Nera, elogio funebre del manicomio elettrico”
“Pecora Nera” e’ uno spettacolo molto diverso rispetto ai lavori passati di Ascanio Celestini. In palcoscenico c’e’ il manicomio e la storia di un “matto”, Nicola, 35 anni “in Istituto”, un condominio di santi, come lo definisce Nicola stessa nella narrazione di Celestini.
Un compito difficile per l’attore romano che per prima cosa non poteva usare una delle componenti classiche degli show di Ascanio: il popolo. In un manicomio la storia di un matto non e’ un fatto di popolo, ma semmai la storia della sua assenza. L’entrata stessa in manicomio e’ frutto del rifiuto della societa’ verso questo ragazzino mei registrato nemmeno all’Anagrafe.
Celestini e’ stato bravo a mescolare i momenti drammatici alle esplosioni comiche, cambiando spesso registro ed utilizzando la voce registrata del vero Nicola come cesura che interrompeva il fluire delle sue parole. La storia raccontata puo’ far ridere, mentre la storia vissuta solo poetica se non solo drammatica.
Tutto lo spettacolo e’ immerso in un’atmosfera quasi tetra, una sottile tensione scorre tra le parole di Celestini ed il pubblico. Rispetto alla solarita’ dei protagonisti delle vecchie pieces teatrali la differenza e’ forte: la “Mariona” sotto i bombardamenti o gli ebrei deportati da Roma sono protagonisti di una vicenda storica drammatica, che pero’ recuperano nella storia piccola e popolana i connotati umani un po’ ridicoli e rassicuranti di una comunita’ che, nonostante tutto, rimane unita.
Invece Nicola e’ solo e 35 anni in Istituto sono lunghi. Tanto solo da cercare altrove un amico, qualcuno con cui parlare. I racconti di Nicola sono quindi ricordi di un’infanzia ormai mitica o di un presente quotidianamente ripetitivo.
Alla fine Ascanio Celestini fa emergere la vicenda di Nicola uomo, ma anche del Nicola matto, dell’”Istituto”, ma anche e soprattutto di cio’ che intorno ed al di fuori si muove. In questo senso va letta anche il riferimento che Celestini fa al mondo di fuori fatto di marche e prodotti della pubblicita’. Non tanto critica alla societa’ dei consumi, che in questo contesto stonerebbe, quanto piu’ che altro parallelo divertente e divertito tra le poche differenze tra un CoCoCo che non puo’ piu’ uscire dal supermercato ed un matto che non puo’ uscire dal Manicomio.













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