La nostra cultura dei consumi è ormai incontrollabile.
Una volta si acquistava cio’ di cui si aveva bisogno. Ora che che abbiamo praticamente tutto compriamo per altre ragioni: per fare impressione sugli altri, per riempire un vuoto, per ammazzare il tempo. Appena il 20% della popolazione mondiale consuma l’80% delle risorse naturali del pianeta che il nostro consumo smodato sta uccidendo.
Il giorno del non consumo e’ un’idea semplice dalle implicazioni profonde. Ci obbliga a soffermarci sul condizionamento all’acquisto che subiamo ininterrottamente e sui suoi effetti sul resto del mondo. Quando non acquisterai niente, il 24 novembre, goditi il riposo dalla frenesia degli acquisti. Assapora il potere del consumatore di mutare lo scenario economico.
Dibattito all’Universita’ “LaSapienza” (Facolta’ di Economia)
a cura di newBrainframes
Nell’ambito degli impegni assunti nella promozione della giornata mondiale del non consumo, newBrainframes si è mosso anche offline. In particolare, abbiamo ritenuto opportuno suscitare un dibattito all’interno della Facoltà di Economia dell’Università “La Sapienza” di Roma, coinvolgendo il più possibile tanto gli studenti quanto i docenti. Questo perché ci è sembrato interessante indagare sull’interesse del mondo accademico riguardo alle abitudini e alle scelte correnti di consumo, al di là della teoria economica.
Abbiamo contattato il collettivo di Economia che ha aderito all’iniziativa e ha espresso interesse per i temi trattati e per il consumo critico in generale; abbiamo raccolto i pareri di alcuni autorevoli docenti del Dipartimento di Economia Pubblica tramite email; abbiamo fornito agli studenti del corso di Economia e Politica Agraria del prof. Magni una rassegna stampa dei principali contributi sul Buy Nothing Day apparsi sulle pagine dei siti referenti per l’Italia, corredata da un indirizzario internet.
Il feedback ? stato senza dubbio positivo: ringraziamenti per le segnalazioni e qualche spunto di riflessione in termini di scelta razionale da parte dei docenti, interesse e adesione da parte di molti degli studenti contattati, un incremento dei visitatori del sito nei giorni di sensibilizzazione, ed infine possibilit? di collaborazione futura con il collettivo. Anche se, in linea con gli argomenti di critica che abbiamo espresso nella scheda di valutazione (vedi sotto), un’interazione maggiore tra le varie associazioni avrebbe permesso di organizzare in modo pi? capillare l’informazione e sicuramente di indire un momento di incontro, una conferenza anche informale nei locali della Facolt?.
| DESCRIZIONE | Giornata di sensibilizzazione e informazione a favore del consumo critico, volto alla riduzione degli sprechi |
| SCOPO | Informare sugli errori dei modelli di consumo attuali |
| SINTESI ATTIVITA’ | Produzione di materiale informativo; Creazione di discussion Organizzazione eventi. |
| PARTNER | Buonconsumo.com |
| PUBBLICITA’ | comunicati stampa banner volantini |
| MATERIALI PRODOTTI | Volantini informativi Scheda conclusiva Articoli descrittivi degli eventi |
| RISORSE UMANE COINVOLTE | Coordinamento e progettazione: 5–10 persone consulenza tecnica: 5 persone. |
| PERIODO DELLA CONSULTAZIONE | Ottobre Novembre 2000 |
| N. PARTECIPANTI | 25 persone |
| ATTORI COINVOLTI | Singoli, associazioni e siti Internet. |
| CONCLUSIONI PRINCIPALI | La Giornata del Non Consumo ha permesso la creazione di una base consistente per proseguire il lavoro di rete. Inoltre si e’ dimostrata l’opportunita’, tramite Internet, di massimizzare il lavoro del proprio gruppo in una struttura a nodi decentralizzata. |
| CRITICIT?/ OPPORTUNIT? | Per difficolta’ logistiche non e’ stato possibile raccogliere dati sull’efficacia degli strumenti utilizzati. E’ mancata la capacita’ di coordinare tra loro piu’ esperienze parallele (Rete Lilliput). |
24 novembre 2000: sciopero contro la carne
a cura del network del Buonconsumo
Nella societ? italiana, arrivata tardi e male all’urbanizzazione, il consumo di carne rappresenta ancora un consumo di status. La tavola senza carne ? di per s? una tavola povera, che manca di qualcosa, che sa di qualcuno che non se lo pu? permettere. Senza contare che la fettina di vitello, fatta frettolosamente ai ferri, ? la soluzione ideali delle madri che non hanno voglia o non hanno il modo di occuparsi dei propri figli.
