dic 19


Questo arti­colo riper­corre la vita di new­brain­frames dagli albori ad oggi. Non è però un pezzo di pura e sem­plice sto­ria del prog­etto, ma uno sguardo critico che cerca il futuro del prog­etto facendo due passi indi­etro. Con­tinue reading »

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nov 05

nov 04

This is the day that changes every­thing”. Anche se in realta’ questa frase e’ presa da una serie amer­i­cana di poco suc­cesso dello scorso anno, “Day break”, trovo che rac­conti per­fet­ta­mente lo stato d’animo che ser­peg­gia almeno qui a NY.

Ieri ho pas­sato 4 ore a lavo­rare per “Cam­paign for Change Phone Bank” in una delle varie loca­tion in Brook­lyn, chia­mando centi­naia di per­sone in Indi­ana, Vir­ginia e Ohio, dan­dogli le ultime infor­mazioni per votare, aper­tura e chiusura dei seggi, ind­i­rizzo pre­ciso del seg­gio presso il quale recarsi a votare, di quali doc­u­menti essere muniti, se e come addirit­tura orga­niz­zare pul­mini che por­tassero gli elet­tori con dif­fi­colta’ di deam­bu­lazione o anche solo senz un’auto ai seggi. Con­tinue reading »

set 18

Negli ultimi anni l’impatto delle attiv­ità cul­tur­ali sono diven­tate via via più impor­tanti in Europa, spe­cial­mente — come dimostrato dal set­tore delle imp­rese cre­ative — come fat­tore di sviluppo eco­nom­ico. Le nozioni di “attiv­ità cul­tur­ali” e “imp­rese cre­ative” com­pren­dono una vari­età di attiv­ità circa la creazione, pro­duzione, dis­tribuzione e con­sumo di prodotti sim­bol­ici come musica, teatro, danza, arti visu­ali, radio e tele­vi­sione. Com­pren­dono anche certi aspetti della tradizione cul­tur­ale. Queste “cose” sono diven­tate essen­ziali nella vita delle per­sone e della coscienza col­let­tiva. Con­tinue reading »

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ago 31

dal momento che nel ter­ri­to­rio che chi­ami­amo Italia sta mon­tando l’ennesima aggres­sione medi­at­ica dei soliti pochi verso un popolo stanco e malato, intesa a creare con­senso (sui­cida) sul ritorno del nucleare, sento il dovere di dif­fondere questo link, aggior­nato al 2007, sulla miri­ade di inci­denti anche gravi occorsi in tutto il mondo e di cui si sa poco o niente.

per stomaci forti (cioè per tutti)

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ago 30

Giovedi’ 28 Agosto Moe’s Pub Fort Green Brook­lyn. Con­ven­tion Demo­c­ra­t­ica a Den­ver con le impres­sioni in diretta dei sosten­i­tori di Obama riu­ni­tisi per l’occasione. Con­tinue reading »

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ago 25

Riporto un edi­to­ri­ale del sito eddyburg.it che pro­pone una rif­les­sione sulla città come bene comune. Credo sarebbe utile che si iniziasse anche qua a riflet­tere sulla città come tema di vita (e quindi di polit­ica) oltre che di mera urban­is­tica. Par­al­le­la­mente seg­nalo anche l’arti­colo di Ilvo Dia­manti sul rap­porto par­al­lelo che inter­corre tra crescita delle nos­tre città e la riduzione degli spazi della socialità.

Si parla spesso di “città come bene comune”. Su questo tema abbi­amo pro­mosso un appello, sot­to­scritto non solo da urban­isti ma anche da soci­ologi, econ­o­misti, arche­ologi, scrit­tori, artisti, musi­cologi, architetti, giornalisti…”La città come bene comune” sarà al cen­tro di un sem­i­nario e un work­shop che eddy­burg, con numerose altre asso­ci­azioni e gruppi ital­iani ed europei, sta orga­niz­zando all’European Social Forum di quest’anno.
Ma che cosa inten­di­amo con questa espressione?

