ott 02

Un festival per le periferie

By Stefano Minguzzi evento Commenti disabilitati

Di per­iferie, di aree mar­gin­ali urbane, si parla molto nelle cronache. Rap­p­re­sen­tate il più delle volte come luoghi dell’insicurezza, del degrado, dell’abbandono, nel dis­corso medi­atico esse appaiono piatte, vuote, senza vital­ità e con­dan­nate all’immobilismo. Uno stereotipo tutto fun­zionale ad una polit­ica di emer­genza con­tinua, che mira ad accrescere il senso di insi­curezza, indi­vid­uare — inventare — nemici pub­blici e aval­lare nuove forme di autori­tarismo e con­trollo sociale. Con­tinue reading »

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set 18

Negli ultimi anni l’impatto delle attiv­ità cul­tur­ali sono diven­tate via via più impor­tanti in Europa, spe­cial­mente — come dimostrato dal set­tore delle imp­rese cre­ative — come fat­tore di sviluppo eco­nom­ico. Le nozioni di “attiv­ità cul­tur­ali” e “imp­rese cre­ative” com­pren­dono una vari­età di attiv­ità circa la creazione, pro­duzione, dis­tribuzione e con­sumo di prodotti sim­bol­ici come musica, teatro, danza, arti visu­ali, radio e tele­vi­sione. Com­pren­dono anche certi aspetti della tradizione cul­tur­ale. Queste “cose” sono diven­tate essen­ziali nella vita delle per­sone e della coscienza col­let­tiva. Con­tinue reading »

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ago 25

Riporto un edi­to­ri­ale del sito eddyburg.it che pro­pone una rif­les­sione sulla città come bene comune. Credo sarebbe utile che si iniziasse anche qua a riflet­tere sulla città come tema di vita (e quindi di polit­ica) oltre che di mera urban­is­tica. Par­al­le­la­mente seg­nalo anche l’arti­colo di Ilvo Dia­manti sul rap­porto par­al­lelo che inter­corre tra crescita delle nos­tre città e la riduzione degli spazi della socialità.

Si parla spesso di “città come bene comune”. Su questo tema abbi­amo pro­mosso un appello, sot­to­scritto non solo da urban­isti ma anche da soci­ologi, econ­o­misti, arche­ologi, scrit­tori, artisti, musi­cologi, architetti, giornalisti…”La città come bene comune” sarà al cen­tro di un sem­i­nario e un work­shop che eddy­burg, con numerose altre asso­ci­azioni e gruppi ital­iani ed europei, sta orga­niz­zando all’European Social Forum di quest’anno.
Ma che cosa inten­di­amo con questa espressione?

Affer­mare che la città è un bene comune sig­nifica in primo luogo riconoscere che essa è un bene, non una merce; qual­cosa che vale di per sè, non in quanto può essere scam­bi­ato con altri beni o con la mon­eta. Comune, quindi non indi­vid­uale: un insieme di ele­menti mate­ri­ali e imma­te­ri­ali che solo tem­po­ranea­mente e occa­sion­al­mente pos­sono essere goduti o fruiti da uno dei mem­bri della comu­nità, ma che apparten­gono alla comu­nità nel suo insieme.
Il noc­ci­olo della definizione sta nel processo stesso di for­mazione (di inven­zione) della città: nel suo essere nata in fun­zione del sod­dis­faci­mento di esi­genze che i sin­goli indi­vidui, famiglie, tribù non erano in grado di sod­dis­fare senza unirsi, col­lab­o­rare, con­di­videre. E infatti la città, nei suoi più alti momenti fonda­tivi, si orga­nizza e diventa forma com­pi­uta attorno ai luoghi delle attiv­ità e delle fun­zioni comuni. La piazza, il luogo dello scam­bio e del rito, dell’incontro e della rappresentazione,della con­cen­trazione degli edi­fici e dei servizi pub­blici, è l’essenza e il sim­bolo della città.
Da qui, dalla sto­ria stessa della città, il ruolo deter­mi­nante degli spazi pub­blici, della loro fruizione aperta, della loro apparte­nenza pub­blica, della loro ges­tione con­di­visa. Lo si com­p­rese lungo quel per­corso cul­tur­ale, sociale e politico che con­dusse agli “stan­dard urban­is­tici”. E da qui, dalla perdita di un sim­ile ruolo, dalla negazione e dalla pri­va­tiz­zazione degli spazi pub­blici, la tes­ti­mo­ni­anza e, al tempo stesso, una causa ril­e­vante della crisi della città e della società.