Stili di vita stressanti e forsennati portano ad una societ? che consuma grandi quantit? di carni rosse, bovini e suini, sostanzialmente, allevati e macellati in condizioni mostruose, e che, proprio per questo, hanno propriet? nutritive di gran lunga pi? modeste di quelle che potrebbero avere. Tutto ci? senza contare quello che oggi ? il nodo critico pi? significativo. Per potere consumare le quantit? incredibili di tagli pregiati che la societ? industriale di massa richiede.occorre avere allevamenti a carattere industriale, con animali che mangiano mangimi preparati apposta per loro, che spesso non conoscono il movimento, e che spessissimo non passano un solo giorno della loro vita all’aria aperta. A seguito dell’epidemia di encefalopatia spongiforme bovina, che ha colpito gli allevamenti inglesi sei anni fa, abbiamo scoperto che una componente importante dei mangimi animali era costituita da farine di provenienza animale, un prodotto ottenuto con scarti di macellazione animale.. Quale potere nutritivo ha un animale che ? stato costretto al cannibalismo dal sistema di allevamento intensivo? La Bibbia proibisce di macellare il vitello davanti agli occhi della madre noi siamo arrivati a farglielo mangiare.
Oggi le farine animali sono proibite e, anche se solo da due anni, questa aberrazione ?, per lo meno sulla carta risolta. Ma che garanzia abbiamo che le carni importate provengano da allevamenti che seguono le regole che sono previste dal nostro ordinamento? Che garanzie abbiamo che ci? che veniva fatto nel nostro paese sino a due anni fa non sia ancora il modo ovvio di allevare gli animali in altre parti d’Europa e del mondo? Le farine per integrare l’alimentazione animale prodotte con scarti di macellazione vengono ancora oggi prodotte, questo vuol dire che hanno un mercato e che qualcuno da qualche parte continua ad usarle. Siccome hanno un prezzo basso non bisogna essere degli scienziati per capire che servono ad abbattere i costi di allevamento e che, quindi, le carni molto convenienti che provengono da molti paesi hanno questo tipo di modalit? di allevamento. Non c’? alcuna alternativa. Se vogliamo arrestare questa perversa spirale che ci sta gi? avvelenando tutti quanti dobbiamo abbassare il consumo di carne bovina e comunque, costringere i produttori ad inventare sistemi che ci spieghino il percorso, dall’allevamento, alla macellazione alla conservazione della carne che stiamo mangiando.
Una giornata di allarme generale sul consumo della carne penso che sarebbe molto utile per dare uno scrollone ad una situazione pazzesca che si ? venuta a creare a causa dell’insipienza, dell’ignoranza e della colpevole trascuratezza delle autorit?.
Corriere della Sera, 24 novembre 200
?Non comprate: ? il giorno senza acquisti?
