pubblicato il 26 Luglio 2006 · 1 letture
Intervista a Sten
di Semmelweis
Propongo un’intervista “rubata” ad un rappresentante della street art romana, uno stenciller i cui lavori sono visibili nelle principali città italiane. Parlo con lui del suo lavoro con gli stencil, del ruolo dell’artista nella società e di tanto altro. Lui si firma Sten. Ma la sua identità rimane avvolta nel mistero e la sua figura sfugge ad ogni identificazione.
Il muro è il primo appoggio della creatività.
È l’invitante piano verticale sul quale le prime fantasie umane prendono forma.
segnali, segni e disegni, grattati con punte di selce, delineati con carboncini e gessi, riempiti con pigmenti vegetali, ricoprono le grotte dei nostri antenati di immagini mentali.
Un antico disegno di 20.000 anni fa rappresenta direttamente la mano dell’artista.
È ottenuto appoggiando la mano sul muro e soffiandoci sopra un pigmento. Tolta la mano rimaneva l’immagine negativa delle cinque dita. La tecnica è tornata in voga negli ultimi anni. Si chiama stencil.
Va detto che nel frattempo sono successe un po’ di cose in campo artistico: per farla breve diciamo che nei millenni l’arte figurativa si è civilizzata: si è fatta aristocratica, frigida; si è presa la libertà di staccarsi dal muro, dalla realtà; si è imposta limiti estetici e morali; si è circondata di una cornice per non insozzarsi di vita, e in qualche modo ha cominciato a morire.
Poi il Novecento ha abbattuto tutti i limiti imposti alla libertà espressiva da millenni di civiltà. Tutti tranne uno. La cornice. Frank Zappa la mette così:“Nell’arte la cosa più importante è la cornice. Nella pittura è letteralmente così, per le altre arti solo in senso figurato, perché senza quell’umile oggetto non è possibile capire dove finisca L’Arte e dove inizi Il Mondo Vero.”
Di sicuro un merito da riconoscere agli stenciller è di averci finalmente liberato dalle cornici, restituendo l’arte alle mura, al contesto. Hanno donato alle città qualcosa di quei tempi lontani, un sentore dell’umanità delle caverne paleolitiche, quando l’urgenza creativa faceva di arte e vita una cosa sola.
Di questa forma d’arte, dei suoi risvolti copyleft e di tanto altro, ne parlo con un suo rappresentante, il dott. Sten. Lo incrocio per caso, di notte, in un vicolo di san Lorenzo, a Roma, fiocamente illuminato, mentre attacca furtivo un suo stencil. Appare indefinito, la sua immagine è sfocata come Robin Williams in “Harry a pezzi”. dopo aver verificato che la colla abbia fatto presa, acconsente a rispondere alle mie domande.
D: Lo Stencil è un bene pubblico la cui fruibilità è libera e universale. il suo stesso modo di manifestarsi e diffondersi è incompatibile con la mercificazione dell’arte. Questa splendida qualità si scontra apparentemente con uno scarso riconoscimento negli ambienti della cultura “ufficiale”. Eppure le foto dei lavori di un certo Sten e di altri hanno iniziato a fare capolino inizialmente riviste e siti per gli addetti ai lavori e infine su blog e quotidiani nazionali.
Pensi che qualcosa stia cambiando nel modo di vedere della gente e della cosiddetta cultura?
R: La street art è un tipo d’espressione più accessibile al pubblico rispetto al graffitismo tradizionale, forse perché è un’arte figurativa che non si basa su codici e scritte comprensibili solo ai writers, agli addetti ai lavori.. Gli ambienti istituzionali dell’arte si stanno interessando a questo fenomeno e lo stanno introducendo nelle gallerie e nei musei. La maggior parte degli street artist non esclude il canale istituzionale, io anche.


R: Sì. In parte già lo faccio, per lo più con altri stenciller. Sono uscito ad attaccare poster con Fremantle, stenciler francese, e la sua ragazza MM, abbiamo attaccato dei poster insieme. Presto andrò a Parigi da loro. E’ un occasione per conoscere altri street artist, confrontarsi ed elaborare nuove idee.

Può un’artista trovare la propria identità attraverso una ricerca sulla tecnica, e addirittura farne elemento predominante rispetto alla scelta sui soggetti da rappresentare?
La tecnica è un elemento importante ma non è quasi mai separato dalle componenti di cui parlavo.
I tuoi lavori più recenti sono svincolati dall’immaginario cinefilo. C’è un maggiore approfondimento dei temi trattati, forte impatto emotivo e si scandagliano stati d’animo più elusivi e intimi. Quali reazioni hai percepito nel pubblico rispetto a questa evoluzione?
R: Molti preferiscono le icone pop, ed io ne ho fatto uso inizialmente, ora quel fenomeno si allontana sempre più dalla mia forma espressiva. Molti stencil sono ripresi da foto mie. La gente sembra apprezzare i miei ultimi lavori, poche persone, per lo più amici.

R: C’è uno stenciller che tratta questo tema, Mr C@sh, a parte lui è un tema poco sentito.
R: Non sono un grande disegnatore, lo stencil mi permette di realizzare immagini abbastanza realistiche, è difficile che cominci a disegnare a mano anche se stencil ripresi da miei disegni sarebbero ancora più personalizzati ma poco comprensibili visto il mio tratto.

R: Banksy, il più famoso stenciller contemporaneo, fa politica trattando le principali tematiche dei nostri giorni, come la guerra. Io non mi sento di esprimere malesseri globali, esprimo il mio piccolo mondo.
Secondo te sarebbe conciliabile la progettualità degli interventi di riqualificazione promossi dalle istituzioni comunali con l’anarchia concettuale dello stencil?
R: Cerco sempre la riservatezza ma mi piace anche rispondere alle interviste. Certo vorrei che nessuno sapesse chi sono e come sono fatto.










Commenti
1 commento per il momento.
i muri sono pieni di tanto, di tutto, ormai al punto che a fatica vedi qualcosa, dalla pubblicità che ti suggerisce come dovresti apparire per esistere agli occhi del mondo, a quello che dovresti pensare. è certo affascinante l’idea di uno che non vuole essere visto ma che lascia una traccia sul muro, un messaggio o semplicemente il suo sguardo. trovo le tracce di sten da anni sui muri ho desiderato in sincerità di possedere un’opera di sten fino al giorno che una persona mi ha detto che stava buttando una cosa che avevano appiccicato al “suo” muro durante l’estate: meraviglia era di sten ! ho ricomposto i pezzi di quel puzzle spezzato a casa dove ora c’e’ uno degli sguardi di sten che mi guarda la mattina, in cucina, mentre bevo il caffè.volevo ringraziarti. la poesia, fuori dalla natura, è rara, continua a coltivarla.
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