Negli stessi anni in cui si rag­giunse l’obiettivo degli stan­dard urban­is­tici si inventò un’espressione nuova per un’altra riven­di­cazione sociale, che si apparenta a quella per gli spazi pub­blici: la casa come servizio sociale. Con questa espres­sione non si affer­mava che si dovesse provvedere a sod­dis­fare gra­tuita­mente, o a un prezzo “politico”, alla casa per tutti, ma che il sod­dis­faci­mento dell’esigenza di un’abitazione inserita in un com­p­lesso di oppor­tu­nità e servizi urbani era un diritto per ogni cit­tadino, qualunque fosse il suo red­dito, e che toc­cava al gov­erno pub­blico provved­ervi, sia regolando il mer­cato pri­vato sia impeg­nan­dosi in provved­i­menti speci­fici per chi ne avesse mag­gior bisogno. Quella riven­di­cazione (è il caso di ricor­darlo) grad­ual­mente con­dusse a una polit­ica della casa molto arti­co­lata, che partiva da una con­sis­tente riduzione del peso della ren­dita fon­di­aria sul costo degli alloggi, alla pro­gram­mazione dell’intervento pub­blico di sostegno all’edilizia a par­ti­co­lari con­dizioni d’accesso, alla rego­lazione infine del prezzi nello stesso mer­cato privato.

Affer­mare che la città è un bene comune sig­nifica quindi rial­lac­cia­rsi a questi due temi: la cen­tral­ità degli spazi pub­blici e il carat­tere sociale della res­i­denza. E sig­nifica anche col­le­garsi a un altro ril­e­vante prin­ci­pio, pre­sente da tempo nella let­ter­atura mon­di­ale: il diritto alla città. Se quest’ultima espres­sione si riferisce prin­ci­pal­mente ai soggetti – ai cit­ta­dini – si può dire che la città come bene comune rap­p­re­senta lo stesso con­cetto dal punto di vista dell’oggetto – la città — che al sod­dis­faci­mento di quel diritto è ordi­nato. Pen­sare e orga­niz­zare la città come bene comune è un modo (l’unico modo) di garan­tire a tutti il diritto alla città.

È facile com­pren­dere quanto oggi i prin­cipi espressi da quei ter­mini siano minac­ciati.
Lo si coglie dalle parole stesse che sono divenute di moda nel par­lare delle città, e nelle pratiche che a quelle parole fanno seguito. Si rifletta alla parola com­pe­tizione, che sem­bra dover cos­ti­tuire il perno delle politiche urbane di questi anni. Ogni città deve com­petere con tutte le altre, deve accrescere le sue “qual­ità” e le sue “prestazioni” non per accrescere il benessere dei suoi cit­ta­dini ma per atti­rare meglio delle altre i suoi acquirenti: gli investi­tori, i tur­isti, i finanzi­a­tori di eventi. La povertà non va scon­fitta nelle sue cause, va nascosta per tenere alto il “decoro” della città. È, insomma, la città che diventa merce, che si offre sul mer­cato gareg­giando con le altre per scon­fig­gere la con­cor­renza. Avete mai riflet­tuto che dei due sig­ni­fi­cati di questo ter­mine, “cor­rere insieme” e “cor­rere l’uno con­tro l’altro”. ha net­ta­mente prevalso il sec­ondo?
E lo si coglie nei fatti. Ma di questi ci siamo occu­pati a lungo nei prece­denti eddy­to­ri­ali, e nell’articolo scritto in questi giorni per la riv­ista Left, ad essi rin­vi­amo i lettori.

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lug 04

Imprese creative 07/2008

By Stefano Minguzzi rubrica Commenti disabilitati

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giu 16

Media Connection 06/2008

By Stefano Minguzzi rubrica Commenti disabilitati

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nov 02

Ascesa e declino delle industrie culturali

By Claudia Di Vittorio traduzione Commenti disabilitati

Le dinamiche ter­ri­to­ri­ali delle indus­trie cul­tur­ali urbane. Con­tinue reading »

feb 15

QUANDO: sabato 24 feb­braio, ore 10.30
DOVE: Casa delle Cul­ture, via S. Criso­gono 46 (Roma) Con­tinue reading »

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gen 04

Urbanizzazione del Mondo

By Stefano Minguzzi evento Commenti disabilitati

FESTIVAL DELLA SCIENZALE ETADELLA VITA

Marc Augé
Ste­fano Boeri

QUANDO 15/01/2007, ore 21
DOVE Roma, Audi­to­rium, Sala Sinop­oli
Bigli­etti: Ingresso libero
Info 06 80.241.281