Affer­mare che la città è un bene comune sig­nifica in primo luogo riconoscere che essa è un bene, non una merce; qual­cosa che vale di per sè, non in quanto può essere scam­bi­ato con altri beni o con la mon­eta. Comune, quindi non indi­vid­uale: un insieme di ele­menti mate­ri­ali e imma­te­ri­ali che solo tem­po­ranea­mente e occa­sion­al­mente pos­sono essere goduti o fruiti da uno dei mem­bri della comu­nità, ma che apparten­gono alla comu­nità nel suo insieme.
Il noc­ci­olo della definizione sta nel processo stesso di for­mazione (di inven­zione) della città: nel suo essere nata in fun­zione del sod­dis­faci­mento di esi­genze che i sin­goli indi­vidui, famiglie, tribù non erano in grado di sod­dis­fare senza unirsi, col­lab­o­rare, con­di­videre. E infatti la città, nei suoi più alti momenti fonda­tivi, si orga­nizza e diventa forma com­pi­uta attorno ai luoghi delle attiv­ità e delle fun­zioni comuni. La piazza, il luogo dello scam­bio e del rito, dell’incontro e della rappresentazione,della con­cen­trazione degli edi­fici e dei servizi pub­blici, è l’essenza e il sim­bolo della città.
Da qui, dalla sto­ria stessa della città, il ruolo deter­mi­nante degli spazi pub­blici, della loro fruizione aperta, della loro apparte­nenza pub­blica, della loro ges­tione con­di­visa. Lo si com­p­rese lungo quel per­corso cul­tur­ale, sociale e politico che con­dusse agli “stan­dard urban­is­tici”. E da qui, dalla perdita di un sim­ile ruolo, dalla negazione e dalla pri­va­tiz­zazione degli spazi pub­blici, la tes­ti­mo­ni­anza e, al tempo stesso, una causa ril­e­vante della crisi della città e della società.

Negli stessi anni in cui si rag­giunse l’obiettivo degli stan­dard urban­is­tici si inventò un’espressione nuova per un’altra riven­di­cazione sociale, che si apparenta a quella per gli spazi pub­blici: la casa come servizio sociale. Con questa espres­sione non si affer­mava che si dovesse provvedere a sod­dis­fare gra­tuita­mente, o a un prezzo “politico”, alla casa per tutti, ma che il sod­dis­faci­mento dell’esigenza di un’abitazione inserita in un com­p­lesso di oppor­tu­nità e servizi urbani era un diritto per ogni cit­tadino, qualunque fosse il suo red­dito, e che toc­cava al gov­erno pub­blico provved­ervi, sia regolando il mer­cato pri­vato sia impeg­nan­dosi in provved­i­menti speci­fici per chi ne avesse mag­gior bisogno. Quella riven­di­cazione (è il caso di ricor­darlo) grad­ual­mente con­dusse a una polit­ica della casa molto arti­co­lata, che partiva da una con­sis­tente riduzione del peso della ren­dita fon­di­aria sul costo degli alloggi, alla pro­gram­mazione dell’intervento pub­blico di sostegno all’edilizia a par­ti­co­lari con­dizioni d’accesso, alla rego­lazione infine del prezzi nello stesso mer­cato privato.

Affer­mare che la città è un bene comune sig­nifica quindi rial­lac­cia­rsi a questi due temi: la cen­tral­ità degli spazi pub­blici e il carat­tere sociale della res­i­denza. E sig­nifica anche col­le­garsi a un altro ril­e­vante prin­ci­pio, pre­sente da tempo nella let­ter­atura mon­di­ale: il diritto alla città. Se quest’ultima espres­sione si riferisce prin­ci­pal­mente ai soggetti – ai cit­ta­dini – si può dire che la città come bene comune rap­p­re­senta lo stesso con­cetto dal punto di vista dell’oggetto – la città — che al sod­dis­faci­mento di quel diritto è ordi­nato. Pen­sare e orga­niz­zare la città come bene comune è un modo (l’unico modo) di garan­tire a tutti il diritto alla città.

È facile com­pren­dere quanto oggi i prin­cipi espressi da quei ter­mini siano minac­ciati.
Lo si coglie dalle parole stesse che sono divenute di moda nel par­lare delle città, e nelle pratiche che a quelle parole fanno seguito. Si rifletta alla parola com­pe­tizione, che sem­bra dover cos­ti­tuire il perno delle politiche urbane di questi anni. Ogni città deve com­petere con tutte le altre, deve accrescere le sue “qual­ità” e le sue “prestazioni” non per accrescere il benessere dei suoi cit­ta­dini ma per atti­rare meglio delle altre i suoi acquirenti: gli investi­tori, i tur­isti, i finanzi­a­tori di eventi. La povertà non va scon­fitta nelle sue cause, va nascosta per tenere alto il “decoro” della città. È, insomma, la città che diventa merce, che si offre sul mer­cato gareg­giando con le altre per scon­fig­gere la con­cor­renza. Avete mai riflet­tuto che dei due sig­ni­fi­cati di questo ter­mine, “cor­rere insieme” e “cor­rere l’uno con­tro l’altro”. ha net­ta­mente prevalso il sec­ondo?
E lo si coglie nei fatti. Ma di questi ci siamo occu­pati a lungo nei prece­denti eddy­to­ri­ali, e nell’articolo scritto in questi giorni per la riv­ista Left, ad essi rin­vi­amo i lettori.

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ago 25

GEORGIA rinascono i blocchi?">GEORGIA rinascono i blocchi?

