pubblicato il 17 Ottobre 2005 · 1 letture
Media Connection - ottobre 2005
di Stefano Minguzzi
Le prossime elezioni americane ci danno un saggio di come ormai il campo di battaglia politico-economico si sia ormai spostato dalla conquista dell’audience alla conquista della realtà. L’invasione della mente continua.
Si avvicinano le elezioni americane ed il mediascape USA subisce la forza dell’impatto delle propagnade politiche dei due competitors. Al di la’ dei prevedibili schieramente all’interno del quarto potere proBush o proKerry i linguaggi sottostanti la comunicazione mediatica si stanno increspando.
Il primo segnale che avvisiamo e’ il cambiamento dei palinsesti. Nel momento in cui e’ in atto una riconfigurazione del mediascape i primi effetti sono infatti visibili nei mutamenti di share dei programmi generalisti. Il NewYorkPost, tra un insulto e l’altro a Kerry, ci informa che la sorta dei RealityTV e’ nelle mani del pubblico. Molte di queste serie sono in crisi, perche’ dopo il boom degli anni passati in TV c’e’ un eccesso di realta’ e siccome la realta’ non e’ mai particolarmente bella (soprattutto in questo inizio secolo) la disaffezione ha iniziato ad intaccare questi format (TV AUDIENCES DECIDE REALITY BITES).
Altro segnale da controllare sono le strategie della pubblicita’. Il marketing management ha la funzione dei topi nelle miniere: i primi a fiutare il pericolo ed a scappare.
In una fase di crisi di realta’ del mediascape i pubblicitari non vogliono piu’ essere intermezzo o sfondo alla comunicazione, ma hanno ora bisogno di essere LO spettacolo. Se lo spettacolo mediatico e’ la realta’, chi nella realta’ ci sta sul serio sotto forma di prodotti ha bisogno di riaffermare una sorta di iperrealta’ rispetto ai reality. Pertanto bisogna uscire dallo sfondo ed integrare i prodotti nello spettacolo (TV product placement moves out of background).
Allo stesso modo si muove la comunicazione politica sui media. A fronte di una realta’ depressiva la politica si sforza da un lato di costruire sogni e promesse di un futuro migliore, come nella piu’ classica delle tradizioni, ma dall’altro rivendica la realta’ come un risultato dell’avversario. La depressione l’ha creata l’Altro.
Cosi’ come Michael Moore ha costruito i suoi documentari (non film, si badi bene) come una ricostruzione fedele di cio’ che e’ stato (non di cio’ che il regista ha vissuto o interpretato) lo spregiudicato Sinclair Broadcasting Group ha deciso di raccontare un’altra realta’ in modo da dare “la possibilita’ di rispondere a Bush”. (Creeping Fascism at Sinclair).
In questa iperrealta’ mediatica pare quasi ridicolo il tentativo della FCC di ricondurre la questione alle normali regole di pari accesso ai media. Secondo Powell figlio la FCC non puo’ bloccare la messa in onda del documentario di Sinclair in quanto non ha i poteri per farlo. FCC Can’t Block Broadcast Of Anti-Kerry Film: Powell
Ma in una realta’ completamente nelle mani dei media ha senso ancora parlare di organi di controllo dei media? Oramai il livello di scontro e’ uscito fuori dalla scatola televisiva (o radiofonica o quant’altro) per entrare nelle nostre menti. Il campo di battaglia sono le nostre emozioni, sentimenti e convinzioni. Come nel film di Cronenberg eXistenz siamo difronte ad una realta’ piu’ vera del reale che esiste solo nelle nostre menti grazie ad un pesante stimolo mediatico. A quando il fronte dei Realisti?
questo articolo compare anche su: politics matters
TV AUDIENCES DECIDE REALITY BITES
TV product placement moves out of background
Creeping Fascism at Sinclair
FCC Can’t Block...i-Kerry Film: Powell
politics matters













Commenti
Nessun commento per il momento.