L’antropologo francese Marc Augé e l?architetto Ste­fano Boeri si con­frontano sul tema dell?urbanizzazione del mondo, un fenom­eno che pro­gres­si­va­mente con­duce alla nascita di nuove forme di mobil­ità, attra­verso la crescita dei grandi cen­tri urbani e l’apparizione di fil­a­menti urbani che sal­dano tra di loro le città esistenti lungo le vie di cir­co­lazione, i fiumi o le coste marit­time. Le città più impor­tanti oggi non pos­sono essere anal­iz­zate senza pren­dere in con­sid­er­azione le loro infra­strut­ture stradali, fer­roviarie e aero­por­tu­ali. Il legame con l’altrove è parte inte­grante del nuovo urban­ismo. L’urbanizzazione esprime dunque tutte le con­trad­dizioni di un sis­tema come quello della glob­al­iz­zazione, il cui ide­ale di lib­era cir­co­lazione dei beni, delle idee, delle infor­mazioni e degli esseri umani è noto­ri­a­mente con­dizion­ato dalla realtà dei rap­porti di forza che dom­i­nano il mondo, e si pre­senta sotto due aspetti con­trad­di­tori ma indis­so­cia­bili: da una parte il mondo è una città (la «metacittà vir­tuale» evo­cata da Vir­gilio), in cui lavo­rano gli stessi architetti, dove si ritrovano le stesse imp­rese eco­nomiche e finanziarie, dove cir­colano gli stessi prodotti e le stesse merci; d’altra parte, la grande città è un mondo dove si ritrovano tutti i con­flitti del pianeta, con­seguenze dello scarto cres­cente tra i più ric­chi dei ric­chi e i più poveri dei poveri, il terzo e il quarto mondo, le diver­sità etniche e reli­giose, etc… Uni­for­mità da una parte, diver­sità dall’altra. Il mondo-città e la città-mondo appaiono intrec­ciati l’uno all’altra, ma in modo con­trad­dit­to­rio: il mondo-città rap­p­re­senta l’ideale e l’ideologia del sis­tema della glob­al­iz­zazione, men­tre nella città-mondo si esp­ri­mono le con­trad­dizioni e le ten­sioni storiche gen­er­ate dal sistema.

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lug 26

Intervista a Sten

By Mario Cirillo articolo Commenti disabilitati

saint by stenPro­pongo un’intervista “rubata” ad un rap­p­re­sen­tante della street art romana, uno sten­ciller i cui lavori sono vis­i­bili nelle prin­ci­pali città ital­iane. Parlo con lui del suo lavoro con gli sten­cil, del ruolo dell’artista nella soci­età e di tanto altro. Lui si firma Sten. Ma la sua iden­tità rimane avvolta nel mis­tero e la sua figura sfugge ad ogni iden­ti­fi­cazione. Con­tinue reading »

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feb 02

Unfinished Cities — Città incomplete

By Stefano Minguzzi evento Commenti disabilitati

DOVE: Akademie Hanseat­en­weg, Stu­dio 1

I fenomene di uno sviluppo ed un’urbanizzazione urbana multi-livello sono al di là degli obi­et­tivi del con­testo cul­tur­ale con­tem­po­ra­neo. Men­tre i paesi indus­tri­ali tradizion­ali si stanno occu­pando di città che si spopolano, poche mega­lopoli col­las­sano,  in par­ti­co­lare in Amer­ica Latina, Asia e Africa, all’interno di un’enorme crescita senza con­trollo. Il panel “Unfin­ished Cities” pre­senta punti di vista che con­sid­era questo tipo di crescita non ecces­siva ed insi­cura, ma una poten­zial­ità. L’immagine di una cittò per­ma­nen­te­mente incom­pleta, insi­cura e com­p­lessa crea la nuove costel­lazioni degli spazi che accel­er­ano le pratiche urbane di occu­pazione e creazione di nuove forme di sfere pub­bliche, per­ciò pre­ve­nendo qual­si­asi chiusura.

Mod­er­a­tore: Regina Bit­tner (de)
Parte­ci­panti: AbdouMaliq Simone (za/uk), Orhan Esen (tr)

In coop­er­azione con l’Agenzia fed­erale per l’educazione civica

Mag­giori infor­mazioni:
http://www.transmediale.de/site/conference.html

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