L’ iniziativa di associazioni non profit per la prima volta in Italia: oggi niente spesa per 24 ore
Dagli Stati Uniti alla Tunisia la manifestazione in 48 Paesi. A Milano anche un corteo con carrelli e sacchetti vuoti ?Non comprate: ? il giorno senza acquisti? Oggi niente spesa per 24 ore: l’ iniziativa di associazioni non-profit per la prim a volta in Italia
MILANO — C’ ? chi non comprer? il caff? e chi non acquister? cibi e vestiti. Dipende dalle abitudini. O da dove ci si trova. In realt? non c’ ? che l’ imbarazzo della scelta. E chi lo sa che cosa non compreranno in Brasile o in Ital ia. Oggi ? la ?Giornata del non acquisto?, e in una cinquantina di Paesi nel mondo associazioni non-profit, organizzazioni non governative e reti di privati cittadini tenteranno di persuadere quante pi? persone possibile che si pu? resistere al bisog no di fare shopping. Perch? di questo si tratta, per chi contesta l’ attitudine al consumismo del 20% della popolazione del pianeta che se la pu? permettere. E che, a sentire Tom Lacias, uno degli organizzatori, lo vive ormai come momento di ricreazi one. Baster? porsi, di fronte agli acquisti, qualche domanda, suggeriscono i promotori: ?Questo oggetto mi serve davvero??; oppure: ?? stato prodotto in un Paese sottoposto a dittatura??. Cos? l’ iniziativa si trasformer? in un momento di riflessione .
L’ INIZIATIVA — Un carrello del supermercato che si affloscia ? il simbolo del ?Buy nothing day? che, alla sua nona edizione, sbarca in Italia. L’ idea ? venuta 8 anni fa in Canada a quelli di Media Foundation. Sono artisti, docenti, imprenditori — li si trova su Internet all’ indirizzo www.adbusters.org -, dicono di voler ?stimolare la gente a combattere chi distrugge il nostro ambiente, inquina la nostra mente e impoverisce la nostra vita?. E invitano tutti, almeno per 24 ore, a non comprare nulla. Il giorno non l’ hanno scelto a caso. Il 24 novembre, infatti, negli Usa ? il Thanksgiving day, giorno del ringraziamento. La festa nazionale americana che da celebrazione per il raccolto si ? trasformata nel tempo in occasione per ricchi cen oni a base di tacchini. Nei soli Stati Uniti, denunciano le associazioni, si consumano beni e risorse in misura tale che se lo stesso tenore di vita fosse esteso a tutti gli abitanti della terra ci vorrebbero altri 3 pianeti ai quali attingere.
NEL MONDO — Cittadini di 48 Paesi, dalla Corea alla Scozia passando per Guatemala, Filippine e Tunisia, hanno aderito all’ iniziativa. I finlandesi sfileranno al grido di ??l? osta mit??n?. Mentre a Madrid, dove la Giornata ? stata indetta per il 27, lo s logan suona ?Dia sin compras?. Ognuno pu? decidere quando astenersi dallo spendere: in Francia e Gran Bretagna hanno scelto domani, perch? sabato ? il giorno degli acquisti per antonomasia. Dappertutto sono previste manifestazioni in piazza, spesso d avanti a negozi e supermarket.