By Stefano Minguzzi articolo Commenti disabilitati

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Quello che è suc­cesso in Geor­gia, al di là delle colpe, dei mer­iti e delle com­pe­tenze dei soggetti in campo, è la ripropo­sizione della strate­gia dei due bloc­chi. Siamo ancora ad uno stato lar­vale, ma da un lato le “democra­zie occi­den­tali” capeg­giate da USA e UE si sono mosse in difesa di un paese ex satel­lite sovi­etico in nome dell’autodeterminazione demo­c­ra­t­ica dei popoli. Dall’altro la Rus­sia, capofila delle nuove autocra­zie che si com­por­tano da democra­zie mod­erne fuori dai pro­pri con­fini e nei mer­cati, ma poi al pro­prio interno sono vere e pro­prie dit­tature (l’altro cam­pi­one è la Cina, ma la lista è lunga dal Pak­istan dell’ex-Musharaf alla mag­gior parte dei paesi medior­i­en­tali ed africani).

La con­trap­po­sizione tra democra­zie e autocra­zie è al momento un’ipotesi tutta da ver­i­fi­care, ma per­me­t­terebbe di uscire dall’empasse che si è aperta nel 1989 con la scom­parsa del blocco sovi­etico. Ovvi­a­mente una svolta del genere avrebbe molte con­seguenze sia sulle alleanze a liv­ello inter­nazionale, sia sulle politiche interne: si pensi ai cam­bi­a­menti di sis­tema di gov­erno in Zim­babwe, Ucraina, Geor­gia, Pak­istan, Libano, etc. Anche in Italia non sarebbe pens­abile una ripro­pro­sizione di schiera­menti da guerra fredda, il che con­tribuirebbe a raf­forzare un sis­tema demo­c­ra­tico mai uscito dallo shock del ’92.

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lug 30

Io non saro’ un genio dell’economia, della finanza e sopratutto della matem­at­ica, ma questa cosa che ai numeri gli si fa sem­pre dire quello che gli pare non mi sem­bra cor­retta. Ancora peg­gio se i numeri si fanno dimen­ti­care e poi se ne pro­pon­gono di nuovi…

“Il piano-Berlusconi per Ali­talia prevede 5000 tagli. Sfida ai sin­da­cati: «Andremo avanti»
5000 tagli, novanta nuovi aerei in arrivo, ripristino delle più impor­tanti rotte inter­nazion­ali. Berlus­coni accel­era e pre­senta la ricetta per il recu­pero della com­pag­nia di bandiera. «I cinquemila esuberi – avrebbe spie­gato il pre­mier ai sen­a­tori del Pdl– ver­ranno attutiti da alcune mis­ure. Ci saranno degli scivoli, dei prepen­sion­a­menti. Inoltre mis­ure di ammor­tiz­za­tori sociali saranno accom­pa­g­nate da altre soluzioni». Però — ha aggiunto il pres­i­dente del Con­siglio — i sin­da­cati non dovranno met­tere il bas­tone tra le ruote, «altri­menti salta tutto».”
(altri­menti Caput a voi e a tutte le vostre famiglie! ndr. da Johnny Stecchino) Dalla Stampa di oggi

Ma cosi’, tanto per rin­fer­scarci la memo­ria riposto un arti­colo da Repub­blica di Marzo 2008 sul piano pre­visto da AirOne.

2100 esuberi, per loro un piano sociale. Spinetta ha ricordato poi il numero degli esuberi di Ali­talia Fly, 1600, ripe­tendo che si tratta di “una stima ragionev­ole”, e assi­cu­rando che a favore dei lavo­ra­tori verrà messo a punto “un piano sociale esem­plare. Mobiliter­emo tutte le risorse pos­si­bili, dalla cassa inte­grazione, alla mobil­ità, agli incen­tivi finanziari”. Agli esuberi di Ali­talia Fly si aggiun­gono i 500 di Ali­talia Servizi: in tutto circa 2100, ha con­cluso Spinetta.”

Inoltre se non bas­tasse il piano AirOne preved­erva 2 mil­iardi di euro di inves­ti­mento per il rilan­cio, men­tre il nano di fan­tasi­lan­dia ne annun­cia entu­si­asta solo uno…ma che davvero pen­sano che abbi­amo la memo­ria di un pesce rosso?

Forse si.

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lug 24

Pance, donne, costume e senso

By Mauro Artibani articolo Commenti disabilitati

Ho visto in giro pance, addomi, ombe­lichi in tutte le salse. Imper­ti­nenti, allu­sivi, sfrontati; sudati e int­i­rizziti. Osten­tati da donne di tutti i col­ori, età, censo, cul­tura e fra­granza. Cosa diavolo sta succe­dendo? Tante dif­ferenze di iden­tità di colpo azzer­ate. Donne spu­do­rate e morig­er­ate; sode e adi­pose; quelle sapi­enti e quelle insip­i­enti; ado­les­centi e “non più”; abbi­enti e non abbi­enti: tutte insieme appas­sion­ata­mente abbigli­ate di tutto punto. Un bel dilemma. Con­tinue reading »

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