IN ITALIA — ? stato ?Terre di Mezzo?, il giornale di strada nato nel ’ 94, il primo a parlare della ?Giornata del non acquisto? in Italia. La redazione ha deciso di organizzare a Milano una manifestazione (autorizzata) nelle vie dello shopping. Un corteo con carrelli della spesa e sacchetti, tutti rigorosamente vuoti, parte oggi alle 18.30 da piazza San Babila per sfilare per corso Vittorio Emanuele e le vie del centro cittadino distribuendo volantini a chi pensava di recarsi impunemente a fare acquisti. Aderiscono anche le 800 associazioni della Rete di Lilliput e i cattolici di Bilanci di Giustizia, che distribuiscono nelle vie di alcune citt? (tra cui Novara, Venezia e Bologna) un test per capire se si ? ?c onsumatori sostenibili?. Diversi gli appuntamenti in giro per l’ Italia, molti legati al circuito delle botteghe del commercio equo e solidale, da Firenze a Lucca fino a Faenza. Mario Porqueddu
LA SCHEDA CHE COS’ E’ La ?Giornata del non acquisto?, 24 ore nelle quali chi aderisce all’ iniziativa sceglie di non comprare nulla, ? nata in Canada otto anni fa. Da quest’ anno arriva in Italia, dov’ ? organizzata da Terre di Mezzo, Rete di Lilliput e Bilanci di Giustizia
PERCHE’ Per gli organizzatori ? un giorno da dedicare alla riflessione sui motivi che spingono la popolazione dei Paesi ricchi del mondo a consumare in modo sconsiderato, con gravi ripercussioni sulle risorse non rinnovabili del pianeta, dei cittadini di nazioni meno ricche, dei l avoratori, spesso sfruttati, del Sud del mondo
DOVE Dal Canada il ?Buy nothing day? ? approdato agli Stati Uniti e poi a molti altri Paesi in tutto il mondo: l’ anno scorso avevano aderito oltre 30 nazioni, quest’ anno sono quasi cinquanta OGGI A Milano, manifestazione da piazza San Babila alle 18.30. Volantinaggio e iniziative previste anche a Lucca, Firenze, Faenza, Novara, Venezia e Bologna.
Corriere della Sera, 25 novembre 2000
Un giorno senza acquisti. Carrelli vuoti in piazza
A Milano l’ unica manifestazione pubblica. Oggi lo stop in Francia e Inghilterra
di Claudia Voltattorni
MILANO — Pochi a manifestare. Ma con una gran voglia di farsi sentire. Erano meno di una cinquantina, ieri a Milano, i sostenitori della ?Giornata del non acquisto? (?Buy nothing day?), per la prima v olta sbarcata anche in Italia, che hanno sfilato per le vie dello shopping milanese invitando i cittadini a non spendere soldi per 24 ore e a riflettere sul consumismo, in contemporanea con altri 48 Paesi nel mondo. Una manifestazione pacifica ?ma pr ovocatoria?, partita da piazza San Babila con i carrelli della spesa vuoti, ?perch? noi li riempiamo solo dei nostri ideali?, con le maschere sul volto, ?come simbolo di chi si nasconde dietro agli acquisti? e con uno striscione che avvertiva: ?Atten to, il prodotto sei tu?. C’ erano anche i palloncini. ?Sono i nostri sogni?, ha spiegato Carlo Giorgi, redattore del giornale di strada Terre di mezzo e organizzatore dell’ iniziativa, in collaborazione con le associazioni della Rete di Lilliput e i cattolici di Bilanci di Giustizia, che hanno distribuito a tutti i partecipanti un test per capire se si ? ?consumatori sostenibili?. Incuriositi molti passanti, che hanno seguito il piccolo corteo, magari con le buste dello shopping appena fatto in via Montenapoleone. Applausi all’ iniziativa, anche se con qualche perplessit?. ?Sconfiggere il consumismo ? una pia illusione — dice sfilando Marida Meli — ma ci voglio credere lo stesso e per questo sono qui?. Quella di Milano ? stata l’ unica mani festazione pubblica italiana a favore del ?non acquisto?. Nelle altre citt?, come Firenze, Lucca, Venezia, Faenza, Pistoia, Torino, sono stati distribuiti volantini davanti ai supermercati, considerati i principali centri di consumismo, e per un gior no i negozi della rete del Commercio Equo e Solidale hanno tenuto le serrande abbassate. Per quanto riguarda il ?Buy nothing day? nel resto del mondo, grande successo ? stato registrato in Australia, a Cairns, dove i partecipanti hanno sfilato vestit i da Babbo Natale. Sono programmate per oggi invece le 24 ore di non shopping di Francia e Inghilterra, per il prossimo 26 novembre quelle del Giappone e il 27 toccher? alla Spagna, con la ?Dia sem compras?.